8 e 9 marzo con Non Una di Meno: mobilitazioni e sciopero transfemminista
A Brescia iniziative domenica e lunedì | Prima settimana di guerra di Usa-Israele all'Iran | Le ricadute economiche e finanziarie nell'Analisi critica dei fatti economici della settimana
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GENERE - Iniziamo la newsletter di questa sera dagli appuntamenti di piazza, in programma i prossimi giorni. L’8 e 9 marzo, Non Una di Meno chiama a un nuovo weekend lungo "di lotta e di sciopero" articolando le due giornate con cortei, mobilitazioni e lo sciopero generale di lunedì 9 marzo.
E’ il decimo anno consecutivo di iniziative in occasione di questa data. Le mobilitazioni saranno dislocate in più di 60 città in tutta Italia con lo slogan "le nostre vite valgono. Noi scioperiamo".
Le giornate mettono al centro "l'opposizione alle politiche del governo Meloni - spiegano - in tema di contrasto alla violenza sessuale ed economica rivolte alle donne e alle categorie più colpite dall'inflazione dovuta alla guerra" e contro la guerra all'Iran e i bombardamenti sul Libano "fuori da ogni legalità internazionale" ma in particolare contro il DdL Bongiorno "anche con lo sciopero. Rilanciamo l'agitazione permanente contro l'approvazione del DdL sul Dissenso: Sorella, io ti credo! Senza consenso è stupro!". L’intervista a Maria, di Non Una di Meno da Roma.
A Brescia saranno due gli appuntamenti organizzati dal nodo locale: il corteo di domenica 8 marzo, con appuntamento in Piazzetta Bell’Italia alle 15, e la partecipazione al presidio davanti al Tribunale di Brescia, chiamato dal Collettivo Onda Studentesca per lunedì 9 marzo alle 9. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Gloria di Non Una di Meno Brescia.
Per quanto riguarda le questioni di genere, su Radio Onda d’Urto va in onda il venerdì, ogni 2 settimane all’interno della Cassetta degli attrezzi, la trasmissione Ho ucciso l’angelo del focolare.
Nella puntata trasmessa oggi, venerdì 6 marzo, abbiamo approfondito il tema della denatalità in Italia. I dati Istat certificano una decrescita continua, strutturale, avvenuta negli ultimi 40 anni.
I principali motivi che risiedono nella contrazione delle nascite sono sociali e economici. I dati di denatalità in continua crescita confermano che gli ammortizzatori sociali una tantum, di cui si fa portaguida il Governo della famiglia propagandato da Giorgia Meloni in questi anni, non bastano e non scardinano i fattori strutturali.
In primis, incertezze economiche, difficoltà di conciliazione lavoro-famiglia, precarietà, instabilità e posticipo dell’età fertile; oltre al fatto che le donne continuano a sostenere il carico maggiore della genitorialità, tanto che quasi l’80% teme ripercussioni lavorative dall’avere un figlio.
Non da ultimo gli ammortizzatori sociali limitati, i bonus sporadici e la contrazione del reddito durante il congedo parentale, sbilanciato sulle madri, che certifica come in Italia esista - più che in altri paesi europei - la child penalty (o child penalty gap), cioè la penalizzazione economica e lavorativa subita dalle donne dopo la maternità.
Ne abbiamo parlato con Francesca Coin, sociologa e autrice tra gli altri del libro “Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita” (Einaudi, 2023) e Silvana Agatone, presidente dell’Associazione LAIGA – Libera Associazione Italiana Ginecologi non obiettori per l’Applicazione della 194. Buon ascolto.
IRAN - Si chiude la prima settimana di guerra dal Mediterraneo all’Oceano Indiano. Fulcro l’Iran, sottoposto a continui raid israelo-Usa.
La Mezzaluna Rossa afferma siano già ampiamente sopra le 1.000 vittime dall’inizio dell’attacco, con oltre 3.000 abitazioni e 500 centri commerciali colpiti. Anche oggi l’Iran accusa Stati Uniti e Israele di avere colpito una scuola elementare di Teheran. Non ci sono notizie di vittime, mentre la strage del primo giorno di guerra, sabato scorso, che ha prodotto 150 vittime tra bambine-i , viene attribuita da inchieste di Reuters e Nyt agli USA.
Israele intanto continua i massacri in Palestina. A Gaza, per motivi di presunta sicurezza interna, ha nuovamente chiuso tutti i valichi. Niente evacuazioni nemmeno mediche, nonostante gli accordi di cessate il fuoco prevedessero l’uscita di 18mila pazienti in condizioni gravi, tra cui poco meno di 5mila bambine-i. Il tutto mentre i raid, sporadici ma continui, proseguono. Secondo i dati disponibili, dalla dichiarazione del cessate il fuoco nell’ottobre dello scorso anno mai rispettata da Israele, 636 palestinesi sono stati uccisi e più di 1.700 feriti.
Da lunedì 2 marzo l’esercito israeliano è tornato ad aggredire militarmente il Libano, con l’invasione via terra nel sud del Paese e i bombardamenti sulla capitale Beirut.
I raid israeliani sulla capitale libanese prendono di mira in particolare i sobborghi meridionali, considerati la roccaforte del movimento sciita Hezbollah nella città. Da Dahiyeh, cioè la vasta periferia meridionale di Beirut, sono dunque in fuga disperata almeno mezzo milione di persone.
“Diventerà come Khan Younis”, ha minacciato nelle scorse ore il ministro delle finanze israeliano, il fascista e colono Smotrich, mentre l’Onu chiede “indagini immediate” sui raid indiscriminati di Tel Aviv in mezzo ad aree densamente popolate da civili.
“I quartieri di Dahiyeh vengono considerati, nella narrativa generale, i bastioni di Hezbollah”, spiega David Ruggini, capomissione in Libano di Un Ponte per in collegamento telefonico con Radio Onda d’Urto.
“Oltre a essere bastioni del movimenti sciita, però, sono anche dei quartieri estremamente popolari. Ieri l’ordine di evacuazione ha riguardato tra le 200 e le 500mila persone da evacuare in mezzo pomeriggio… Una follia! Dentro questi quartieri ci sono ospedali, tre dei quali evacuati dalla Croce rossa libanese, ci sono scuole, gli accessi all’aeroporto… Si tratta di una mossa di guerra psicologica molto dura”.
Nel sud del Paese dei cedri, intanto, si registrano raid aerei israeliani (5 vittime a Sidone) e scontri sul terreno tra le truppe di occupazione israeliane e l’ala militare di Hezbollah, messa al bando dal governo libanese su pressione israelo-statunitense. Razzi e colpi d’artiglieria sparati dal movimenti sciita libanese sono caduti anche nel nord dei territori controllati dallo stato di Israele.
Nelle scorse ore l’ong italiana ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Emergenza Libano” per far fronte alla grave situazione umanitaria.
A una settimana dall’inizio dei bombardamenti di Stati Uniti e Israele sull’Iran, secondo Antonello Sacchetti, curatore dell’omonimo canale YouTube e autore di diversi libri sull’Iran, “il paese è pronto a una guerra di lunga durata”.
“In questo momento nella sua risposta contro gli altri paesi del Golfo e Israele l’Iran sta usando armi che sono ‘fondi di magazzino’, facili da intercettare, ma lo sta facendo apposta: il rapporto economico è di 20mila euro per un drone, 2milioni di euro quelli che invece devono essere spesi per intercettarlo”.
L’autore intervistato ai microfoni di Radio Onda d’Urto sottolinea che si parla poco di quanto sia “martellante” la risposta dell’Iran su Israele, e che l’Iran abbia gli strumenti per continuare per mesi.
“Solo chi non conosce il paese, chi pensa che i paesi siano tutti uguali, dal Venezuela all’Iraq, poteva immaginare di rovesciare la Repubblica Islamica in pochi giorni”.
ECONOMIA - Di guerra si è parlato anche nell’appuntamento del venerdì, sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, con l’economista e nostro collaboratore Andrea Fumagalli e la sua rubrica di Analisi critica dei fatti economici della settimana.
Serpeggia la paura per le ripercussioni economiche oltre che politiche e sociali dell’aggressione militare di Usa e Israele all’ Iran. Stiamo già assistendo alle prime avvisaglie sui prezzi energetici: alcuni distributori hanno alzato i prezzi alla pompa dei carburanti e intanto si guarda alle prossime bollette. Gli aumenti attuali sono pura speculazione. Non esiste una motivazione dietro agli aumenti a cui stiamo assistendo.
L’impatto della guerra ha ricadute anche sui mercati finanziari. Le borse segnano in tutto il mondo risultati negativi con perdite giornaliere attorno al 3%. Migliaia di miliardi sono andati in fumo, soprattutto in Asia, la regione più colpita perché più dipendente dal petrolio del Medio Oriente. I costi di spedizione stanno aumentando e le compagnie assicurative stanno emettendo avvisi di cancellazione o stanno riprezzando la copertura di rischio guerra nel Golfo.
Nell’appuntamento di oggi abbiamo analizzato, oltre le ricadute economiche e finanziarie dell’aggressione militare di Usa e Israele all’iran, anche i dati Istat sull’occupazione e l’analisi di Federmeccanica sulla produzione del 2025.
Oggi, sulle nostre frequenze, trovi anche
AMBIENTE - Con il mondo di fronte al possibile shock energetico, l’Italia congela le rinnovabili. Su 1.781 progetti in fase di valutazione, il 69,3% è ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tra Governo, Ministeri e autorità varie. È quanto emerge dal Report di Legambiente, ‘Scacco matto alle rinnovabili’. Il commento di Katiuscia Eroe responsabile energia Legambiente
SARAJEVO - Tra i molti episodi drammatici dell’assedio di Sarajevo dal 1992 al 1996, la storia di un safari umano è rimasta a lungo nascosta all’opinione pubblica. Se ne discute questa sera al Circolo Libertario “Emiliano Zapata” via Ungaresca, 3B a Pordenone. La presentazione con Lino attivista del circolo Zapata
STORIA - Archivio del gatto nero. Speciale 90esimo della Guerra civile in Spagna (I). Presentazione del libro “Garibaldini in Spagna. Storia della XII Brigata Internazionale nella guerra di Spagna” (Edizioni Kappa Vu, 2019). Clicca qui.
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
6 Marzo 1951 - Il caso dei coniugi Rosenberg:








