Brescia: conferenza stampa fuori dalla Questura contro gli avvisi orali per...solidarietà al Rojava
No ddl Bongiorno: mobilitazione in tutta Italia I Palestina: Tel Aviv accelera sull'annessione della West Bank I Ravenna: flash mob "La salute non è reato"
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BRESCIA - Apriamo la newsletter da Brescia, la città da cui trasmettiamo. Oggi Csa Magazzino 47, Associazione Diritti per tutti e Collettivo Onda Studentesca hanno organizzato una conferenza stampa in un luogo abbastanza insolito: il marciapiede antistante l’ingresso della Questura di via Botticelli. Oggetto dell’iniziativa, come spiegano da compagne-i: “svelare le nuove ... angherie del questore Paolo Sartori, stavolta ai danni di 3 attiviste e attivisti bresciani”, colpiti da avviso orale per aver partecipato a una mobilitazione in solidarietà al Rojava del 24 gennaio.
In conferenza stampa intervenuti anche gli avvocati Sergio Pezzucchi e Manlio Vicini, che hanno ricordato come “negli ultimi 10 anni a Brescia ci sono stati 68 processi contro le lotte sociali e 485 imputate-i, ma solo 39 sono state le condanne”.
Solo una minima parte delle segnalazioni di polizia si conclude quindi con condanne, ma tali segnalazioni vengono sempre più utilizzate per limitare diritti e libertà attraverso un ricco armamentario preventivo fatto di avvisi orali, fogli di via, Daspo fuori contesto e (tanto) altro ancora.
Ascolta qui l’audio della conferenza stampa di fronte alla Questura di Brescia.
PALESTINA - Gaza. L’esercito israeliano ha ucciso nelle ultime 24 ore a Rafah 6 palestinesi. Tutti ovviamente “terroristi”, secondo la narrazione degli occupanti, che dall’11 ottobre a oggi – teorico cessate il fuoco – hanno ammazzato ufficialmente oltre 600 persone (sono 603), a cui aggiungere quasi 2mila feriti. Ci sono poi decine di migliaia di feriti, in attesa di evacuazione dal valico di Rafah,che nonostante le promesse resta di fatto chiuso, anche a quelle ong - come Medici Senza Frotneire - che non hanno accettato il diktat di Tel Aviv di fornire i nominativi di tutti i loro dipendenti palestinesi, esponendo al rischio di finire uccisi o rapiti.
Da Gaza alla Cisgiordania. A distanza di quasi 60 anni, Tel Aviv ha deciso di riavviare la “registrazione” delle terre appartenenti ai palestinesi e illegalmente occupate dai coloni. La mossa coloniale riprende un processo fermo, almeno sul piano formale e burocratico, dal 1967. Si tratta di un nuovo passo verso l’annessione della Cisgiordania, un’area che costituisce il 60% del territorio palestinese e che comprende la maggior parte delle risorse naturali, come la valle del Giordano e il deserto della Giudea, aree finora regolate, sulla carta, dagli Accordi di Oslo, che Israele viola regolarmente in barba a ogni simulacro di diritto internazionale.
Il concetto stesso di diritto internazionale sembra però, ormai, appartenere a un altro mondo. Non sembrano infatti incontrare opposizione le mire imperiali espresse nel Board of Peace per Gaza. Pure il governo Meloni vuole sedersi al banchetto,, nonostante l’art. 11 della Costituzione vieti a Roma di partecipare a un simile consesso internazionale. L’Italia parteciperà, quindi, alla prima riunione, con l’escamotage del ruolo di ‘paese osservatore’. Domani, martedì, Tajani riferirà davanti alle commissioni Esteri e Difesa del Senato. Protestano le opposizioni. In Europa, hanno aderito al Board solo Belgio, Albania, Bulgaria e Ungheria. “L'Ue non sarà membro del Board of Peace" e, con la commissaria Dubravka Suica, sarà sì negli Usa "ma solo per partecipare alle discussioni su Gaza", dice poi Bruxelles.
NO DDL BONGIORNO - Mobilitazioni in tutta Italia domenica 15 febbraio contro il disegno di legge sul reato di violenza sessuale, snaturato dalla leghista e presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno. La riformulazione portata da Bongiorno sostituisce il concetto di “consenso libero e attuale” e introduce la “volontà contraria” a un rapporto sessuale. Nel ddl cancellato ciò che la stessa legge, inizialmente, mirava a introdurre: la violenza di genere basata sul “consenso”.
In Italia c’è stata una (lenta) evoluzione normativa per quanto riguardava i reati di genere: nel 1981 è stato abolito il delitto d’onore; nel 1996 è stato introdotto il reato di violenza sessuale di genere; nel 2001 è stata promulgata la legge di misure di contrasto alle violenze nelle relazioni familiari; fino ad arrivare nel 2019 con l’introduzione del Codice Rosso. A 30 anni dall’approvazione della legge contro la violenza sessuale del 1996, che ha reso lo stupro un reato contro la persona e non contro la morale, con le modifiche apportate da Bongiorno le donne vittime di violenza si troverebbero da parte offesa a imputate in un processo.
Per questi motivi i Centri antiviolenza, le organizzazioni femministe e transfemministe come Non Una di Meno e realtà contro la violenza di genere hanno organizzato decine di piazze in tutta Italia per la giornata del 15 febbraio, anticipando il corteo nazionale a Roma del 28 febbraio, per opporsi alle modifiche del ddl Bongiorno. “Enormi passi indietro nel riconoscere la violenza sessuale”, denuncia la rete ‘Consenso-scelta-libertà’, composta da associazioni e organizzazioni.
Su questo, ascolta qui le interviste realizzate da Radio Onda d’Urto.
RAVENNA - “Siamo sanitari non gangster” e “La salute non è reato”. Sono alcuni dei cartelli esposti esposti al flashmob organizzato all’ospedale di Ravenna, in risposta alla perquisizione intimidatoria eseguita nel reparto di malattie infettive contro 6 medici, accusati di una presunta “falsificazione di certificati” per impedire di spedire nei Cpr alcuni migranti. 300 persone all’iniziativa, tra solidali, sanitari, studenti delle professioni sanitarie, forze politiche e sociali, cittadini impegnati in un “gesto collettivo di solidarietà e di denuncia”. Su Radio Onda d’Urto diverse voci.
FRANCIA - “La morte di un militante neofascista di Lione è stata strumentalizzata per alzare ulteriormente il livello dello scontro contro la sinistra autonoma e contro La France Insoumise.” Con queste parole di Andrea Di Gesu, compagno italiano che insegna a Science Po a Parigi si può sintetizzare la situazione in Francia dopo quanto accaduto a Lione giovedì scorso. La parlamentare de LFI franco-palestinese Rina Hassan era alla facoltà di Scienze Politiche per una conferenza. All’esterno la contestazione di alcune esponenti di Némésis, un’associazione femminile neofascista, protette da un servizio di sicurezza di militanti dell’estrema destra lionese, provocava alcuni momenti di tensione con attivisti antifascisti, ma nulla di grave. Dopo un paio di ore e in un altro quartiere della città francese si verificava uno scontro di strada tra due gruppi composti entrambi da una ventina di persone, . A seguito di questa rissa un neofascista di 23 anni subiva un grave trauma cranico che determinava una emorragia cerebrale e la morte. Il giovane risulterebbe appartenere al servizio d’ordine di gruppi neofascisti della metropoli francese.
CHIAPAS - 30 anni fa, il 16 febbraio 1996, l’EZLN – l’Esercito zapatista di liberazione nazionale, in Chiapas – e l’allora Governo messicano (guidato dal presidente Ernesto Zedillo) firmavano gli Accordi di San Andrés. L’intesa, siglata a San Andrés Larráinzar (Chiapas) a due anni dall’insurrezione zapatista del Capodanno 1994, puntava a “riconoscere i diritti, l’autonomia e la cultura delle popolazioni native”, trasformando la rivolta zapatista in battaglia politica.
Le promesse di San Andrés furono ben presto tradite dallo Stato messicano: “gli accordi – scrive a commento oggi, 30 anni dopo, il nostro collaboratore Andrea Cegna nella newsletter Il Finestrino – diventeranno legge solo nel 2001, con il governo di Vicente Fox. Una legge che, secondo l’EZLN, tradiva però quanto firmato cinque anni prima. Tradimento è la parola usata dagli zapatisti: non per indicare una semplice applicazione ritardata, ma la rottura di un patto e la fine dello spazio di dialogo”.
Da allora a oggi, il movimento zapatista ha continuato il proprio percorso di autonomia, in dialogo continuo e costante con le comunità del Chiapas e con il sostegno di realtà solidali in tutto il mondo. Da quest’intreccio nasce, in queste ore, un nuovo progetto, la seconda tranche di “Un Quiròfano en la Selva Lacandona“, che punta a realizzare una struttura sanitaria autonoma nella Selva Lacandona.
L’obiettivo è raccogliere 50.000 euro: clicca qui per partecipare alla raccolta fondi.
Su Radio Onda d’Urto puoi anche ascoltare:
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
16 febbraio 1999: mobilitazione internazionale contro il rapimento di Abdullah Ocalan.










