Caporalato digitale: Foodinho e Glovo, per i rider paghe sotto la soglia di povertà
Palestina: raid a Gaza, mentre Tel Aviv vuole annettere Hebron I Dl (in)sicurezza e Askatasuna: su Radio Onda d'Urto nuovi approfondimenti e prese di parola
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LAVORO E’ SFRUTTAMENTO - 2 euro e 50 lordi a consegna, quando prima del Covid la media era di 5 euro. Contro gli stipendi da fame di Foodinho (cioè Glovo), la Procura di Milano ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per “caporalato e salari sotto la soglia di povertà”. La società di consegne a domicilio appartenente al colosso spagnolo Glovo ed è quindi accusata di caporalato digitale. Foodinho-Glovo, che in Italia lavora con 40 mila rider, corrisponde infatti “le tariffe più basse del settore”. Lo spagnolo Pierre Miquel Oscar, ad di Foodinho, risulta indagato per caporalato, accusato di imporre una retribuzione “in alcuni casi inferiore fino al 77% della soglia di povertà e inferiore fino al 81% della contrattazione collettiva”.
PALESTINA - Tra poco più di 24 ore saranno 4 mesi di cosiddetto cessate il fuoco, scattato l’11 ottobre. In questo lasso di tempo, sono 600 circa i palestinesi ammazzati, oltre a 1600 feriti e oltre 700 corpi recuperati sotto le macerie. Questo perché Tel Aviv, coperta da Usa e Ue, fa quello che vuole. In 25 ore almeno 6 morti tra Rafah, Gaza City Deir El Balah, Beit Lahia, mentre via mare arrivando le bombe delle navi da guerra, da due anni e mezzo stabilmente ancorate al largo di Khan Younis.
L’aggiornamento con Gian Franco Veraldi, medico e docente di Chirurgia Vascolare all’Università di Verona, attualmente all’ospedale Al Shifa di Gaza City, attraverso i progetti dell’associazione PalMed Europe in collaborazione con l’OMS:
Nella Cisgiordania Occupata, invece, i ministri israeliani Katz e Smotrich stanno promuovendo l’annessione totale di pezzi di West Bank, a partire dall’area di Hebron, Le decisioni non sono state sottoposte all’approvazione del governo in plenaria, ma solo al gabinetto ristretto, i cui esponenti (coloni soprattutto) sono determinati a promuovere l’applicazione della sovranità su tutta l’area – che l’occupazione chiama “Giudea e Samaria” - prima delle elezioni israeliane di ottobre.
Sul terreno intanto le forze di occupazione israeliane da 2 giorni assaltano Al-Mughayir, nord di Ramallah. Altri raid armati a Shuafat, campo profughi che si trova subito a nord di Gerusalemme. Ma è in tutta la Cisgiordania che si registra una ennesima escalation repressiva: le forze israeliane hanno rapito oltre 20 palestinesi, tra cui 2 bambini. Oltre che Ramallah, detenzioni anche a Nablus, Hebron e Jenin.
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C’è poi il Libano: ripetuti raid di Israele, con 4 vittime nel sud del Paese, tra la zona di Aita Al Shaab e Tiro, dove sono stati uccisi un ex militare dell’esercito libanese, obiettivo dell’attacco, il sindaco della cittadina, suo figlio e suo nipote, la cui unica colpa è quella di trovarsi sulla stessa strada bombardata da Tel Aviv. Sempre in Libano, militari dell’occupazione israeliana sono entrati via terra rapendo un presunto esponente della Jihad islamica palestinese.
DECRETO (IN)SICUREZZA - “Due terzi degli italiani temono di perdere la libertà di manifestare”. Il dato è contenuto nella XXVIII edizione del rapporto “Gli italiani e lo Stato” dell’Università di Urbino Carlo Bo in collaborazione con Demos&Pi e Avviso Publico e pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, dove il sociologo Ilvo Diamanti sintetizza così il contenuto di questo rapporto: “i due terzi degli italiani intervistati si sentono preoccupati per quanto riguarda la libertà di manifestare e di protestare”. Tra questi oltre il 70% colloca elettoralmente tra sinistra e centro sinistra.
Il dato rimane elevato, oltre la metà, anche tra l’elettorato di centro, si attesta al 50 per cento nell’elettorato di destra e centro destra e si impenna nuovamente tra coloro che non si ritrovano in nessuno degli attuali schieramenti politici. La conclusione è che “l’Italia si trova attraversata da un senso di “incertezza trasversale” quando si tratta di diritti acquisiti fondamentali come quello alla libertà di manifestazione”.
In questo quadro si inseriscono le nuove misure decise dal governo: 62 articoli, tra un decreto legge e un disegno di legge, ancora una volta sulla cosiddetta sicurezza, ossia – nello specifico – sui modi per colpire le manifestazioni e le proteste organizzate nelle piazze (qui un’analisi dettagliata delle misure).
Che clima c’è in Italia e come si può valutare l’operato del governo? Lo abbiamo chiesto a Giulia Fabini e Giso Amendola, docenti di Sociologia del diritto all’Università di Bologna (Fabini) e Salerno (Amendola). Con loro, analizziamo l’operato del governo alla luce delle misure decise negli ultimi giorni.
TORINO - “Askatasuna non è quell’edificio”, in corso Regina Margherita 47, ma “una proposta, un metodo, un’attitudine e un atteggiamento. Persone che decidono di mettere come priorità il fatto di volersi attivare nella società con le persone per portare del cambiamento”. Così oggi compagne-i di Torino, segnalando pubblicamente le “prossime tappe e appuntamenti” per proseguire il percorso iniziato il 18 dicembre, con lo sgombero poliziesco che un mese e mezzo dopo continua a tenere sotto sequestro, 24 ore su 24, un intero pezzo del capoluogo piemontese.
Epicentro resta il quartiere di Vanchiglia. Il Comitato “Vanchiglia Insieme” composto dai residenti e solidali con lo spazio sociale domani - martedì - organizza un momento tra musica e socialità, mentre mercoledì in corso Belgio, 91 si terrà un’assemblea pubblica, “Dal quartiere alla città: costruiamo una comunità resistente”.
Su Radio Onda d’Urto Martina, compagna del centro sociale Askatasuna, Torino.
ROJAVA - Rojava e - più in generale - lotta del movimento di liberazione curdo, ma non solo. Sabato a Milano, Roma e Cagliari 3 manifestazioni nazionali per Ocalan e la difesa dell’esperienza rivoluzionaria del Rojava, dove YPG e YPJ hanno respinto ad Hasake gli attacchi di gruppi tribali affiliati con il cosiddetto governo di Damasco, ma contrari all’accordo di cessate il fuoco di fine gennaio. Dietro gli attacchi ci sono le frizioni interne alle milizie di Al Jolani, in particolare sulla spartizione dei proventi della produzione petrolifera, con i pozzi di Rmelan oggi visitati da una delegazione governativa di Damasco, come previsti dall’accordo con l’Amministrazione autonoma.
Su Radio Onda d’UIrto Havin Guneser, portavoce della campagna Fredoom for Abullah Ocalan – Peace in Kurdistan:
Su Radio Onda d’Urto puoi ascoltare anche:
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
9 febbraio: 1976: nasce Radio Alice a Bologna.









