Firenze: studentessa "segnalata" ai Servizi sociali per solidarietà con gli operai
Rogoredo: la narrazione falsata delle "mele marce" I Messico: narcos e Stato si sparano per le strade
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FIRENZE - In Italia se sei una studentessa e partecipi a un’iniziativa solidale con gli operai puoi essere segnalata…ai Servizi sociali. E’ accaduto ad Haji, studentessa 17enne del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, convocata in Questura per aver partecipato alla protesta degli operai de L’Alba davanti al negozio di Patrizia Pepe, in piazza Duomo, l’8 novembre.
L’iniziativa, promossa dal sindacato Sudd Cobas, era stata organizzata per sostenere gli operai della stireria L’Alba di Montemurlo e per chiedere al marchio di aprire un confronto sulle condizioni di lavoro lungo la filiera collegata all’azienda. Alla mobilitazione avevano aderito anche numerosi studenti del liceo fiorentino.
Nei mesi successivi, la ragazza è stata convocata insieme ai genitori, sottoposta a “verifiche domiciliari” e invitata a “non partecipare ulteriormente a manifestazioni”. Eppure non era l’unica presente al presidio: secondo le realtà coinvolte, la misura potrebbe “configurare una discriminazione legata alle sue origini”, con i genitori arrivati in Toscana dal Marocco.
"C’è un filo nero - denuncia il Sudd Cobas - che unisce la storia di Haji con la schedatura degli studenti palestinesi, dei “professori comunisti” o la proposta di Fdi a Bagno a Ripoli di etichettare le scuole con docenti di sinistra e antifascisti. Ma c’è anche un filo rosso che tesse trame solidali di un’alternativa, e che unisce già studentesse, docenti di un liceo e operai. Finché continueremo a tesserlo, non passeranno".
Nel frattempo, davanti al liceo si è già svolto un presidio di solidarietà. Sono state raccolte un migliaio di firme tra studenti e insegnanti (clicca qui per firmare) mentre il collettivo studentesco K1 ha annunciato un’assemblea pubblica per il 1° marzo.
ROGOREDO - Eseguito il fermo, disposto dalla Procura di Milano, di Carmelo Cinturrino, il poliziotto e assistente capo accusato di omicidio volontario nei confronti di Abderrahim Mansouri, 28 anni, il 26 gennaio a Rogoredo, Milano.
Pure per la Procura, la vittima non impugnava alcuna pistola: l’arma – a salve – è stata posta accanto al corpo di Mansouri nella fase successiva da Cinturrino. Sulla pistola a salve risultano infatti solo le impronte del poliziotto.
Erano bastate poche ore dalla morte di Mansouri perché arrivassero attestati di solidarietà dalla maggior parte della destra al governo nei confronti del poliziotto, ora indagato per omicidio volontario. Salvini aveva scritto il giorno dopo: “un poliziotto si difende, un balordo muore“.
A rafforzare le indagini contro il poliziotto un testimone oculare, che ha messo a verbale come il 28enne “non sarebbe stato armato” e che “sarebbe stato attinto mentre stava per scappare” e, una volta colpito, “sarebbe caduto frontalmente”. L’uomo è stato scaricato anche dagli altri quattro colleghi indagati e interrogati.
Secondo le ricostruzioni, Carmelo Cinturrino ricattava, chiedendo denaro e droga, Abderrahim Mansouri, che però negli ultimi mesi si era ribellato di fronte alle estorsioni in divisa. Non solo: gli abusi in divisa del poliziotto 42enne sarebbero state ripetute anche contro altre persone della zona Rogoredo-Corvetto.
Messico. Decine di vittime tra poliziotti, militari, esponenti del “Cartello Jalisco Nueva Generación’ e civili in seguito all’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come ‘El Mencho’. Uno dei fondatori del gruppo criminale nativo dello stato di Jalisco è stato intercettato e ucciso dall’esercito e dalla marina del Messico a Tapalpa, attraverso informazioni d’intelligence arrivate dagli Usa.
Immediata la reazione dell’organizzazione, con un’ondata di azioni violente – circa 300 – condotte in tutto il Messico. Nel mirino simboli delle autorità, della polizia e della magistratura, ma pure supermercati, centri commerciali, pompe di benzina, trasporti pubblici, compreso l’aeroporto di Guadalajara, capitale del Jalisco e una delle 3 città messicane che ospiteranno 13 partite (su 104) dei Mondiali di Calcio 2026.
Proprio l’avvicinarsi del “grande evento” – con tutto il suo portato di estrattivismo, sfruttamento, gentrificazione, devastazione ambientale e sociale – è la lente con cui guardare l’accelerazione dello scontro, in una sorta di regolamento di conti tra pezzi di uno stesso sistema, intra ed extraMessico, a partire dal ruolo sempre più massivo imposto dalla nuova fase dell’imperialismo Usa, targato Trump.
Ancora una volta, la narrazione della “guerra” tra Stato e organizzazioni criminali dimostra di essere distante anni luce dalla realtà del Messico.
L’uccisione di ‘El Mencho” va invece posta dentro “una guerra di forze criminali che sono un tutt’uno con politici, aziende, ramificazioni del Capitale, articolazioni armate dello Stato e non dello Stato, che in due decenni qui in Messico – spiega a Radio Onda d’Urto dal Chiapas Fabio, compagno del Nodo Solidale – ha fatto 500mila vittime ufficiali, senza calcolare quelle non ufficiali” e di cui, ciclicamente, si ha una qualche labile notizia quando viene ritrovata una delle tante fosse comuni di cui è disseminato il Messico.
In questo scenario il progetto ipercapitalista dei Mondiali di Calcio – con le gigantesche trasformazioni che comporta, flussi di denaro e potere multimiliardari tesi a estrarre valore al massimo, saccheggiando i territori e le vite delle classi lavoratrici – va calato in “un territorio, quello del Messico, immerso – continua Fabio di Nodo Solidale a Radio Onda d’Urto – in 20 anni di frammentazione territoriale”, come compagne-i definiscono la cosiddetta “guerra alla droga”. Ci sono infatti “una molteplicità di gruppi armati – cartelli, gruppi di autodifesa, gruppi paramilitari, guardie armate di ricchi e certi politici, le articolazioni dello stato – che attuano una balcanizzazione (o sirianizzazione) del Messico, da spezzettare in una serie di violentissimi conflitti armati locali”.
Anche compagne-i sono colpite-i da questa frammentazione, tra strade bloccate, vite fortemente condizionate e zone controllate da un gruppo o da un altro. “La frammentazione fisica diventa anche emotiva e politica, con un movimento che non riesce ancora a coalizzarsi per rispondere alla complessità dell’attacco in corso. Il lavoro dal basso va però in questa direzione, perché il Messico è comunque un territorio in perenne resistenza”.
PALESTINA - Coloni israeliani scatenati nella Cisgiordania occupata, protetti come sempre dalle forze militari di Tel Aviv. L’agenzia di stampa palestinese Wafa riferisce che oggi all’alba alcuni coloni hanno dato fuoco alla moschea Abu Bakr Al-Siddiq situata tra le città di Sarra e Tell, a ovest di Nablus, vergando di slogan razzisti i suoi muri. Non è la prima volta che i coloni israeliani attaccano luoghi di culto: solo nel 2025 sono state attaccate 45 moschee.
A Gaza intanto Israele continua il genocidio: tre palestinesi sono stati feriti stamattina dalle forze di occupazione israeliane a est di Gaza City. Inoltre, le navi militari israeliane hanno distrutto un peschereccio dopo averlo preso di mira con pesanti spari al largo delle coste a sud-ovest di Gaza City.
Ieri la morte invece di una ragazza di 27 anni, uccisa dalle forze di occupazione israeliane nella città di Beit Lahia, nel nord della Striscia. Con lei il bilancio dei civili uccisi a seguito dell’entrata in vigore dell’inesistente cessate il fuoco a Gaza, iniziato l’11 ottobre 2025, è salito a 615 persone ammazzate da Israele. In 2 anni e 4 mesi di genocidio sono 72.072 le vittime fatte a Gaza dallo Stato di Israele.
VERONA - “Olimpiadi? No grazie“. Con questo slogan un corteo ha sfilato per le strade di Verona domenica 22 febbraio, in occasione della cerimonia di chiusura dei giochi invernali di Milano-Cortina 2026, tenutasi in serata presso l’Arena.
Oltre un migliaio le persone presenti per protestare contro i costi esorbitanti delle Olimpiadi invernali, in una Verona militarizzata. La rete “Olimpiadi no grazie” denuncia l’ingente utilizzo di fondi pubblici per l’organizzazione dei giochi, costate, si stima, “quasi 7 miliardi di euro allo Stato italiano“; il 75% a carico del Governo centrale, il restante 25% delle Regioni ospitanti Lombardia, Veneto e Trentino.
Per la rete scaligera, nata a fine dicembre per iniziativa di varie realtà veronesi, la cerimonia di chiusura “anziché celebrare lo sport nella sua bellezza come le Olimpiadi dovrebbero fare, legittima lo spreco di fondi pubblici, la devastazione ambientale dei nostri territori e l’estrattivismo di sponsor come Eni, la complicità nel genocidio di sponsor come Leonardo e Coca Cola, la violazione di diritti umani e la repressione che costituiscono questi giochi. Ci opponiamo a tutto questo e facciamo sentire la nostra voce contro le Olimpiadi della Guerra”.
Radio Onda d’Urto era in piazza a Verona e ha raccolto diverse voci.
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
23 febbraio 1986: omicidio del compagno Luca Rossi di Democrazia Proletaria, ucciso a Milano da un colpo sparato dall’agente della Digos Pellegrino Pollicino.









