Giorno del ricordo: "Il dominio mediatico nazionalista come narrazione di Stato"
L'intervento di Eric Gobetti | Ampia pagina sul lavoro | Brescia: senza casa morti, una morte era evitabile? | Rojava: intervista ad Havin Guneser | Il piano israeliano per annettere la Cisgiordania
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GIORNO DEL RICORDO - Dal 2004 il 10 febbraio è il cosiddetto “Giorno del Ricordo”. La data coincide con l’anniversario della firma del trattato di Parigi fra l’Italia e le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale (nel 1947). L’accordo prevedeva la cessione alla Jugoslavia di Zara, Fiume e quasi tutta l’Istria. Lo scopo ufficiale della legge che ha istituito il “Giorno del ricordo” sarebbe “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati del secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
A questo scopo, la legge invita a “organizzare iniziative per diffondere la memoria di quegli eventi”. Già 22 anni fa, però, sembrò chiaro il tentativo non di raccontare la storia, ma piuttosto di distorcerla in senso nazionalista. Per esempio, nascondendo i crimini di guerra fascisti e falsificando i numeri.
Gli storici e le storiche che in Italia si oppongono a questa narrazione sono una manciata. Tra loro Eric Gobetti, che oggi ai nostri microfoni ha spiegato come “ormai si sia imposto un dominio mediatico tale su questa narrazione nazionalista”. “Non c’è nemmeno più tanto bisogno di agitarsi - spiega Gobetti - Mi pare che quest’anno i toni siano un po’ meno elevati rispetto agli altri anni ed è per questo. Il dominio è tale che qualche voce fuori dal coro non cambia le cose, considerata la pressione che esiste sul mondo della scuola e in tutti gli spazi pubblici”.
La narrazione ufficiale dello Stato sulle vicende del confine orientale, secondo Eric Gobetti, “è eversiva rispetto alla democrazia e bisogna fare qualunque sforzo per contrastarla”. “Se si mette sullo stesso piano la vicenda delle foibe con la Shoah, […] sostanzialmente si racconta che i partigiani sono come i nazisti”, spiega lo storico.
LAVORO - Oggi abbiamo dedicato ampio spazio al tema del lavoro e dell’ipersfruttamento capitalistico.
Mentre scriviamo la newsletter centinaia di persone stanno partendo in corteo da Piazza del Nettuno a Bologna per una manifestazione “contro un sistema che uccide sul lavoro, per Bole, per tutte e tutti”. Il riferimento è ad Andrea “Bole” Bolelli, compagno 39enne morto durante una consegna merci tra Altedo e Bologna Interporto e a tutti i lavoratori e le lavoratrici uccise dallo sfruttamento selvaggio e senza regole, già oltre 60 da inizio 2026, cioè da poco più di un mese. Abbiamo realizzato una corrispondenza dalla manifestazione con Federico della nostra redazione emilianoromagnola. Di seguito un estratto della sua corrispondenza:
Oggi ci siamo occupati anche di piattaforme digitali e del loro sfruttamento materiale. Ieri la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per caporalato di Foodinho, la società di delivery del colosso spagnolo Glovo. Oggi sono emersi nuovi dettagli sulle indagini: si parla di “gestione algoritmica della prestazione” lavorativa, con “monitoraggio” costante su “tempi” di consegna e “performance” e tanto di “punizioni”, ma anche un elemento che resta, al momento, oscuro, ovvero il modo in cui “vengono elaborati” i dati per assegnare “gli ordini” e soprattutto calcolare il “compenso” da fame: 2.50 euro lordi a consegna, l’80% in meno di quanto preveda la già modesta paga prevista dal CCNL.
I rider coinvolti sono 40mila, a danno dei quali gli inquirenti evidenziano “una lamentata opacità dei criteri di calcolo del compenso, con la percezione che la determinazione economica sia rimessa integralmente all’algoritmo”. Secondo la Procura è Glovo a “governare” il lavoro dei rider, pagato con cifre sotto la soglia di povertà. I rider figurano dal punto di vista formale come lavoratori autonomi. In realtà, sono subordinati ed “eterodiretti” dal sistema digitale, costretti a turni da “12 ore al giorno”, 7 giorni su 7, controllati da app e algoritmo. Noi oggi siamo tornati sul tema insieme a Giulia Druetta, avvocata che da tempo si occupa dei diritti dei riders.
CASA - Due uomini, senza casa, sono deceduti a Brescia nel giro di 24 ore.
Era possibile evitare una delle due morti? Una testimonianza raccolta da Radio Onda d’Urto indicherebbe una superficialità ed una negligenza da parte della Polizia locale nell’aver sottovalutato la segnalazione di un cittadino del quartiere dove sono mancate queste due persone. Il primo, un cittadino di origine uzbeka, è stato segnalato la sera del 5 febbraio nei giardinetti a fianco della caserma della Guardia di Finanza in via Milano; il secondo la sera del 6 febbraio. In questo caso si tratta di un italiano di 40 anni, trovato morto nel giardino Caduti di Nassyria in via Trivellini, accanto al nuovo dormitorio della San Vincenzo. Entrambi sono stati trovati seduti o distesi sulle panchine, senza coperte, in due giardini che distano poche centinaia di metri l’uno dall’altro nel quartiere di Porta Milano.
Radio Onda d’Urto ha deciso di realizzare una trasmissione sull’accaduto per due motivi: il Consiglio di quartiere di Porta Milano ha deciso di organizzare un’iniziativa di riflessione su queste due morti, un momento di commemorazione e ricordo che ai nostri microfoni è stato presentato dal presidente del Consiglio di quartiere, Paolo Campi. Il secondo motivo è la testimonianza di un cittadino del quartiere che ha contattato la nostra redazione per denunciare come una sua segnalazione alla Polizia locale non è stata presa in considerazione e avrebbe potuto, forse, salvare una di queste vite. Qui trovate la trasmissione.
ROJAVA - Per il “focus delle 12” oggi abbiamo intervistato Havin Guneser, tra le fondatrici dell’Academy of Social Science, già portavoce della campagna “Freedom for Abdullah Öcalan – Peace in Kurdistan” e autrice del libro “L’arte della libertà. Breve storia del movimento di liberazione curdo” (Meltemi, 2025).
Con lei abbiamo commentato quanto accaduto nelle ultime settimane in Siria del nord-est, Rojava, e in tutto il Kurdistan. Nell’intervista l’intellettuale e militante curda inquadra l’offensiva delle milizie del cosiddetto governo di transizione siriano contro l’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est all’interno di quella che il Movimento di liberazione curdo definisce come la Terza guerra mondiale. Con questa prospettiva, spiega Guneser nell’intervista, è possibile comprendere come le potenze imperialiste – globali e regionali – si siano allineate per sostenere Al-Jolani/Al-Sharaa, pronto a garantire i loro interessi, e attaccare l’autogoverno del Rojava, che propone invece una soluzione politica per il Medio oriente fondata sull’autodeterminazione dei popoli.
Insieme ad Havin Guneser, inoltre, abbiamo commentato il ruolo dei media mainstream, da settimane impegnati in una propaganda feroce contro l’Amministrazione autonoma del Rojava e le Forze democratiche siriane. Infine, abbiamo ricordato il ruolo del leader e co-fondatore del movimento di liberazione curdo Abdullah Öcalan. Qui la nostra intervista ad Havin Guneser, doppiata in italiano o nella sua versione originale, in inglese.
Tra pochi giorni (15 febbraio) ricorre il ventisettesimo anniversario del rapimento e dell’incarcerazione, sull’isola di Imrali in Turchia, proprio del leader e cofondatore del movimento di liberazione curdo Abdullah Öcalan. Per chiedere la sua liberazione e per sostenere la rivoluzione confederale in Rojava, sabato 14 febbraio, in Italia, ci saranno tre cortei: a Milano (ore 14.30 in Largo Cairoli), a Roma (ore 14.30 in Piazza Indipendenza) e a Cagliari (ore 17 in Piazza Garibaldi). Ne abbiamo parlato con Tiziano Saccucci, dell’Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia. Di seguito il suo contributo:
Da Brescia partenza collettiva per raggiungere il corteo di Milano. La rete “Rise up 4 Rojava - Brescia” dà appuntamento alle 13 in Stazione FS.
PALESTINA - Sempre in Medio oriente, ma in Palestina, lo stato di Israele si prepara al voto politico di ottobre sulla pelle dei palestinesi. I ministri Katz e Smotrich hanno portato al gabinetto di guerra un piano cristallino: l’annessione formale di tutta la Cisgiordania. I coloni israeliani potranno acquistare – cioè rubare - terreni nei territori palestinesi occupati con ancora maggiore facilità. Inoltre, ai funzionari israeliani saranno concessi maggiori poteri per imporre le proprie leggi sui palestinesi. Le autorità israeliane, inoltre, potranno farsi carico della gestione dei siti religiosi e applicare la legge israeliana pure nell’area A, quella teoricamente gestita in autonomia dall’Anp. Su questo oggi abbiamo raccolto il commento di Francesco Giordano, compagno di “Fronte Palestina”. Di seguito un estratto del suo intervento:
Oggi su Radio Onda d’Urto anche:
Migranti: Ue all’attacco del diritto di asilo
Iran: migliaia di persone manifestano a Berlino per una convergenza laica e democratica
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
10 Febbraio 1355 - Sommossa studentesca di Santa Scolastica a Oxford









