Lavoro e crisi climatica: mercoledì sciopero dei riders
Pagati a consegna, non ricevono paga nelle ore di stop per il caldo estremo | Usa-Iran, Hormuz di nuovo chiuso | Procura di Ancona: "a Loreto non è stato femminicidio". Il commento
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LAVORO E CRISI CLIMATICA - In Italia, da nord a sud, imperversano gli effetti della crisi climatica. Aumentano le temperature e i rischi per la salute, in primis per lavoratori e lavoratrici - soprattutto quelli che operano all’aperto - e per le persone più fragili come anziani, bambini molto piccoli e chi soffre di patologie croniche. Per il Ministero della Salute oggi sono due le città da bollino rosso, che indica condizioni di emergenza con possibili effetti negativi sulla salute anche delle persone sane. Si tratta di Firenze e Perugia, da tre giorni nella morsa dell’afa-record.
Da domani, però, saranno bollino rosso anche Brescia e Torino. La giornata peggiore sarà mercoledì, con 7 città in emergenza: Firenze, Perugia, Brescia, Torino, Bologna, Roma e Frosinone. Nelle stesse ore sarà allerta arancione per Cagliari, Campobasso, Latina, Milano, Pescara, Rieti, Trieste, Verona e Viterbo.
Tra i lavoratori più esposti ai rischi per la salute ci sono i riders delle piattaforme di food delivery. I ciclofattorini sono pagati a consegna dunque, per loro, non effettuare le consegne significa non ricevere lo stipendio. Anche per questo, mercoledì, i lavoratori di Glovo, Deliveroo e Just Eat sciopereranno. Nel mirino della protesta c’è l’applicazione di un’ordinanza che impone il blocco delle attività di consegna durante le ore più calde della giornata per tutelare la salute dei lavoratori. Secondo i sindacati, però, questa misura si sta traducendo in una perdita di stipendio per una categoria già iper precaria e sfruttata. Su Radio Onda d’Urto, stamattina, abbiamo raccolto le considerazioni a riguardo di Guido Viale, ricercatore in ambito economico, sociale e ambientale. Di seguito un estratto del suo intervento:
IRAN - “Gli Stati Uniti stanno prendendo il controllo dello Stretto di Hormuz, probabilmente saremo noi a gestire lo Stretto e verremo pagati per sorvegliarlo”. Lo ha detto nel primo pomeriggio di oggi il presidente Usa Trump in un’intervista all’emittente di destra Fox news. Nega l’Iran che, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Baghei, denuncia: “Sono stati gli americani a violare il memorandum d’intesa e a fare a pezzi i 14 punti dell’accordo”. Per quanto riguarda Hormuz, spiega sempre l’iraniano Baghei, “Iran e Oman non sono riusciti a definire un piano per istituire un meccanismo di gestione”.
È impossibile accedere a informazioni indipendenti sulla reale situazione nello Stretto. Quel che è certo è che proseguono gli attacchi dell’esercito statunitense sull’Iran, in particolare nell’area dello Stretto di Hormuz, tornato ormai chiuso. Dall’altra parte, i Pasdaran rispondono colpendo le basi militari Usa presenti nella regione. I transiti attraverso lo snodo marittimo strategico intanto sono di nuovo azzerati. La ripresa della guerra imperialista ha già causato un forte rialzo del prezzo del petrolio: sia il Wti che il Brent segnano un aumento di oltre il 4%. Oggi abbiamo commentato le ultime notizie con Raffaella Bolini, dell’Arci nazionale, per cui si occupa di temi legati alle guerre, e con Marco Bersani, di Attac Italia e della rete Stop ReArm Europe. Di seguito un estratto dell’intervento di Raffaella Bolini:
Sempre in Medio oriente l’esercito dell’Arabia Saudita è tornato a bombardare lo Yemen. I jet sauditi hanno preso di mira l’aeroporto della capitale Sanaa. In tutta risposta il movimento sciita Ansar Allah - gli Houti - che controlla una parte del paese che comprende la capitale, ha sequestrato un aereo della Croce Rossa Internazionale. “Riad ha posto fine alla fase di de-escalation e deve assumersi la piena responsabilità della sua aggressione, che non rimarrà senza risposta né impunita”, fanno sapere gli Houti, che in serata hanno lanciato sei missili su un aeroporto in Arabia Saudita.
FEMMINICIDIO - Per la Procura di Ancona l'uccisione di Luigia Fortunato da parte del marito Sami Khemaies, avvenuta lo scorso 9 luglio, non è stato un femminicidio, ma un omicidio volontario. L'omicidio volontario prevede una pena da 21 anni, aumentati di un terzo se commesso con l’uso di un’arma. Il reato di femminicidio introdotto nel dicembre dell'anno scorso, invece, prevede l'ergastolo e soprattutto riconosce la matrice di genere; viene, infatti, contestato per omicidi commessi per odio, discriminazione, prevaricazione o per motivi di controllo e possesso. Su Radio Onda d’Urto abbiamo commentato la notizia con Cristina Guatta, avvocata della Casa delle donne di Brescia.
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Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia) e i suoi anniversari. Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere il mondo per… trasformarlo.
13 luglio 1920 - Incendiato dai fascisti il “Narodni Dom” a Trieste









