Bologna: cariche, fermi e lacrimogeni ad altezza uomo sui Mu.Basta
Taranto: sciopero all'ex Ilva dopo l'ennesimo omicidio sul lavoro | Iran: quarto giorno di aggressione israelo-statunitense | Cuba: il peso del blocco economico USA
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REPRESSIONE - Lacrimogeni ad altezza uomo, cariche e 3 fermi ieri sera (dopo i 6 del mattino) al quartiere Pilastro, per chiudere una giornata che era partita, all’alba, con lo sgombero poliziesco del presidio a difesa del parco di quartiere. Dopo il presidio sotto il Consiglio comunale, ieri sera attiviste e attivisti sono tornati al parco, accolti da una dura repressione di polizia.
All’alba è ripartito il presidio al parco - al centro di una nuova speculazione guidata dal Comune di Bologna, il fantomatico Museo di bambini, finanziato dal Pnrr - mentre nel corso della mattinata presidio anche al carcere della Dozza, dove sono state condotte 3 delle persone fermate al parco del Pilastro.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto:
Il racconto di Sergio del Comitato Mu.Basta di Bologna. Di seguito un frammento del suo intervento.
L’aggiornamento del pomeriggio con Laura del Comitato Mu.Basta, che ci ricorda che domani mattina, mercoledi 4 marzo, ci sarà il processo per direttissima dei tre attivisti ancora in carcere.
Bologna non è però l’unica città che oggi ha vissuto fenomeni di repressione poliziesca. La polizia in antisommossa ha infatti caricato una manifestazione a Napoli. Una mobilitazione, composta da centinaia di persone, che si era data appuntamento a inizio pomeriggio sotto lo slogan “Bagnoli sciopera”. Fermato uno dei manifestanti.
È da settimane che gli abitanti di Bagnoli protestano contro la cantierizzazione del quartiere in vista della Coppa America, la celebre gara velistica.
Ai nostri microfoni, il collegamento con Eddy dell’Assemblea Popolare di Bagnoli. Di seguito un estratto del suo racconto
LAVORO - La mattina di lunedì 2 marzo 2026, all’ex Ilva di Taranto, è morto sul lavoro un operaio di 36 anni, caduto da un’altezza di 10 metri mentre effettuava operazioni di pulizia all’ex Siderurgico. La pedana sulla quale camminava ha ceduto.
Si tratta del secondo infortunio mortale dall’inizio del 2026 nello stabilimento di Taranto. Per questo i sindacati hanno indetto uno sciopero di 24 ore, anche nello stabilimento di Genova.
L’astensione dei lavoratori diretti è terminata all’alba di oggi, martedì 3 marzo, mentre i lavoratori dell’indotto hanno deciso di andare avanti con lo sciopero fino alle ore 15.
Nei primi due mesi del 2026, 143 lavoratori e lavoratrici sono morti di lavoro in Italia.
Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Francesco Rizzo, di Usb Taranto. Di seguito un estratto del suo intervento
IRAN - Quarto giorno di attacchi israelo-statunitensi all’Iran. Quarto giorno di bombardamenti e massacri nel Paese.
Sale a 787 il numero provvisorio delle persone uccise in Iran da sabato, ovvero da quando Washington e Tel Aviv hanno iniziato l’aggressione militare e ucciso Ali Khamenei, leader supremo della Repubblica Islamica. L’esercito israeliano ha lanciato in queste ore una pioggia di bombe sulla capitale, Teheran, abitata da 10milioni di persone. Colpito l’aeroporto. Distrutta anche la sede a Qom dell’Assemblea degli Esperti “durante una votazione del consiglio per eleggere la nuova Guida suprema” dell’Iran. L’edificio, secondo i media iraniani, era stato evacuato prima dell’attacco.
L’Onu ha nel frattempo chiesto che sia avviata un’inchiesta sul barbaro attacco alla scuola femminile in Iran di sabato, con oltre 160 giovani uccise nel primo giorno degli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran. Migliaia di persone ai loro funerali.
93 milioni di persone, intanto, sotto una pioggia di bombe (almeno 6mila) sganciate dagli eserciti di Washington e Tel Aviv, come quelle pubblicate dall’account ufficiale della Casa Bianca: un video in cui vengono mostrati i missili lanciati dai caccia militari statunitensi sull’Iran, con la Macarena come sottofondo musicale.
Continua intanto anche la contro-offensiva iraniana. Evacuate le sedi diplomatiche statunitensi di Kuwait, Barhein, Giordania e Iraq, mentre Teheran ha colpito la base Usa di Al Udeid in Qatar e il porto omanita di Duqm. Esplosioni anche in Qatar e in Bahrein. Negli Emirati Arabi Uniti tre persone uccise e 68 ferite. Chiuso ufficialmente lo stretto di Hormuz, dove transitano gli idrocarburi diretti in particolare in Europa.
I raid israeliani, intanto, proseguono anche in Libano, dove le truppe di Tel Aviv hanno invaso via terra il sud, occupando il territorio e 7 postazioni dell’esercito libanese. Anche l’Unifil, missione Onu partecipata dall’Italia, ritira il personale non essenziale.
Su tutto questo e sulle ricadute politiche, umanitarie e diplomatiche di questa aggressione, oggi ai nostri microfoni:
Lorenzo Forlani, analista, giornalista free-lance ed esperto di Medio Oriente, in particolare di Libano, dove ha vissuto a lungo. Di seguito un estratto della sua analisi
In Italia, intanto proseguono le mobilitazioni. Questa sera, in via Turati a Milano, presidio per dire no alla guerra e al regime degli Ayatollah.
“per esprimere rifiuto all’autoritarismo della Repubblica Islamica e alla recente guerra americano-israeliana che, come tutte le guerre nella storia, non colpisce solo i governi ma prende di mira la vita di milioni di donne, uomini e bambini, così come il loro futuro e il loro diritto all’autodeterminazione. No alla guerra, no alla Repubblica Islamica. Donna, Vita, Libertà e Repubblica Iraniana”.
Alla mobilitazione ha partecipato il Collettivo Together For Iran, assieme a diverse realtà meneghine, sia di movimento (tra le prime, il centro sociale Cantiere), sia di partito (Rifondazione Comunista), oltre a Cgil, Anpi e Arci.
Su Radio Onda d’Urto, l’intervista a Behrooz Sarabi, del Collettivo Together for Iran Milano.
CUBA - Il 3 gennaio, dopo l’aggressione militare Usa contro il Venezuela, a L’Avana si è svolta una mobilitazione spontanea davanti all’ambasciata USA. Migliaia di persone in piazza in un clima descritto come carico di rabbia, dolore e determinazione.
Nei giorni successivi, il rientro delle salme è stato accompagnato da un lungo corteo popolare fino alla capitale. Subito dopo, Trump ha ordinato di inasprire fino all’estremo l’infame bloqueo che Washington utilizza da oltre 60 anni per strangolare l’esperienza socialista cubana.
In questo contesto, per Cuba uno dei punti centrali rimane la questione economica: quanto pesantemente ha inciso l’inasprimento del blocco economico sulla vita quotidiana?
Ai nostri microfoni, la corrispondenza da Cuba di un compagno italiano
Oggi, su Radio Onda d’Urto, anche:
VAL DI SUSA: Il progetto Tav slitta al 2034. Vent’anni di ritardi, costi astronomici e militarizzazione per difendere un cantiere vuoto. L’intervista a Doriana Tassotti, del Movimento No Tav dalla Val di Susa.
FOTOGRAFIA E MILITANZA: Cosa significa oggi fotografare i contesti di lotta? Un sondaggio prova a fare il punto. Siamo entrati nel merito del tema, e dei risultati del sondaggio, con Andrea Bellaroto, fotografo di base a Bologna parte del gruppo informale di fotografx e attivistx che ha lanciato l’iniziativa.
RETE NO BAVAGLIO: “Informazione indipendente, media e lotte sociali”. Incontro a Roma per il futuro del giornalismo dal basso. L’intervista a Marino Bisso della Rete No Bavaglio.
8-9 MARZO: Sciopero femminista e transfemminista globale. Il punto sulla piazza bresciana con Gloria di Non Una di Meno Brescia e Paola di Non Una di Meno Lago di Garda.
WORKING CLASS HEROES: Ospiti a Radio Onda d’Urto i Riders Union Brescia , organizzazione informale di ciclofattorini.
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
3 marzo 1991 A Los Angeles Il Pestaggio Di Rodney King:







