Crisi climatica: come le ondate di calore minacciano ecosistemi e salute umana
Palestina: caldo torrido a Gaza, ma prosegue il genocidio per mano israeliana | Repressione: Amnesty chiede di abrogare la legge n. 54/2026 | Sport e Business: dai Mondiali di calcio al "caso Brescia"
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CRISI CLIMATICA - Oggi le città contrassegnate dal bollino rosso sono scese a 21 e domani dovrebbero essere soltanto due. Al posto dell’afa arrivano però piogge e temporali: secondo gli ultimi aggiornamenti, l’instabilità atmosferica è destinata ad aumentare. Fenomeni significativi si sono già sviluppati sui rilievi alpini e prealpini, per poi estendersi verso le alte pianure e, a tratti, anche ai settori centrali e orientali della regione.
Segnalati, questo pomeriggio danni a Torino e a Milano: nei due capoluoghi si sono verificati il cedimento di rami e la caduta di alberi in diversi punti di entrambe le città. Domani mattina dovrebbe toccare a Lazio e Campania, poi al resto del meridione. In Sicilia, invece, il maltempo arriverà venerdì. Tuttavia, la settimana prossima è previsto il ritorno del caldo estremo, soprattutto in Francia e Spagna.
L’Europa sarà quindi ancora bersaglio del caldo estremo e dei suoi effetti, dopo due mesi contrassegnati da ondate di calore estremo ripetute. In Francia, Germania, Italia, Spagna e Inghilterra meridionale, le temperature hanno raggiunto nelle ultime settimane i 5-12°C sopra le medie stagionali, dovute a un sistema persistente ad alta pressione. Secondo una ricerca della World Weather Attribution, cinquant’anni fa temperature simili a giugno sarebbero state quasi impossibili.
Dagli effetti su ambiente e salute, siamo quindi passati a guardare come la crisi climatica e il grande caldo impattano sui luoghi di lavoro. Abbiamo raccolto anche oggi diversi interventi sul tema, tra cui quello di Vincenzo Lauricella, dell’Unione Sindacale di Base, di cui vi proponiamo di seguito un frammento.
Infine, abbiamo trattato nuovamente il tema della cooling poverty, presentando la campagna itinerante di Legambiente per “difendere la cittadinanza dalla disuguaglianza energetica“. Intitolata “Che caldo che fa”, e giunta alla sua seconda edizione, l’iniziativa parte dal presupposto che le ondate di calore non colpiscono tutte e tutti allo stesso modo. Anzi. Soprattutto nelle città esistono forti diseguaglianze termiche tra quartiere e quartiere, dovute alle specifiche caratteristiche economiche e infrastrutturali del territorio. Differenze che Legambiente intende monitorare, studiare e contrastare perché “città più fresche, città più giuste”, come recita lo slogan scelto per l’iniziativa.
PALESTINA - Il caldo torrido è arrivato anche nella Striscia di Gaza, dove la popolazione però non ha disposizione nemmeno l’acqua per lavarsi.
Il Centro climatico della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa stima che le temperature medie diurne nella stagione più calda raggiungano i 34,5 gradi, mentre gli episodi oltre i 35 gradi sono destinati ad aumentare. Per chi vive in una casa, il caldo rappresenta un disagio, per chi vive in una tenda può trasformarsi in un rischio sanitario. Le conseguenze ricadono soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione. Bambini, anziani e persone affette da patologie croniche sono maggiormente esposti a stress termico, disidratazione e problemi respiratori. Nei campi più affollati si aggiungono poi questioni legate all’igiene, alla privacy e alla sicurezza, in particolare per donne e ragazze.
A denunciare la situazione anche Emergency, che riporta come
“nella Striscia di Gaza le persone riescono a racimolare 6 litri di acqua al giorno con cui devono lavarsi, cucinare, pulire le loro tende e dissetarsi, mentre la stima del consumo quotidiano di un europeo è di circa 150 litri”.
Tutto questo mentre non si ferma l’aggressione e il genocidio israeliano che, venerdì, raggiungerà la soglia dei 1000 giorni. Questo pomeriggio l’esercito di occupazione di Tel Aviv ha attaccato con droni un raduno di civili presso la scuola di Dar Al-Arwam, nel quartiere di Sheikh Radwan, a nord-ovest di Gaza City: diversi i palestinesi feriti, alcuni in condizioni critiche. Nella Cisgiordania Occupata, invece, le forze di occupazione israeliane hanno notificato a tre famiglie palestinesi l’avviso di demolizione delle loro abitazioni nel villaggio di Susiya, a sud di Hebron.
Non si ferma, però, neanche la solidarietà internazionale: “Mille giorni di genocidio a Gaza” è il titolo dell’iniziativa che, venerdì 3 luglio, attraverserà oltre 50 piazze diffuse su tutta la penisola. A chiamarla, la rete nata a seguito dell’incontro con Francesca Albanese il 19 giugno scorso.
REPRESSIONE - Amnesty International ha pubblicato ieri, martedì 30 giugno, una dettagliata analisi in cui denuncia la Legge n. 54/2026 in materia di sicurezza pubblica come una grave minaccia ai diritti umani e alle libertà fondamentali. Secondo l’organizzazione, numerose disposizioni della legge sono incompatibili con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia e rischiano di comprimere in modo significativo il diritto alla libertà di espressione, di riunione pacifica, di associazione, alla vita privata e alla libertà di movimento.
La nuova normativa amplia in modo senza precedenti i poteri delle forze di polizia, rafforza il ricorso a misure preventive e amministrative, riduce le garanzie giudiziarie e introduce nuovi strumenti che espongono attiviste, attivisti, cittadine e cittadini al rischio di controlli, restrizioni e sanzioni arbitrarie.
Tra le disposizioni più preoccupanti figurano il nuovo fermo preventivo, fino a 12 ore, nel contesto delle manifestazioni pubbliche, l’estensione dei poteri di fermo, identificazione e perquisizione senza preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria, l’ampliamento delle misure di prevenzione e dei cosiddetti “Daspo”, nonché l’introduzione di nuovi divieti che possono impedire la partecipazione a manifestazioni e assemblee pubbliche.
Amnesty International denuncia, inoltre, il rafforzamento di un modello di sicurezza fondato sulla presunta “pericolosità” delle persone piuttosto che sull’accertamento di responsabilità individuali, consentendo l’adozione di misure restrittive sulla base di semplici segnalazioni o denunce e in assenza di adeguate garanzie procedurali e di un controllo giudiziario effettivo.
Particolare preoccupazione suscita la nuova disciplina delle manifestazioni pubbliche. Sebbene alcune condotte siano state formalmente depenalizzate, la legge introduce pesanti sanzioni amministrative per l’organizzazione di manifestazioni non preavvisate, per il mancato rispetto di prescrizioni imposte dalle autorità e persino per la promozione di iniziative attraverso piattaforme digitali e gruppi online. Secondo Amnesty International, tali misure rischiano di avere un forte effetto intimidatorio e deterrente sull’esercizio del diritto di protesta.
A pochi mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme, si registrano già centinaia di procedimenti e misure applicati nei confronti di sindacalisti, attiviste e attivisti e persone che hanno partecipato a manifestazioni pacifiche. Diverse procure hanno avviato procedimenti penali e amministrativi legati a iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese e ad altre proteste non violente, contestando illeciti legati alla mancata notifica delle manifestazioni e applicando le nuove disposizioni sul blocco stradale e ferroviario.
“Questa legge - ha detto ai nostri microfoni Debora Del Pistoia, ricercatrice di Amnesty International Italia, rappresenta un pericoloso arretramento nella tutela dei diritti fondamentali e segna un ulteriore passo verso la normalizzazione di misure eccezionali che trattano il dissenso come una minaccia alla sicurezza anziché come un elemento essenziale di una società democratica. L’applicazione delle nuove norme sta contribuendo a consolidare una tendenza preoccupante alla criminalizzazione del dissenso”.
SPORT E BUSINESS - Chiudiamo guardando all’intreccio tra sport e business, dal globale al locale.
Tra Messico, Canada e (soprattutto) Usa sono in corso i Mondiali di Calcio, definiti i più diseguali di sempre, con biglietti alle stelle, l’inserimento di due “cooling break” a metà dei due tempi (per inserire ulteriori spot pubblicitari) e un sistema “sempre più piegato allo sfruttamento intensivo del prodotto, costi quel che costi”, spiega a Radio Onda d’Urto Pippo Russo, sociologo all’Università di Firenze, scrittore e giornalista sportivo, che ha definito più volte Infantino “Fifantino”, perché “la Fifa è stato ormai designata attorno alla sua stessa figura” in un mix di business estremo, rapporti opachi e declinazioni fortemente classiste se non quando razziste, guardando a quanto accaduto contro alcune tifoserie e anche alcune Nazionali, come Haiti e Iran.
Nelle stesse ore dei Mondiali nelle Americhe, a Brescia – città da cui trasmettiamo – è sparita la storica squadra di basket, protagonista dei vertici delle serie A, il cui titolo è stato trasferito d’imperio a Roma, in omaggio al nuovo progetto della cosiddetta “Nba Europe”.
Il tutto a un’estate esatta – quella 2025 – dall’altro crack, quello dello storico Brescia Calcio targato Cellino, ora riammesso dal Consiglio regionale lombardo ai futuri campionati dilettantistici, mentre l’ex Feralpi Salò, diventata Union, resterà allo stadio Rigamonti con la presidenza Pasini, che ha ufficializzato l’accordo per la costruzione di un nuovo maxi-centro sportivo nel quartiere di Buffalora. Il progetto, “Union City”, sorgerà su un’area totale di oltre 120.000 metri quadrati che ingloba l’attuale Golf Club Serenissima.
Oggi, sulle nostre frequenze, ci siamo occupati anche:
ANTIFASCISMO: Genova ricorda la rivolta anti-Msi del 30 giugno 1960. Oltre 1000 persone al corteo antifascista. L’intervista a Ricky, compagno di Genova Antifascista.
MIGRANTI: Castelvolturno dice no al Cpr. Concerto in piazza giovedì 2 luglio. La presentazione dell’iniziativa di Giovanni D’Andrea, Laboratorio Insurgencia e Comitato Unitario NO CPR nè a Castel Volturno né altrove.
AUSTRIA: Rieletta a Graz la sindaca comunista. Premiate le politiche sociali a favore dei ceti popolari e delle case popolari. L’intervista a Matteo di Spazio 77 Bozen solidale, compagno che ha vissuto a lungo in Austria.
ARCHIVIO DEL GATTO NERO. Qui la nuova puntata.
A chiudere la newsletter, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia) e i suoi anniversari. Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere il mondo e poi… trasformarlo.
1 luglio 1892 - Usa e l’Homestead Strike di Pitzburg










