Libano: Israele minaccia la guerra totale, Trump "congela" l'attacco su Beirut
Boom di Data Center in Italia nella totale mancanza di regole I Cpr: tentati suicidi e rivolte dal Friuli a Milano I Colombia: alle presidenziali avanti il candidato "trumpiano"
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LIBANO & IRAN - Israele mette a ferro e fuoco il Libano e minaccia di colpire la capitale Beirut. Duplice l’intento del terrorismo di Stato di Netanyahu: annichilire quel che resta della statualità libanese e fare saltare per aria i già fragilissimi negoziati tra Iran e Usa.
Verso le 19.30 di oggi, lunedì 1 giugno, colloqui di Trump sia con Netanyahu che con esponenti di Hezbollah. “Israele aveva pianificato un attacco su vasta scala sulla roccaforte di Hezbollah a Dahiyeh, a Beirut, che è stato rinviato all’ultimo minuto per l’intervento americano”, scrive la tv pubblica israeliana Kan.
Poco prima Teheran, storico alleato di Hezbollah nel sud del Libano, aveva fatto sapere di aver interrotto i negoziati indiretti con gli Usa, ventilando il possibile blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz. Ancora più nette le parole di Khatam al-Anbiya, il Comando unificato che riunisce l'esercito regolare dell'Iran e i pasdaran: “in caso di attacco su Beirut, i residenti nel nord di Israele si preparino a evacuare”.
Sul Libano balbetta qualcosa anche la Ue, “chiedendo” – e già il verbo denota l’irrilevanza di Bruxelles - a Israele “di porre fine all’escalation militare e di rispettare la sovranità e l’integrità del Libano”. Netanyahu irride i vari Macron, Tajani e Starmer, definendo i quartieri sud di Beirut, dove vivono centinaia di migliaia di persone, “i quartier generali del terrorismo” e ordinando l’evacuazione totale – cioè l’autodeportazione – degli abitanti di Dahyeh, il più grande sobborgo della cintura meridionale di Beirut, abitato in particolare (ma non solo) dalla comunità sciita.
L’occupante sionista ha già tagliato il Libano in due con attaccando il castello di Beaufort e avanzando di 25 chilometri oltre il fiume Litani. Difficile tenere il conto delle vittime, dato che i raid colpiscono ovunque; solo a Tiro, millenaria città del sud, 6 morti per un raid israeliano rivolto – ancora una volta – contro un ospedale, il Jabal Amel. Altre vittime si registrano in mezzo Libano. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese oltre il collasso.
PALESTINA - Israele continua il massacro anche della popolazione palestinese a Gaza: 3 morti e 13 feriti per raid contro il porto di Gaza, dove sono arrivati alcuni resti di una delle navi della Flotilla, la Kasri Sadabat, affondata dagli israeliani, che intanto fanno sapere che giovedì ripartiranno in Egitto i colloqui sul cosiddetto “disarmo di Hamas”. Dato il fallimento scontato del Board Of Peace, non è chiaro di cosa si possa parlare a Il Cairo, mentre Tel Aviv ha occupato il 70% della Striscia, non rispettando nemmeno per finta il cessate il fuoco di ottobre.
Violenze israeliane continue anche in Cisgiordania Occupata: incursioni a Hebron, Nablus, Gerusalemme – i soldati occupanti hanno invaso il campus dell’università Al Quds – e Ramallah, dove Tel Aviv ha sparato su lavoratori intenzionati a superare il muro dell’aparheid per sbarcare il lunario, uccidendo un 26enne palestinese.
Ancora Palestina, con la solidarietà concreta e informata. “Chi è Teva? Che ruolo ha nell’attuale genocidio del popolo palestinese? È lecito e possibile boicottarla, tutelando al contempo la salute dei pazienti?” È a partire da queste domande che Bds Italia, Sanitari per Gaza e #DigiunoGaza lanciano un nuovo ciclo di webinar per offrire a medici, farmacisti e personale sanitario interessato una guida pratica per boicottare Teva, colosso farmaceutico israeliano.
Su Radio Onda d’Urto date e presentazione con Mario, Bds Italia.
DATA CENTER - In piena crisi energetica, in Italia la nuova corsa all’oro è quella dei data center, uno dei quali è stato annunciato anche a due passi dalla sede di Radio Onda d’Urto, in via Milano a Brescia. Da una parte ci sono investimenti miliardari legati all’intelligenza artificiale e ai suoi server, dall’altra la preoccupazione di chi abita e lavora in territori dove ora si vorrebbero costruire grandi hub per la raccolta dati. Già contestati negli Stati Uniti, i data center sono altamente energivori e hanno bisogno di un elevato consumo di acqua per il raffreddamento delle macchine.
I data center tendono a essere localizzati in territori dove c’è maggiore richiesta: è il caso della Lombardia, dove si concentrano i maggiori progetti realizzativi dei data center. Qui si concentrano 67 dei 168 impianti censiti in Italia nel 2024. Le richieste di connessione alla rete di alta tensione presentate a Terna hanno raggiunto quasi i 40 GW nella sola Lombardia: la metà degli 80 GW richiesti a livello nazionale.
E’ proprio la Lombardia ad aver approvato, martedì 26 maggio, il progetto di legge che dovrebbe regolamentare l’apertura di nuovi data center per la Regione. Sulla carta la legge servirebbe per disincentivare i colossi a realizzare gli hub per la raccolta dati in territori “vergini”, come campi agricoli o aree verdi. La costruzione dei data center in terreni vergini non è stata però vietata: sono aumentati gli oneri di costruzione, del 100% in più rispetto ad oggi nelle aree agricole e il 200% in più nei parchi. Briciole per i giganti economici dei servizi cloud e AI.
MIGRANTI - 26 persone sbarcate oggi a Porto Zafferano, sud Sardegna; altre 29 a Crotone, in Calabria. Nella stessa regione 4 persone carbonizzate sono state ritrovate trovate in un’auto ferma sulla SS 106 ad Amendolara, Cosenza. Sono 4 migranti pakistani. Il gesto è doloso, sostengono sul posto posto polizia e magistratura, chiamate ad indagare anche in Sicilia, di fronte a diverse aggressioni razziste. Il caso di sabato - un giovane lavoratore bengalese colpito a bastonate in faccia, da 4 giovani che l’hanno attaccato mentre lui, in bici, si recava al lavoro nei campi - non è il solo. La denuncia è di Avs Marsala, che ha raccolto una mezza dozzina di segnalazioni analoghe, nello stesso week end, sempre nel versante sud di Marsala.
In questo scenario drammatico, dal Friuli alla Lombardia rimbalzano diverse notizie relative ai lager di Stato per migranti, i Cpr, tra tentati suicidi e rivolte.
Su Radio Onda d’Urto Teresa Florio, Rete Mai più Lager – No ai Cpr.
COLOMBIA - Con il 99% dei voti in Colombia le presidenziali vedranno un secondo turno il 21 giugno tra l’ultradestra fascista e trumpiana di Abelardo de la Espriella (43,72%) e il progressista Ivan Cepeda (in foto) del Pacto Historico oggi al potere (40,92%). La differenza tra i due candidati è di 650.000 voti. Partecipazione sotto al 58%, con 650.000 tra voti bianchi e nulli. Tonfo pesantissimo della destra “tradizionale”, quella uribista, con la candidata Paloma Valencia al 6,92%.
Ascolta diverse voci, dalla e sulla Colombia, raccolte da Radio Onda d’Urto.
Oggi, sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, anche:
A chiudere la newsletter, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia) e i suoi anniversari. Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere il mondo e poi… trasformarlo.
1 giugno 1855: il mercenario Usa, William Walker, conquista il Nicaragua e impone lo schiavismo.









