Israele bombarda il Libano
Centiania di morti, a rischio gli accordi tra Usa e Iran | A Gaza ucciso da Israele il 262° giornalista | Non Una di Meno in piazza contro il DDL Bongiorno | L'inchiesta 7 aprile e il Teorema Calogero
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la newsletter quotidiana nei giorni feriali di Radio Onda d’Urto. A cura della redazione informativa, viene pubblicata non appena chiudiamo la porta della Radio alle 20: come tutte le email, tu la puoi leggere quando vuoi!
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MEDIO ORIENTE - Il Medio Oriente è ancora in fiamme. Il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è stato nuovamente interrotto a seguito dei violenti attacchi israeliani contro il Libano. Nella notte Trump e le Guardie della Rivoluzione iraniane avevano annunciato la sospensione di tutti i bombardamenti, permettendo il transito delle navi dallo Stretto del Gonfo.
Ma Tel Aviv, fuori dal tavolo negoziale, ha minato intenzionalmente l’accordo per tornare alla guerra totale e permanente, unica opzione politica concepibile per coloni e Netanyahu. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Mauro Pompili, giornalista che da anni vive nella capitale libanese.
Beirut è travolta dai raid. 100 bombe in 10 minuti, sganciate da Israele sulla capitale libanese. Si segnalano bombardamenti dal lungomare fino alla periferia. Diverse testimonianze parlano di scene apocalittiche, con edifici in macerie, panico fra la popolazione e numerosi cadaveri per le strade.
Secondo la Protezione civile libanese, aggiornata alle 20 di mercoledì 8 aprile, almeno 254 persone sono state uccise e 1.165 ferite dagli attacchi israeliani in tutto il Libano. Israele ha barbaramente colpito aree densamente popolate, in una capitale che conta 500mila abitanti: molte persone sono ancora intrappolate sotto le macerie, mentre gli ospedali della zona sono sotto forte pressione. Nella valle della Bekaa, un bombardamento aereo israeliano ha ucciso almeno 10 persone che stavano partecipando a un funerale. La corrispondenza da Beirut, per Radio Onda d’Urto, di David Ruggini, capomissione di Un Ponte Per in Libano.
Il tutto a poche ore dallo stop, dopo 40 giorni, delle bombe israelo-statunitensi contro l’Iran. Il round di trattative tra Teheran e Washington per un accordo complessivo è previsto a Islamabad, Pakistan, venerdì. Dovrebbero esserci il vicepresidente JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Bagher Ghali. Sul piatto da un lato i 15 punti richiesti dagli Usa, dall’altro, invece, i 10 punti di controreplica iraniana. Quali le maggiori criticità delle reciproche richieste? Ahmad Rafaat, giornalista italo iraniano, autore di diversi libri su Teheran e fondatore dell’associazione Iniziativa per la Libertà d’Espressione in Iran.
Di Palestina invece non parla nessuno: qui Israele continua a uccidere, tanto in Cisgiordania (3 feriti a Masafer Yatta e raid di coloni e polizia vicino a Betlemme) quanto a Gaza, dove torna a scarseggiare il cibo visto il perdurare dello stop ai valichi, mai riaperti davvero nonostante l’accordo ormai di ottobre. L’Oms rilancia l’allarme sanità per le condizioni disastrose di vita nella Striscia.
Il corrispondente di Al Jazeera Mohammed Wishah è stato ucciso da un attacco con droni israeliani a Gaza nella giornata di oggi. Con l’uccisione di Wishah, il numero di giornalisti palestinesi uccisi da Israele dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023 è salito a 262. Sami Abu Omar, nostro collaboratore, da Gaza.
Lato solidarietà internazionale e iniziative per la Palestina. “La nostra Onda non si arresta-Insieme per Gaza” è il titolo dell’evento che si svolge domenica 12 aprile a Campo Marte a Brescia, promosso da Global Movement to Gaza per raccogliere fondi a sostegno della nuova missione della Global Sumud Flotilla. Ne abbiamo parlato qui.
Ancora iniziative di solidarietà. Folto presidio a Roma questo mercoledì mattina sotto la Cassazione in attesa della decisione sui ricorsi presentati dalle difese nell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas che coinvolge Mohammad Hannoun, presidente Api, detenuto da fine 2025, ora in massima sicurezza a Terni. La Suprema Corte deve esprimersi anche sull’utilizzabilità dei file israeliani esclusi perché acquisiti tramite fonte anonima, cioè con veline non verificabili dello Shin Bet. Sul piatto anche il ricorso della Procura di Genova contro la decisione del tribunale del Riesame che nei mesi scorsi ha disposto la scarcerazione di altri 2 indagati. Vincenzo Miliucci, compagno della Confederazione Cobas e solidale con la Palestina.
GENERE - Restiamo a Roma dove in Senato si è svolta la riunione del comitato ristretto chiamato a trovare una mediazione politica sul testo del cosiddetto ddl Bongiorno, ovvero il disegno di legge che vorrebbe modificare il reato di violenza sessuale sostituendo il modello del consenso con quello basato sul “dissenso”. Ancora distanti le posizioni tra maggioranza e opposizione.
Un intervento normativo fortemente contestato dai centri antiviolenza (cav), dalle reti e dai movimenti femministi e trasfemministi di tutto il Paese che, oggi, tornano in piazza per far sentire tutta la propria contrarietà alle modifiche proposte. “La sola modifica possibile alla legge sulla violenza sessuale è l’introduzione del consenso libero è attuale. “Consenso riconoscibile” vuol dire Dissenso e non lo accetteremo!”, ribadisce Non Una di Meno sui propri profili social.
Con questa cornice – che rientra nel quadro della mobilitazione permanente lanciata lo scorso gennaio da cav e reti femmiste e transfemministe – il nodo romano di Non Una di Meno sarà, assieme ai centri antiviolenza, alle ore 15 sotto il Senato, ma manifestazioni analoghe si svolgeranno in decine di città: a Milano, appuntamento alle ore 18,00 sotto la Prefettura perché, come spiega ai nostri microfoni Elena di Non Una di Meno Milano, “Senza consenso è sempre stupro”.
Non Una di Meno Brescia ha organizzato, invece, un “presidio rumoroso” nel tardo pomeriggio in piazzetta Bell’Italia, ribattezzata ormai da anni piazzetta Non Una di Meno.
Anche a Roma Non Una di Meno era in piazza, dalle 15 era sotto il Senato, assieme ai Centri antiviolenza. Almeno un migliaio le persone presenti.
STORIA (DI CLASSE) - Chiudiamo la newsletter di questa sera con l’intervista a Elio Catania, ricercatore storico e autore del libro “Antiterrorismo. Conflitto sociale e fine della storia in Italia 1968-1992” sull’inchiesta contro l’Autonomia, la morte di Calogero, il ruolo del Partito comunista italiano nel sostegno all’operazione repressiva.
“L’inchiesta che porta agli arresti del 7 aprile rappresenta la volontà di soggetti differenti, la magistratura inquirente e giudicante, non solo quella di matrice conservatrice ma principalmente quella di matrice progressista, oltre che il PCI, le forze dell’ordine e gli stessi organismi di’intelligence, di chiudere i conti con la stagione dei movimenti; la volontà non tanto di perseguire reati individuali quanto di processare una intera stagione conflittuale tramite grandi processi collettivi”.
Elio Catania risponde così alla domanda su cosa sono stati l’inchiesta 7 aprile e il teorema Calogero, un’operazione che segna anche una svolta nella strategia repressiva contro il movimento comunista rivoluzionario autonomo degli anni 70.
Come terminò l’inchiesta 7 aprile?
“Si disgregò l’impianto accusatorio a partire dall’imputazione di insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Molti imputati furono assolti dopo anni di carcerazione preventiva. Negri assolto dall’accusa di aver guidato il sequestro Moro. Anche se ci furono condanne per reati associativi.”
Oggi, su Radio Onda d’Urto, trovi anche:
UCRAINA - Radio Onda d’Urto torna sulla situazione umanitaria in Ucraina con Luca Rifiorati, coordinatore del programma di Emergency nel paese dell’est Europa.
MEMORIA - L’Archivio del Gatto Nero è un viaggio negli archivi quarantennali di Radio Onda d’Urto, emittente radiofonica antagonista nata in una cantina di vicolo delle Sguizzette (Brescia) il 18 dicembre 1985. Nella puntata di oggi “Strage, per una memoria non pacificata”. Intervento di Umberto Gobbi, di Radio Onda d’Urto, dal convegno dell’11 maggio 2024 organizzato dalla stessa Radio Onda d’Urto a Brescia.
CULTURA - La chitarra e il potere. Storie e autori delle canzoni politiche di protesta in Italia e nel mondo. Trasmissione in onda il secondo e quarto mercoledi del mese, dalle 20 alle 21, su Radio Onda d’Urto. Siamo alla seconda stagione, dal titolo “Bella Ciao – Testimonianze sonore sulla Resistenza”. In questa puntata ascoltiamo l’album “Materiale resistente 1945-1995” uscito in occasione del 50º della Liberazione d’Italia dal nazifascismo.
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
8 Aprile 2013 - Muore Margaret Thatcher, festeggiamenti nelle piazze inglesi:








