Iran, Libano, Palestina, Israele: guerra imperialista e prove di resistenza
91 fermi preventivi contro anarchiche-i a Roma per il "dl Sicurezza" I Migranti: fermata la Sea Watch, riparte Medici Senza Frontiere I 28 anni fa a Milano moriva il compagno Primo Moroni
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IRAN - Prosegue l’aggressione israelo-Usa all’Iran. Ancora raid, senza sosta, contro Teheran, dove ci sono stati i primi blackout elettrici. Colpita pure l’Università Imam Hossein, nel centro della capitale iraniana. In poco più di un mese di attacchi sono oltre 2000 le vittime civili accertate nel Paese, 10 volte tanto i feriti, 3 milioni le persone sfollate. L’Iran risponde sia con la repressione interna – impiccati almeno 2 giovani, ritenuti membri dei Mujaheddin del Popolo - mentre all’estero si segnalano missili e droni lanciati su Israele; colpita e danneggiata una raffineria, ad Haifa.
Forti esplosioni pure nel Kurdistan iracheno e nella capitale Bagdhad, lungo e oltre il confine con la Siria e in altre zone verso il Golfo. Qui 1 morto e ingenti danni materiali per l’attacco contro un impianto di desalinizzazione in Kuwait, su cui però l’Iran nega il proprio coinvolgimento accusando Israele, contro cui nelle ultime ore anche gli Houthi yemeniti hanno iniziato a scagliare alcuni droni e missili, minacciando di chiudere anche il Mar Rosso e a Suez.
La guerra quindi rischia di espandersi ancora di più, con il Pentagono che prepara l’invasione via terra delle isole dello stretto di Hormuz, come Kharg, snodo petrolifero cruciale. “Decide Trump”, spiegano fonti della Casa Bianca. Il piano diplomatico, invece, langue. Trump al riguardo continua a lanciare messaggi poco...lucidi: l’ultima di oggi vede il tycoon parlare da un lato di “grandi progressi” nei negoziati, “diretti e indiretti”, pur ribadendo di “essere pronto a distruggere Kharg e forse pure altre isole” dell’Iran.
Sulla situazione interna dell’Iran, che da inizio aggressione ha chiuso l’accesso a internet rendendo difficile avere informazioni, su Radio Onda d’Urto intervista a Behrooz Sarabi, compagno iraniano del Collettivo Together For Iran Milano.
PALESTINA - La Palestina oggi ricorda il 50esimo dall’istituzione della Giornata della Terra, che continua ogni giorno a essere rubata, occupata, bombardata. A Gaza altri raid con almeno 6 vittime e diversi feriti. Il bilancio delle vittime del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza iniziato il 7 ottobre 2023 è salito a 72.300, con 172mila feriti. Il numero di vittime solo dal cessate il fuoco mai rispettato da Israele dall’11 ottobre è salito a 705, con 2mila feriti. Recuperati anche i corpi di altri 756 palestinesi, morti nei raid precedenti, in corso in maniera incessante da due anni e mezzo
Da Gaza alla Cisgiordania Occupata, dove l’esercito israeliano ha ammazzato un 31enne durante un raid vicino Jenin. Aggressioni analoghe un po’ ovunque, mentre Tel Aviv annuncia la sospensione di un battaglione dopo l’aggressione e fermo di una troupe Cnn che stava documentando uno dei tanti attacchi da parte di coloni e per questo sono stati minacciati (loro, non i coloni) armi in pugno dai soldati di Tel Aviv.
ISRAELE - A Tel Aviv sabato 28 marzo si è tenuta la più grossa di 30 manifestazioni contro la guerra. Oltre un migliaio di persone ha sfidato i divieti della polizia – tra fermi (22) e violenze, con persone a terra e picchiate – per mobilitarsi e provare a “Fermare gli ingranaggi della guerra”. La manifestazione, la più grande da quando è iniziata (anche) l’aggressione all’Iran, era stata convocata da un ampio ventaglio di realtà intenzionate a opporsi alla “guerra senza fine” di Netanyahu e coloni.
Su questo, Radio Onda d’Urto ha intervistato da Tel Aviv Iddo Elam, rekusenik e compagno israeliano della Youth Communist League, in piazza sabato. Per Iddo Elam
“è vero che io e altri compagni ci siamo rifiutati di arruolarci, finendo in prigione, ma va detto che noi possiamo rifiutare perché abbiamo privilegi, sappiamo che la nostra famiglia ci sosterrà, che non verremo cacciati di casa per questo. Ma molti, moltissimi lavoratori in Israele sono cresciuti con la militarizzazione, con l’indottrinamento di scuole e famiglie, e non riescono a capire che quello che sta succedendo è sbagliato, e non riescono a capire che possono scegliere diversamente.
Il nostro lavoro politico è quello di raggiungere queste persone e dire loro perché devono vivere così, perché i prezzi dei beni di prima necessità sono più alti che mai e perché non avranno mai una casa con questi prezzi letteralmente alle stelle. Stiamo dando infatti miliardi di dollari ai coloni violenti in Cisgiordania, dando miliardi di dollari a queste guerre in Medio Oriente, in Iran, a Gaza, in Libano. Tutto questo deve finire, tutti noi possiamo e dobbiamo avere una vita migliore. Deve finire non solo perché stiamo danneggiando il popolo iraniano. Deve finire anche per aiutare noi stessi. E’ piuttosto difficile parlare di questo con gli israeliani, ma alla fine, dobbiamo provarci. Dobbiamo provarci perché si vede che le persone desiderano una vita migliore. In fin dei conti, le persone non sono cresciute per essere malvagie o per essere soldati imperialisti”.
LIBANO - Ci spostiamo in Libano. Qui l’esercito di Israele ha ammazzato 3 Caschi Blu indonesiani della missione Unifil (a guida italiana), mentre altri militari sempre di Unifil – 2 – sono stati feriti in un successivo attacco. “Israele dovrebbe porre fine alle sue operazioni militari in Libano” dice, usando il…condizionale, la Commissione europea. Prima risposta di Tel Aviv: nuovi attacchi in tutto il Libano, ucciso un soldato governativo, 2 feriti, vicino Tiro. Altre vittime, civili, nella valle orientale della Beeka e a Beirut sud: in un mese, i morti libanesi sono ormai 1.200.
EUROPA&USA - Scenario internazionale. In Europa la Spagna chiude lo spazio aereo ai voli militari di Stati Uniti e Israele impegnati nel conflitto in Iran, e ribadisce di utilizzare le basi di Rota e Moron: “fa parte della decisione già presa di non partecipare e di non contribuire a una guerra iniziata in maniera unilaterale e contro il diritto internazionale” ha detto il vicepremier spagnolo, Carlos Cuerpo.
La guerra però prosegue lo stesso, con i raid senza sosta di Israele e degli Usa, che – rivela il New York Times - il primo giorno di guerra ha usato un missile balistico di nuova concezione in un attacco che colpì una palestra e una scuola elementare adiacente, quella di Minab, con 180 studentesse ammazzate. Sempre negli Usa i repubblicani valutano tagli alla spesa sanitaria federale per contribuire a finanziare l’extra budget fino a 200 miliardi di dollari per la guerra in Iran e per le cosiddette misure di controllo dell’immigrazione, cioè i soldi da dare alla milizia fascista dell’Ice, recentemente spedita dalle strade della città…ai gates degli aeroporti.
ITALIA - Chiudiamo dall’Italia. Al porto di Piombino (Livorno) è arrivata una nave, carica di materiale bellico, e diretta in Arabia Saudita. A denunciarlo il sindacato di base Usb, che lunedì 30 marzo ha indetto uno sciopero per dare a lavoratori e lavoratrici la possibilità di “non collaborare a questi transiti”. “La nave Capucine”, scrive Usb Livorno, “è arrivata a Piombino. Come ha già fatto altre volte, caricherà a bordo tritolo, cartucce detonatori, batterie e gas compressi. Colpisce però la destinazione stavolta: il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Uno stato alleato degli Usa, che ospita sue basi militari e che è già coinvolto in una guerra ingiustificata contro l’Iran i cui effetti si vedono anche da noi, ogni volta che passiamo davanti a un distributore di carburante”, denuncia Usb, che rilancia anche un’altra mobilitazione nella cittadina labronica, quella dell’11 aprile contro il rigassificatore: “Piombino è ormai diventata una colonia, dove i cittadini loro malgrado sono dentro a meccanismi economici che non portano posti di lavoro ma speculazione”, dice Giovanni Ceraolo di Usb ai microfoni di Radio Onda d’Urto, che ricorda come sia indetta una manifestazione contro il rigassificatore, in programma l’11 aprile a Piombino.
L’intervista su Radio Onda d’Urto a Giovanni Ceraolo, coordinatore Usb Livorno.
Da Piombino a Civitavecchia, vicino Roma, che domenica ha salutato la partenza di una delle imbarcazioni dirette in Sicilia per prendere parte alla seconda Global Sumud Flotilla, intenzionata ad arrivare nella Striscia di Gaza in primavera.
Su Radio Onda d’Urto Paolo De Montis, veterano della prima spedizione, da Civitavecchia.
“(IN)SICUREZZA - 91 esponenti anarchici hanno subito un “fermo preventivo” in nome del famigerato decreto sicurezza – l’ultimo di una lunga serie varato dal governo Meloni – domenica a Roma. Le 91 persone sono state fermate preventivamente prima di raggiungere, il momento di ricordo funebre nei confronti di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti il 19 marzo nell’esplosione dentro un casolare al Parco degli Acquedotti nella capitale. I fermi sono stati eseguiti per il fotosegnalamento e rilevamento di impronte, sulla base della nuova normativa repressiva. Dopo 8 ore, in serata, sono stati rilasciati con diversi fogli di via.
L’intervista su Radio Onda d’Urto all’avvocata Paola Bevere, legale di anarchiche-i.
MIGRANTI - Sea-Watch 5 fermata per 20 giorni e multata per 10 mila euro, dopo lo sbarco del 18 marzo a Trapani e il rifiuto dell’equipaggio di fare sbarcare i naufraghi a Marina di Carrara, porto (lontanissimo) assegnato dalle autorità italiane. Il tutto nel “silenzio della politica sull’ecatombe nel Mediterraneo dove solo negli ultimi giorni hanno perso la vita altre 65 persone, morte annegate o di stenti alla deriva, in attesa di soccorsi”. Così Sea-Watch, che al blocco imposto dal Viminale risponde con una nuova missione di salvataggio, questa volta con la nave veloce Aurora.
Intanto il Tribunale di Salerno ha annullato un altro fermo, il terzo, imposto alla nave Geo Barents, di Medici Senza Frontiere. Il fermo in questione, avvenuto nell’agosto 2024, era il terzo dei 4 fermi imposti per effetto del dl Piantedosi all’imbarcazione di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere, operativa tra il giugno 2021 e il settembre 2024 e poi costretta a fermarsi proprio a seguito della lunga sequenza di fermi e dei relativi processi.
La sentenza del Tribunale di Salerno ha dichiarato illegittimo il provvedimento di fermo e – come spiegato da Medici Senza Frontiere – ha ribadito due principi fondamentali, ovvero che “l’onere della prova delle violazioni spetta alle autorità italiane” – mai riuscite di fatto a fornire elementi a sostegno delle loro accuse – e che gli ordini dati dalla cosiddetta Guardia costiera libica “non possono essere considerati di «coordinamento da parte dell’autorità competente”. Il Tribunale ha pertanto confermato che la condotta dell’equipaggio di Medici Senza Frontiere era del tutto legittima e conforme al diritto internazionale e nazionale.
Su Radio Onda d’Urto Juan Matias Gil, capomissione di Medici Senza Frontiere
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
30 marzo 1998; muore a Milano il compagno Primo Moroni, scrittore, libraio, intellettuale politico e sociale.









