Domani a Torino il corteo per Askatasuna e contro il governo Meloni
Rojava: "cessate il fuoco e accordo globale" tra Sdf e Damasco | Camera dei deputati: opposizioni occupano sala stampa e impediscono la conferenza dei fascisti | Niscemi: si allarga la zona rossa
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TORINO - Attese molte migliaia di persone domani a Torino per la manifestazione nazionale in difesa degli spazi sociali e contro le politiche del governo Meloni organizzata a seguito dello sgombero di Askatasuna lo scorso 18 dicembre 2025. L’ "Università di Torino ha annunciato la sospensione di ogni attività didattica e lavorativa a Palazzo Nuovo, una delle sedi dell’Ateneo, occupata da ieri.
Oltre 200 le adesioni da tutta Italia. 3 i concentramenti; a Porta Susa (ore 14) lo spezzone “Contro il governo della guerra per casa, scuola e reddito”; alle 14.30 Palazzo Nuovo con “Dall’Università alle Piazze: dove chiudono spazi, ci prendiamo le strade” e Porta Nuova, con “La Valsusa è Partigiana”, organizzato dai No Tav. I tre cortei si riuniranno per attraversare il quartiere di Vanchiglia, militarizzato e sotto assedio da un mese e mezzo quartiere di Vanchiglia e manifestare proprio nella zona del centro sociale sgomberato.
Domani, a partire dalle 14.30, potrete seguire il corteo nazionale di Torino sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, con collegamenti, corrispondenze e interviste di nostri redattori e redattrici. Oggi pomeriggio, abbiamo rilanciato l’appuntamento intervistando Sara, compagna del centro sociale Askatasuna. Di seguito il suo intervento:
ROJAVA - Stamattina un comunicato ufficiale delle Forze Democratiche Siriane del Rojava ha annunciato un nuovo cessate il fuoco con Damasco, stavolta “in base a un accordo globale, con l’intesa di una graduale integrazione delle forze militari e amministrative tra le due parti”.
Un punto mai raggiunto prima, almeno da quando, il 6 gennaio 2026, l’ex esponente qaedista di Al Nusra e poi autoproclamatosi presidente siriano “ad interim”, Al Jolani, ha attaccato apertamente i quartieri curdi di Aleppo, dando così il via all’offensiva su larga scala contro tutti i territori amministrati secondo i principi rivoluzionari del confederalismo democratico, quelli messi nero su bianco da Abdullah Öcalan, storico leader del movimento di liberazione del Kurdistan, rinchiuso sull’isola-carcere turca di Imrali da fine anni Novanta.
Resta tuttavia al momento da capire se quest’intesa, non solo militare ma che apre anche prospettive – sulla carta – politiche verrà o meno rispettata sul terreno dal composito mosaico di milizie jihadiste che costituiscono il cosiddetto esercito siriano.
“Ci auguriamo che questo accordo possa contribuire alla pace civile e garantire i diritti dei curdi e di tutte le altre comunità. Questo accordo ha impedito la pulizia etnica, il cambiamento demografico e la guerra civile”, ha dichiarato Fawza Yousef, copresidente del Pyd (Partito di unione democratica), il partito che guida la rivoluzione del confederalismo democratico. “Le regioni curde – assicura Yousef – manterranno la loro rappresentanza distintiva in materia di sicurezza, cultura, amministrazione e istituzioni. Affermiamo che i nostri sforzi e la nostra lotta continueranno per ottenere garanzie costituzionali dei diritti”. Noi abbiamo intervistato Benedetta Argentieri, giornalista di Turning Point Magazine, documentarista e autrice - tra gli altri - dei film Our war, I am the Revolution e Blooming in the desert. Di seguito un estratto del suo intervento:
Non si ferma, intanto, la solidarietà internazionale: nel tardo pomeriggio di oggi centinaia di persone hanno attraversato in corteo il centro di Firenze per la manifestazione regionale contro l’attacco al confederalismo democratico in Rojava e in supporto alla Resistenza della Siria del nord-est. Da lì abbiamo sentito Pietro, compagno di Rise up 4 Rojava - Pisa.
PALESTINA - Sempre dal Medio oriente ci sono poi gli aggiornamenti dalla Palestina. L’esercito israeliano ha lanciato attacchi contro Rafah, nel sud di Gaza, uccidendo tre persone. Altri attacchi da Deir el Balah alla tendopoli di Al Mawasi (qui almeno 6 feriti) mentre continua a rimanere chiuso il valico con l’Egitto, quello di Rafah, il più importante. L’ultima promessa riguarda una presunta riapertura domenica, solo al traffico pedonale e con ‘movimenti limitati’ in entrambe le direzioni. Non è chiaro cosa voglia dire, mentre 2 milioni di persone dentro la Striscia sono alla fame e senza alcun servizio.
In Cisgiordania raid continui, quotidiani e impuniti tanto dell’esercito di occupazione quanto dei coloni fascisti. Nel primo caso si registra almeno un ferito, un 17enne, negli scontri a nord di Hebron, mentre centinaia di palestinesi, compresi bambini e famiglie, hanno manifestato a Sakhnin e Baqa (Israele) per denunciare la negligenza e la complicità della polizia con il crimine organizzato, “relegato” dalle autorità nelle zone abitate da palestinesi-israeliani. Domani sera a Tel Aviv manifestazione nazionale, dietro la parola d’ordine: “Il governo e la polizia sono partner nel crimine”.
ROMA - Impedita questa mattina alla Camera dei deputati la conferenza stampa sulla “remigrazione” a cui avrebbero dovuto partecipare fascisti e nazisti del (sedicente) “comitato” realizzato ad hoc da Casapound, con il sostegno di formazioni xenofobe e razziste minori, in particolare del nord Italia.
Deputati di M5S, AVS, PS e Azione hanno occupato la sala stampa di Montecitorio, dov’era prevista l’iniziativa. La protesta dei deputati dell’opposizione ha portato a cancellare tutte le conferenze stampa del giorno, su indicazione del presidente della Camera, il leghista Fontana. Un altro leghista, Salvini, ha definito la protesta dei deputati “intollerabile”. Un terzo leghista aveva organizzato la conferenza. Non uno qualunque: il deputato lametino Domenico Friguele, passato da una lunga carriera nelle formazioni neofasciste calabresi ad An, poi La Destra e infine il “salto” nella Lega.
Dopo lo stop alla conferenza, lo stesso Friguele ha cercato di fare entrare i 4 fascisti della “conferenza” – uno di Casapound, uno di Veneto Fronte skinheads, uno della Rete dei Patrioti (scissione “nordista” nata dallo squagliamento di Forza Nuova) e uno dei (sedicenti) “Brescia ai Bresciani” – da un ingresso laterale, ma questi sono stati bloccati dai commessi.
Nell’andarsene, i fascisti hanno distribuito falsi biglietti aerei con la scritta “remigrazione in Africa” ai giornalisti, gridando poi “Matteotti? Sta bene dove sta” al deputato Magi (+Europa) che mostrava loro un’immagine del deputato socialista, ammazzato dai fascisti nel 1924. Noi abbiamo intervistato la deputata del Movimento Cinque Stelle, Gilda Sportiello, dopo l’occupazione della sala stampa della Camera e la cancellazione (per ora) dell’appuntamento xenofobo.
NISCEMI - A Niscemi, la frana che incombe sul Comune nisseno continua a muoversi. 1500 le persone che restano sfollate a causa della frana che ha sbriciolato una parte dell’abitato. Il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha detto che “la linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato e per questo motivo l’area rossa è destinata ad allargarsi”. Riferirà in Parlamento solo il 4 febbraio. La zona rossa è un cumulo di macerie con strade e case collassate, scuole chiuse. La Procura di Gela indaga per disastro colposo.
Saranno i geologi a tracciare giorno per giorno l’area a rischio da sgomberare e transennare. Intanto il capo dell’Autorità di bacino della Sicilia, Leonardo Santoro, firmerà a breve un decreto che traccia un perimetro di 25 km: quella sarà l’area di rischio. Quella di Niscemi, comunque, è la storia di in disastro annunciato. Di questo abbiamo parlato oggi con Angela Bregamo, del Movimento No Muos.
Oggi, su Radio Onda d’Urto anche:
Depuratore del Garda: manifestazione il 15 marzo, “No allo scarico nel fiume Chiese”
Carmine Resistente: sabato “antisemitismo e antisionismo. Usi e abusi” con Amedeo Rossi
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
30 gennaio 1972 - La “Bloody Sunday” (la “Domenica di sangue”) di Derry, Irlanda del Nord








