Carceri sovraffollate in emergenza caldo, ma per il governo la priorità è un nuovo pacchetto "sicurezza"
Legge elettorale: Meloni perde la maggioranza | Medio Oriente: negoziati tra Beirut e Tel Aviv, ma il cessate il fuoco resta sulla carta | Genova 2001-2026: 25 anni di mobilitazioni contro il G8
Qui è FuoriOnda,
la newsletter quotidiana nei giorni feriali di Radio Onda d’Urto. A cura della redazione informativa, viene pubblicata non appena chiudiamo la porta della Radio, alle ore 20. Come tutte le email, tu la puoi leggere quando vuoi!
Qui tutti i modi in cui potete ascoltare Radio Onda d’Urto in diretta!
REPRESSIONE - Tra le categorie più esposte agli effetti del caldo estremo ci sono i detenuti delle sovraffollate carceri italiane.
Le associazioni della società civile che aderiscono all’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione hanno visitato nella giornata di martedì 14 luglio le prigioni di numerose città per “riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane, oggi attraversate da una crisi sempre più grave, e riaffermare il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti dalla Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale”.
Nel bel mezzo di una crisi strutturale delle carceri, il Consiglio dei Ministri ha licenziato un nuovo (ennesimo) pacchetto sicurezza. Nel nuovo giro di vite repressivo nel ddl è prevista l’estensione del fermo preventivo anche per i minorenni per condotte definite “pericolose” nei luoghi della movida, il divieto di aggregazione, per contrastare quella che viene definita la violenza delle bande giovanili, la reclusione fino a 5 anni e multe di 15mila euro in caso di danneggiamenti di gruppo.
Nel provvedimento c’è anche una modifica al codice civile: chi è vittima di rapina o di violenza sessuale non dovrà risarcire l’autore del delitto in caso di danno. Verranno poi rafforzati i controlli su strada e i pattugliamenti di polizia, con particolare attenzione – dice il testo – ai luoghi dove si concentra la presenza giovanile nelle ore serali e notturne.
Ai nostri microfoni, il commento a Stefano Nastasia, garante dei detenuti della regione Lazio, che ieri ha visitato il carcere di Regina Coeli. Di seguito un frammento dall’intervista realizzata in mattinata
LEGGE ELETTORALE - Clima rovente – metaforicamente – nelle aule parlamentari, anche se ben climatizzate. Ieri, martedì, oltre 30 franchi tiratori della maggioranza hanno affossato l’emendamento sulle preferenze presentato da Meloni e FdI, senza gli alleati di Fi e Lega, anche se questi ieri mattina avevano annunciato – in teoria – il proprio via libera.
La modifica proposta dalla premier Meloni in persona non ha retto allo scrutinio segreto della Camera. L’emendamento è stato bocciato per un voto: 188 a 187. Voto a sostegno delle preferenze dei vannacciani e di Italia Viva, che potrebbero aumentare il numero dei franchi tiratori nella maggioranza. Esultano le opposizioni che chiedono le dimissioni dell’esecutivo.
Continua anche oggi, mercoledì, il caos maggioranza attorno alla legge elettorale, dopo che ieri il governo Meloni è andato sotto per l’emendamento che riguardava le preferenze.
Oggi l’Aula della Camera ha bocciato anche l’emendamento dei vannacciani sulle preferenze per cui il relatore di Fdi si era rimesso all’Aula. I contrari sono stati 233, ma ci sono stati 139 sì, molti probabilmente di Fratelli d’Italia mentre Forza Italia era schierata per il no.
I deputati di Futuro Nazionale hanno urlato ‘vergogna’ esponendo in Aula cartelli con su scritto ‘Partiti padroni? No! Cittadini sovrani’. Le opposizioni chiedono una riunione dei capigruppo: “Il governo è in crisi, c’è nuova alleanza FdI-Futuro Nazionale di Vannacci”, fanno sapere dal campo largo.
Sui movimenti interni alla destra di governo e all’opposizione, e sui possibili orizzonti che apre questa sconfitta della maggioranza, nel pomeriggio abbiamo raccolto le analisi di:
MEDIO ORIENTE - Nuova ondata di attacchi statunitensi contro l’Iran. Tra gli obiettivi, le installazioni militari da dove sono partiti in questi giorni gli attacchi iraniani nello Stretto di Hormuz. A essere colpita, però, anche la popolazione civile: secondo quanto riferito da funzionari iraniani, negli ultimi giorni oltre 30 civili sono stati uccisi e 260 sono stati feriti dagli attacchi statunitensi contro il Paese.
Un escalation che continua a catalizzare l’attenzione internazionale, mentre in Libano si continua a morire e a fronteggiare la violenta occupazione israeliana.
Il primo articolo del memorandum firmato tra Washington e Teheran imponeva il cessate il fuoco e il liberazione del territorio libanese da parte dell’esercito di Tel Aviv, ma nonostante gli annunci dei mesi scorsi, gli attacchi israeliani nel sud del Paese e nella valle della Beqā proseguono con regolarità, confermando una tregua che, nei fatti, resta solo sulla carta.
In questo contesto si è aperto ieri, martedì 14 luglio, a Roma il sesto round di colloqui diretti tra Beirut e Tel Aviv, nell’ambasciata statunitense. Ieri la prima delle due giornate di negoziati si dovrebbe occuparsi di come tradurre gli impegni assunti in un meccanismo operativo sul terreno.
Resta però escluso dai negoziati Hezbollah, protagonista sul terreno e attore politico e militare determinante nel Paese.
“Secondo la maggioranza della popolazione libanese, ma anche degli analisti, difficilmente i colloqui a Roma porteranno a qualcosa di concreto - dice ai nostri microfoni il giornalista Mauro Pompili - Cioè la soluzione sarà decisa tra Washington e Tehran, sarà decisa anche a livelli molto più alti. Ricordiamoci che lo scontro fra Tehran e Washington è uno scontro tra una moltitudine di paesi che vedono la Cina, la Russia, il Pakistan da una parte e l’occidente dall’altro. Quindi il Libano è entrato a fa parte direttamente di questo grande gioco e tutti si aspetta di vedere cosa accadrà”.
L’intervista al giornalista Mauro Pompili, in collegamento da Beirut.
Dal Libano, ci spostiamo nella Striscia di Gaza, dove dall’ottobre 2025 sarebbe in vigore un cessate il fuoco - anche qui mai rispettato da Tel Aviv. Solo nelle ultime ore, le bombe israeliane hanno sterminato una famiglia di 4 persone a Deir el Balah. 13 i morti in 24 ore. Il bilancio delle vittime dell’aggressione israeliana in corso nella Striscia di Gaza è salito a 73.246, con 173.727 feriti dal 7 ottobre 2023. Fonti mediche hanno riferito che numerose vittime risultano ancora intrappolate sotto le macerie e nelle strade, e che le ambulanze e la protezione civile non riescono a raggiungerle.
Sul fronte sanitario, oggi è la giornata di mobilitazione internazionale per il medico palestinese Hussam Abu Safiya, sepolto nelle galere israeliane dal dicembre 2024 quando è stato arrestato illegalmente a Gaza mentre curava – in quanto pediatra – i bambini palestinesi, anche mentre gli ospedali venivano bombardati da Israele.
GENOVA 2001-2026: Genova si prepara ad accogliere le iniziative in occasione del 25esimo anniversario delle grandi mobilitazioni contro il G8 avvenute nel luglio del 2001.
25 anni fa Radio Onda d’Urto raccontava, dall’interno del percorso di Radio Gap, le grandi mobilitazioni contro il G8 di Genova. Dai convegni ai cortei la copertura del contro-vertice fu totale, e fu possibile grazie alla creazione di un vero e proprio media center dal basso dove Radio Gap era un pezzo, importante, di un ingranaggio di contro narrazione che passava da tante realtà. Qui uno speciale che la nostra redazione ha realizzato in occasione del ventennale.
In quelle giornate di un quarto di secolo fa, la repressione di stato si abbatté sulle piazze tematiche e sul corteo unitario con una violenza che quasi nessuno e nessuna aveva previsto. Colpi di pistola sparati dalla camionetta dei carabinieri uccisero Carlo Giuliani il 20 luglio in piazza Alimonda e nella notte del 21 luglio poi ci sarà l’irruzione, pretestuosa, alle scuole Diaz e Pascoli e il massacro di centinaia di uomini e donne.
A 25 anni da quelle giornate, Genova accoglierà diverse iniziative. L’appuntamento principale sarà domenica 19 luglio con il corteo nazionale. Il concentramento è alle 15.30 in Piazza Alimonda, rinominata “Carlo Giuliani”. “In ogni caso nessun rimorso”, lo slogan di lancio della manifestazione. Un pre-concentramento di studenti e studentesse è previsto davanti alla Scuola Diaz alle ore 14.30 con lo “spezzone giovani, contro guerra, leva, fascismo e repressione”.
Ai nostri microfoni, le riflessioni di Simona del csa Buridda e di Genova Antifascista.
Il giorno prima, sabato, si svolgerà anche l’assemblea nazionale indetta dalla rete No Kings. L’appuntamento è alle ore 11 presso Palazzo Ducale, Genova.
Ai nostri microfoni, Luca Blasi di No Kings Italia.
Oggi, sul nostro sito trovi anche:
STATI UNITI: Il 16 luglio il vertice voluto da Trump contro Antifa e reti sociali che resistono alla violenza e alle deportazioni dell’Ice. Il racconto da Minneapolis di Luca Casarini di Mediterranea Saving Humans.
SESTO SAN GIOVANNI (MI): Unione Inquilini contro il piano sgomberi di Aler. Ai nostri microfoni, il collegamento con l’avv. Gianluigi Montalto, dell’Unione Inquilini Sesto San Giovanni, in diretta dal presidio
A chiudere la newsletter, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia) e i suoi anniversari. Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere il mondo per… trasformarlo.
15 Luglio 1917 - La rivolta della Brigata Catanzaro:









