Iran, Libano e Palestina. La situazione sui vari fronti di guerra
Strage di civili a Kabul, Afghanistan | Da Roma a Reggio Emilia, spazi sociali a rischio sgombero | E poi No Tav, antifascismo, abusi in divisa, ambiente e molto altro nella newsletter di oggi
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la newsletter quotidiana nei giorni feriali di Radio Onda d’Urto. A cura della redazione informativa, viene pubblicata non appena chiudiamo la porta della Radio alle 20: come tutte le email, tu la puoi leggere quando vuoi!
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IRAN - Decine di attacchi di Israele e Stati Uniti in Iran. Morti Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, e il capo della milizia paramilitare Basji, Soleimani. Ignoto invece il numero di vittime civili dei raid, in zone abitate di Teheran e Shiraz. Nelle stesse ore l’Iran e le milizie sciite irachene hanno colpito l’ambasciata Usa con droni e razzi, caduti anche su un hotel dove alloggiava personale militare italiano, rifugiatosi nel bunker. C’è invece una vittima per i droni iraniani ad Abu Dhabi; danni ed esplosioni pure a Dubai, Doha e Israele: – qui danneggiata la stazione ferroviaria e degli autobus di Holon, a sud di Tel Aviv. Fermato il traffico ferroviario.
LIBANO - Tel Aviv martella senza sosta il sud (almeno 5 morti oggi tra cui 2 soldati governativi) e Beirut, colpendo 3 quartieri popolari e minacciando l’invasione militare via terra in un Paese che conta 1000 morti e oltre un milione di sfollati dal 2 marzo. In realtà Tel Aviv ha già invaso, sabato, il Libano, con alcune truppe scelte entrate di una mezza dozzina di km oltre confine.
Qui c’è però la dura resistenza di Hezbollah, tale da spingere per la prima volta Tel Aviv ad ammettere, con l’ex ministro e negoziatore Ron Dermer, colloqui informali tra il governo Netanyahu e quello libanese di Aoun. Ci “sono i primi progressi”, dice Dermer – ma non sacrificheremo la nostra sicurezza: bisogna disarmare Hezbollah”.
PALESTINA - Le parole di Dermer su Hezbollah in Libano sono le stesse su Hamas che Israele ripete, da due anni e mezzo, per giustificare il genocidio senza fine in Palestina.
Nella Striscia oggi 3 morti: uno a nord di Gaza City e 2 – con 14 feriti – in un attacco di droni israeliani contro una jeep ad al Mawasi, vicino Khan Younis, nel sud. In Cisgiordania è invece B’Tselem, ong israeliana, a dare il senso dell’enormità di quanto sta accadendo; da ottobre 2023 a dicembre 2025, Israele ha ucciso 1.221 palestinesi, tra cui 263 minori. La stragrande maggioranza è stata uccisa dai militari, con 31 palestinesi ammazzati da coloni.
Ai numeri dell’ong israeliana si aggiungono quelli dell’Onu, che ha nuovamente chiesto a Israele di “cessare immediatamente l’espansione delle colonie in Cisgiordania, che ha causato l’espulsione forzata di oltre 36.000 palestinesi solo l’anno scorso, sollevando preoccupazioni per un possibile pulizia etnica e un’espulsione di massa di portata senza precedenti”.
Questa la situazione in Cisgiordania, dove sono chiusi a “tempo indefinito” tutti i luoghi sacri non ebraici – dalla Spianata delle Moschee al Santo Sepolcro – e altre 2 vittime in poche ore: 30enne a Ramla e un 17enne a Ramla, che stava lanciando pietre contro l’attacco di alcuni coloni quando l’esercito lo ha freddato.
AFGHANISTAN - Ancora dal Medio Oriente, parlando della strage a Kabul, Afghanistan. Il governo talebano denuncia “400 vittime e 250 feriti in un raid aereo pachistano su un ospedale a Kabul”, la Omid Drug Rehabilitation.
Hamdullah Fitrat, viceportavoce dei talebani, parla dell’attacco lunedì sera, 16 marzo 2026, che ha preso di mira la struttura sanitaria, “andata in gran parte distrutta”. Islamabad dal canto proprio “respinge l’affermazione definendola falsa e fuorviante” sostenendo di aver “colpito con precisione installazioni militari e infrastrutture di supporto al terrorismo”.
Sul conflitto in corso tra Afghanistan e Pakistan, oltre che sulla tossicodipendenza a Kabul, l’intervista di Radio Onda d’Urto a Giuliano Battiston, giornalista freelance che da anni si occupa di Afghanistan e Pakistan, ricercatore e analista per Lettera 22.
RIARMO - Contro l’escalation bellica e la militarizzazione (anche) italiana, è stato depositato lunedì 16 marzo presso la Corte di Cassazione, il testo della proposta di legge di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta”.
Elaborato e promosso dalla campagna “Un’altra difesa è possibile” – coordinata da Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Rete Pace e Disarmo e Sbilanciamoci! – la proposta di legge punta all’istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta in grado di mettere in pratica forme di difesa alternative a quella militare. Il Dipartimento raccoglierebbe e coordinerebbe, integrandole, le esperienze già esistenti (come Servizio civile e Protezione civile) con strutture e funzioni inedite.
A seguito del deposito del testo in Cassazione, il gruppo promotore ha chiamato una conferenza stampa presso l’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo di Roma per lanciare la seconda fase della campagna.
MOVIMENTI - Proseguiamo la newsletter di questo martedì sera con un’ampia pagina dedicata ai movimenti e agli spazi sociali, nel mirino del Governo Meloni.
Sono ormai diverse settimane che il Laboratorio resistente AQ16 di Reggio Emilia è sotto attacco da parte della destra cittadina e di governo. Si tratta di un attacco mirato che va a colpire, ancora una volta, uno spazio sociale autogestito dalla storia quasi trentennale, facendo emergere chiaramente la strategia politica che – come scrivono compagne e compagni del LabAQ16 – “questo governo sta portando in tutte le città resistenti e non conformi al loro progetto autoritario”.
Lo spazio è stato infatti messo sotto accusa dalla destra locale per questioni amministrative e legate alla sicurezza dello stabile. L’occasione cavalcata soprattutto da Fratelli d’Italia per spingere sulla questione è stata la tragedia di Crans Montana. Una palese strumentalizzazione – secondo compagne e compagni – “per attaccare un’amministrazione, una città, un Centro Sociale”.
Ennesimo attacco agli spazi autogestiti, anche contro Acrobax. Dopo lo sgombero di spazi storici in tutta Italia, come il Leoncavallo di Milano e l’Askatasuna di Torino, l’ennesima minaccia arriva dritta al quartiere Marconi di Roma, dove dal 2002, l’ex cinodromo abbandonato è tornato libero come LOA Acrobax.
Lì hanno preso attività culturali, sport popolare, iniziative antifasciste, di lotta al precariato e musica indipendente. “È necessario parlare di ‘noi’. Un noi collettivo e cittadino che tra piazze e strade, relazioni decennali e nuove generazioni, tra quartieri distanti km e milioni di persone, costituisce una comunità vitale e un’intelligenza collettiva potentissima” scrivono compagne e compagni invitando all’assemblea cittadina che si terrà mercoledì 25 marzo, alle ore 18.30 presso Acrobax.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Valerio, compagno di Acrobax:
E ora la Val di Susa, dove è in atto
“una persecuzione che ormai dura da tempo, che dura da anni, nei confronti di Giorgio ma anche nei confronti di tutto il Movimento No Tav”.
Inizia così l’intervista a Nicoletta Dosio, storica attivista No Tav valsusina, in merito alla decisione della Procura della Repubblica di prolungare il periodo di detenzione domiciliare per Giorgio Rossetto, compagno torinese del movimento contro l’opera in Val di Susa, il cui periodo di detenzione domiciliare scadeva sabato 14 marzo 2026.
Il 2 febbraio 2026, Giorgio Rossetto aveva subito l’aggravamento della detenzione a causa di un’intervista rilasciata ai nostri microfoni, “colpevole” di aver commentato a Radio Onda d’Urto lo sgombero di Askatasuna dello scorso dicembre. Aver parlato a una emittente informativa gli è costato il divieto di comunicazione e riduzione ad un’ora del tempo consentito per uscire.
Per Rossetto poi, il 13 marzo 2026 (un giorno prima della conclusione della detenzione), “sfruttando il fatto che è stato dichiarato inammissibile un ricorso in cassazione” vengono aggiunti ulteriori 8 mesi di detenzione alla pena.
L’articolo completo e l’intervista a Nicoletta Dosio, storica attivista No Tav dalla Val di Susa.
Su Radio Onda d’Urto, oggi, trovi anche:
ABUSI IN DIVISA - Al poliziotto Cinturrino, accusato di una valanga di capi di imputazione tra cui omicidio di Abderrahim Zak Mansouri nel bosco di Rogoredo, ora gli si contesta l’aggravante della premeditazione. L’intervento di Demetrio di Milano in Movimento, che segue la vicenda fin da gennaio
ANTIFASCISMO - Rosa Piro, madre di Dax Davide Cesare, ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giorno dopo il corteo da via Brioschi a via Gola che ha chiuso la tre giorni di iniziative in ricordo del compagno ucciso il 16 marzo 2003 da tre fascisti a Milano.
MIGRANTI - La tempesta non accenna a placarsi nel Mediterraneo, dove, tra onde alte più di 2 metri si trova la nave umanitaria della Sea-Watch, con a bordo 84 persone tratte in salvo nei giorni scorsi. Le autorità italiane, però, le ha assegnato il porto di sbarco a 1100 km di distanza. Su Radio Onda d’Urto, Luca Faenzi, dell’ong Sea-Watch.
AMBIENTE - “Onda Anomala”, notizie eventi movimenti dal clima che cambia. La trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto all’interno della casetta degli attrezzi del martedi pomeriggio alle 18.45 in replica il mercoledi in apertura di trasmissioni alle 6.30. Nella puntata di oggi intervistiamo Luca Martinelli, giornalista freelance, autore del libro “Imbottigliati. Inchiesta sul mercato dell’acqua minerale che ci sommerge di plastica”.
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
17 Marzo 1942 - Fascisti italiani croati assassiano la partigiana Yugoslava Nada Dimic:









