Iran: rivolte di massa e minacce Usa. Manifestazioni solidali in Italia
Palestina: mobilitazione internazionale per il campo sportivo Aida di Betlemme e le/gli attivisti di Palestine Action in sciopero della fame | Siria: Rojava sotto attacco, "non lasciamoli soli"
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IRAN - Sono quasi 20 i giorni di rivolta di massa contro la crisi economica e il regime.
Teheran ammette che negli scontri in corso in tutto il Paese dal 28 dicembre sono morte 3mila persone, compresi 300 poliziotti. Altre fonti quadruplicano le vittime.
Impossibile avere cifre verificabili, anche perchè internet resta bloccato e così sarà per ancora 1, forse 2 settimane dice il regime, che scarica poi la responsabilità “per la perdita di vite civili innocenti” su “Usa e Israele”.
Al di là della retorica, la mobilitazione di massa per le strade iraniane è passata in pochi giorni da rivendicazioni economiche ad aspirazioni di cambio radicale di sistema, mettendo direttamente nel mirino il modello degli ayatollah, come emerso ormai mezzo secolo fa.
Per riempire questo possibile vuoto si muovono in molti, dentro e fuori dall’Iran. In prima fila gli Usa, con Trump che alla Casa Bianca ha convocato un’altra riunione sull’Iran, tornando a ventilare operazioni militari oltre a quelle economiche, rivolte anche contro la Cina, principale partner commerciale dell’Iran sul fronte energetico. Replica di Teheran: stop per ora alle comunicazioni dirette tra Araghchi e Witkoff.
In Italia intanto sono state organizzate le prime manifestazioni a sostegno della rivolta.
Venerdì 16 gennaio, alle 16.00 in piazza del Campidoglio a Roma, si terrà una manifestazione promossa da Amnesty International e Woman Life Freedom for Peace and Justice, il movimento Donna Vita Libertà, per sostenere il popolo iraniano.
Sabato 17 gennaio manifestazione alle ore 15.30 in Piazza Cordusio a Milano a sostegno del popolo iraniano. Promuove Collettivo Togheder for Iran e Collettivo Rivoluzionario Jina.
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PALESTINA - C’è poi la Palestina, alle prese con le nuove minacce di invasione via terra israeliana – la data indicata dai militari occupanti sarebbe marzo – e le faticose trattative relative alla presunta fase 2 vagheggiata da Trump nella Striscia di Gaza.
Nella Cisgiordania occupata, oltre alle violenze quotidiane di coloni ed esercito israeliano, tiene banco la vicenda di Aida Camp, Betlemme, addossato al muro dell’apartheid di Israele, che ha ordinato la demolizione del centro sportivo di Aida, divenuto negli ultimi un simbolo della resistenza culturale, sociale e anche sportiva dei palestinesi. Tel Aviv, di fronte alle pressioni dal basso, ha posticipato a settimana prossima l’abbattimento.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto il punto con Gabriele del Collettivo Calcio e Rivoluzione.
Sul fronte della solidarietà internazionale, al via oggi in Italia e in altri Paesi la mobilitazione internazionale per Palestine Action (in foto), i cui attivisti e attiviste sono in sciopero della fame da oltre due mesi nelle carceri britanniche.
Tre dei detenuti — Heba Muraisi, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello — sono a rischio imminente di morte e in sciopero rispettivamente da 71, 64 e 50 giorni. Un quarto detenuto, il ventenne Umer Khalid, ha ripreso lo sciopero della fame interrotto dopo 13 giorni per motivi di salute.
In serata, dalle 18.50, i Giovani Palestinesi di Milano hanno convocato un presidio per la libertà dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri inglesi, fuori dal consolato britannico di Milano.
Il collegamento dal presidio con il nostro collaboratore Andrea De Lotto:
SIRIA - Ancora dal Medio Oriente. In Siria, nel silenzio della comunità internazionale e della maggior parte dei media, gli jihadisti al potere a Damasco hanno dichiarato guerra all’Amministrazione autonoma democratica del Rojava, quindi alla rivoluzione del confederalismo democratico nei territori del nord-est siriano.
Il cosiddetto esercito siriano – un mix di bande jihadiste e salafite, eterodirette dalla Turchia – prepara l’attacco massiccio contro le forze curde-siriane tra Aleppo e l’ovest dell’Eufrate, nelle località di Deir Hafer e Maskana, dove affluiscono mezzi e uomini spediti da Damasco.
“Non lasciamoli soli. Come diceva Lorenzo e come si diceva per Afrin: facciamo sentir loro la nostra presenza, manifestiamo e parliamone!”.
È l’appello ai microfoni di Radio Onda d’Urto di Alessandro Orsetti, padre di Lorenzo “Tekosher” Orsetti, internazionalista italiano che nel 2019 ha dato la propria vita per difendere la rivoluzione e il confederalismo democratico in Rojava dagli attacchi dell’organizzazione jihadista Isis.
Oggi, su Radio Onda d’Urto, trovi anche:
Brescia. Giovedì la polizia supporterà gli ufficiali giudiziari nel tentativo di eseguire 3 sfratti. Una famiglia con bambini, una madre con due figlie e tre anziani, rischiano di finire per strada anche per la mancanza di intervento delle istituzioni. L’Associazione Diritti per tutti proclama una giornata di mobilitazione straordinaria contro gli sfratti con picchetti a partire dalle ore 8,30 a Brescia: tutte le informazioni qui.
Cpr. La deriva “manicomiale” dei lager per migranti in Italia non si ferma. “Purtroppo continuiamo a riceverne le prove e le testimonianze”, racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Nicola Cocco, medico della Rete Mai più Lager – No ai CPR e della SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni.
Askatasuna. Il focus di oggi, quello delle 12 sulle nostre frequenze, è stato dedicato alla lotta contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna di Torino, verso l’assemblea nazionale di questa sabato, 17 gennaio, per costruire il corteo nazionale del 31 nel capoluogo piemontese. Di seguito il podcast:
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
14 gennaio 2011 - La cacciata di Ben Alì in Tunisia







