Ex Ilva: 90 giorni per chiudere l'area a caldo di Taranto. L'Usb: "nazionalizzare unico strumento possibile".
Palestina, Iran e Libano: incontro Trump - Netanyahu I Desenzano del Garda (Brescia): l'ospedale resta sul Montecroce I Festa di Radio Onda d'Urto: il programma della Libreria del Gatto Nero
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LOTTE OPERAIE - L’area a caldo ex Ilva di Taranto va chiusa entro 90 giorni. La Corte d’appello di Milano accoglie il reclamo dell’associazione “Genitori Tarantini” e di altre realtà civiche, riconoscendo che le “emissioni nocive e la presenza di amianto rappresentano un pericolo potenziale. Per i giudici di Milano, i rischi sanitari “vanno ridotti entro i limiti di sicura accettabilità”. La sentenza del tribunale impone entro 90 giorni la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva. La ripresa della produzione potrà avvenire soltanto dopo la bonifica completa e integrale dall’amianto e la riduzione delle emissioni di polveri sottili, che vanno riportate nei limiti di legge.
Il provvedimento coglie in contropiede il governo, che due settimane fa aveva fissato per questo martedì 28 luglio, a Palazzo Chigi, la riunione del tavolo tecnico con i sindacati, che hanno annunciato subito 8 ore di sciopero con assemblee, in vista martedì prossimo di un altro tavolo governativo, stavolta di crisi e non di (s)vendita.
Sul fronte sindacale, l’Unione Sindacale di Base ha chiesto di “puntare sulla nazionalizzazione come unico strumento per tutelare industria e lavoro”. Ne abbiamo parlato, su Radio Onda d’Urto, con Francesco Rizzo dell’Usb - Lavoro Privato.
Dopo l’incontro a palazzo Chigi, le richieste avanzate dallo stesso sindacato di base attraverso le parole di Sasha Colautti, esecutivo nazionale di Usb:
Ancora sul fronte delle lotte. “Giù le mani da Margherita”. È lo slogan del presidio a oltranza iniziato lunedì all’ospedale San Raffaele di Milano. La richiesta è il reintegro di Margherita Napoletano, coordinatrice Rsu, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e delegata Cub, licenziata con effetto immediato dalla direzione del personale dell’ospedale. Al presidio, organizzato da Usi Sanità, Cub Sanità Provinciale Milano e Cub Sanità San Raffaele, è stata avviata anche una raccolta firme per chiedere il reintegro immediato della sindacalista.
Napoletano, in sciopero della fame e incatenata all’ingresso del colosso ospedaliero privato, ha denunciato come“la vera motivazione è che diamo fastidio come sindacato”, colpevole di aver organizzato degli scioperi per sottolineare le inadempienze all’interno del comparto. La sindacalista ha definito “assurde” le contestazioni disciplinari alla base del licenziamento e ha annunciato un ricorso.
SANITA’ - Da Milano a…Desenzano sul Garda, sempre sul fronte sanità. Vittoria del comitato “Manteniamo l’ospedale di Desenzano sul Montecroce”. Il nuovo presidio sanitario del paese gardesano, a est della provincia di Brescia, sarà infatti costruito nello stesso luogo in cui sorge il vecchio ospedale Montecroce. È questa la soluzione individuata dal Documento di fattibilità, presentato dall’assessore regionale al Welfare Bertolaso. Esultano le migliaia di abitanti scesi in piazza per anni con l’obiettivo di evitare ulteriore consumo di suolo di un’area naturale e mantenendo la destinazione sanitaria di tutta la zona verde del Montecroce, salvandolo così dalla speculazione, immobiliarie e turistica. L’ospedale sarà dunque demolito e ricostruito nella stessa area, senza ulteriore quanto inutile consumo di suolo.
PALESTINA, IRAN E LIBANO - Un’ora e mezza di colloquio a Washington tra Trump e Netanyahu. Sul tavolo l’aggressione militare contro l’Iran, il genocidio israeliano a Gaza e l’occupazione senza fine in Cisgiordania, oltre alla fuffa dei negoziati sul fronte libanese, dove oggi Tel Aviv ha colpito la zona vicina a Tiro.
Netanyahu vuole tornare alla guerra totale, con chiari fini elettoralistici, ma Trump – per altrettanti motivi elettoralistici – non è della stessa idea. Non a caso sono 4 giorni che gli Stati Uniti non attaccano l’Iran, ufficialmente per la poca disponibilità di missili Patriot e di munizioni antiaeree. In questo scenario si torna a parlare di possibili negoziati, dopo 12 giorni di raid che hanno fatto 60 vittime e a sei mesi esatti dal primo attacco, israeloUsa, il 28 febbraio. Da allora poco o nulla è cambiato, sul terreno, con Hormuz che resta nelle mani di Teheran. “E’ un buon momento per loro di fare un accordo con noi”, le parole di Trump sul negoziato.
Nessuno negoziato, ma solo violenza cieca e brutale, è quello di esercito occupante e coloni israeliani in Palestina. Nella Striscia di Gaza, rasa al suolo da 2 anni e 8 mesi di bombe israeliane, in 24 ore ammazzati 3 palestinesi e 14 feriti. Sono così almeno 73.333 le persone uccise nella Striscia dall’ottobre 2023.
Soprusi, saccheggi e violenze crescono d’intensità, ora per ora, anche nella Cisgiordania Occupata. Qui l’Ocha dell’Onu ha documentato 1.330 attacchi che hanno coinvolto coloni israeliani nel 2026. Coloni o esercito in realtà non c’è differenza, come mostra oggi l’ordine del ministro della Difesa Katz di “prepararsi all’occupazione di altri campi profughi, seguendo il modello adottato a Jenin, Tulkarem e Nur a-Shams’‘, devastati da un anno e mezzo dall’esercito occupante, mentre i coloni sparano, uccidono e terrorizzano la popolazione palestinese
Infine l’Italia. I parlamentari del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ed Marco Croatti annunciano “un’interrogazione urgente al governo sulla scelta inaccettabile dell’Agenzia delle Dogane di impugnare la sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che aveva riconosciuto alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri l’accesso ai dati sui materiali d’armamento transitati da Ravenna e destinati a Israele. Nell’atto di appello l’Avvocatura dello Stato si spinge a definire la pubblicazione una minaccia alla sicurezza nazionale, arrivando a delegittimare l’inchiesta giornalistica con argomenti offensivi. Il Governo non può apporre il segreto sui traffici d’armi e calpestare il diritto dei cittadini a essere informati”, dicono Ascari e Croatti. Giovedì mattina, ore 11.30, presidio davanti alle Dogane con il Coordinamento popolare contro le armi nel porto di Ravenna.
Oggi, su Radio Onda d’Urto, trovi anche:
Oltre mille persone lunedì sera a Cosenza per chiedere verità e giustizia per Mohamed Amin Bessioud, 25enne cittadino italiano di origini tunisine che mercoledì 22 luglio si è gettato dal balcone della propria camera durante una perquisizione dei carabinieri. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Vittoria, compagna de La Base di Cosenza. Ascoltala qui.
Le voci, raccolte su Radio Onda d’Urto, della partecipata pastasciuttata antifascista di domenica a 1860 metri di quota, dove sorge il Rifugio Gino e Massimo, sulle Alpi Orobie Valtellinesi di Ponte in Valtellina, Sondrio, vittima nelle ultime settimane gravi intimidazioni fasciste. Ascoltale qui.
A chiudere la newsletter, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia) e i suoi anniversari. Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere il mondo per… trasformarlo.
28 luglio 1943: i bersaglieri sparano alle Officine Meccaniche di Reggio Emilia, 9 morti e 50 feriti tra operaie e operai.









