Libano: la tregua tra Beirut e Tel Aviv “non vale per il Sud”; Hezbollah la respinge
Usa: cresce il dissenso verso le politiche di Trump | Energia: via libera al decreto sul nucleare | Amendolara: sabato manifestazione nazionale per i 4 braccianti | Argentina: 11 anni di Ni Una Menos
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LIBANO - Il cessate il fuoco siglato a Washington dal governo di Israele e da quello libanese di Beirut - incaricato di collaborare con l’occupazione israeliana contro Hezbollah - dovrebbe controllare alcune delle aree invase dall’esercito israeliano a sud. Inoltre la tregua, che non vale per il sud del Libano, è comunque subordinata alla “cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i suoi membri dal settore del fiume Litani meridionale”.
Hezbollah ha respinto il cessate il fuoco, facendo sapere di aver “informato il presidente Aoun del proprio rifiuto dell’accordo: si deve iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio”. Hezbollah aggiunge inoltre di considerare “il ritorno degli sfollati, la ricostruzione e il rilascio dei prigionieri libanesi” come “condizioni essenziali per qualsiasi futuro accordo”. L’accordo di Washington è “una capitolazione e una sconfitta” ha chiosato il leader di Hezbollah, Qassem, che invita Beirut a “porre fine alla farsa e all’umiliazione dei negoziati” con Israele.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Lorenzo Trombetta, analista mediorientale per Limes e Ansa, autore del recente libro “Damasco, crocevia millenario nello spazio euroasiatico”. Di seguito un passaggio della sua analisi
Sul terreno quindi si spara ancora. 9 morti e 8 feriti oggi per i raid israeliani tra Sohmor, valle della Bekaa, la diga di Qaraoun - una delle più importanti del Libano -, Lebbaya, il sud di Beirut, Nabatieh, Bint Jbeil e Tiro. A Marjayoun è invece morto un soldato serbo Unifil, 2 feriti. Scambio di accuse, sull’attacco, tra il movimento sciita e Tel Aviv, dove Netanyahu ha convocato nel pomeriggio i militari per un vertice, mentre suonano le sirene d’allarme nel nord.
Dal Libano all’Iran. È morta a 56 anni l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, famosa in tutto il mondo per la graphic novel “Persepolis”.
Satrapi, disegnatrice e illustratrice, viveva in Francia, in esilio, da 30 anni. La sua opera più nota, Persepolis, raccontava la sua infanzia a Teheran, la rivoluzione del 1979 contro lo Shah di Persia, le speranze che l’accompagnava e la delusione per la sua trasformazione nell’attuale potere teocratico. Il film tratto dalla graphic novel ottenne il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2007.
USA - Cresce il dissenso verso le politiche guerrafondaie dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. Mercoledì alla Camera dei Rappresentanti, quattro Repubblicani hanno votato con i Democratici una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe impegnate contro l’Iran.
La risoluzione sottolinea il fatto che Trump non è passato dal Congresso prima di entrare in guerra. La “War Powers Resolution” del 1973 impone infatti che “dopo 60 giorni dall’avvio di un conflitto” il Congresso debba autorizzare una guerra. Una legge che tuttavia è stata “spesso aggirata”.
In risposta al calo dei consensi, in alcuni Stati Repubblicani “si stanno ridisegnando le mappe elettorali” per favorire il “Grand Old Party” e non perdere la maggioranza al Congresso alle elezioni di metà mandato, previste per novembre.
Sulle nostre frequenze, l’approfondimento con il giornalista e americanista Martino Mazzonis
ENERGIA - È arrivato il via libera da Bruxelles alle deroghe al Patto di stabilità per l’energia chieste dal governo italiano. Gli Stati potranno usare una quota della deroga fiscale prevista per la difesa per investimenti energetici e misure di transizione, ma non per sussidiare i combustibili fossili. La decisione arriva dopo settimane di pressioni da parte del governo italiano, che aveva chiesto a Bruxelles di riconoscere l’emergenza energetica come una priorità paragonabile alla difesa.
La Commissione Ue propone “una flessibilità fiscale limitata” con la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 con un limite cumulato dello 0,6% nei 3 anni. La Commissione specifica che le risorse potranno essere usate per “investimenti” e “sostegni alle famiglie” sulle rinnovabili, ma “non per i tagli alle accise”. Secondo alcuni calcoli il Governo potrebbe così scorporare spese per circa 13,6 miliardi.
Oggi è arrivata una precisazione da parte della Commissione: l’obiettivo è quello “di aiutare gli Stati membri a ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili” e qualsiasi misura compatibile con il debito dovrebbe essere sostenuta nell’ambito di questa flessibilità davvero eccezionale, ha precisato un portavoce dell’esecutivo Ue.
Sulla spinta delle notizie che arrivano dall’Europa sui finanziamenti alle fonti di energia non fossile il governo, Meloni fa intanto un altro passo verso la reintroduzione del nucleare in Italia nonostante le vittorie del “No” all’energia atomica nei referendum del 1987 e del 2011. La Camera ha approvato la legge delega sul nucleare.
Sempre in tema “energia”, oggi sulle nostre frequenze anche:
Re-Common lancia una petizione al governo per tassarte gli extraprofitti del fossile. Ai nostri microfoni, Antonio Tricarico di Re-Common.
LAVORO E SFRUTTAMENTO CAPITALISTA - I 4 lavoratori migranti di origine afghana e pachistana bruciati vivi ad Amendolara, nella piana di Sibari, in Calabria, potrebbero essere state vittime di una guerra per il controllo dei campi. Sarebbe, questa, una delle piste seguite dalla Procura di Catanzaro.
Per i quattro omicidi sono in carcere due cittadini pachistani. Le indagini puntano alla rete di caporali che controlla e sfrutta i braccianti costringendoli a orari e condizioni di lavoro da schiavi. Sono sotto protezione, invece, i due braccianti sopravvissuti alla strage.
La Flai Cgil, intanto, lancia una manifestazione nazionale per sabato 6 giugno, alle 16, con partenza dalla stazione di servizio di Amendolara in cui è avvenuto l’eccidio dei lavoratori e arrivo in paese.
Sul tema, ai nostri microfoni:
ARGENTINA - Il movimento femminista argentino Ni Una Menos è sceso in piazza ieri, mercoledì 3 giugno, per ribadire alcune istanze imprescindibili per il movimento e per celebrare l’undicesimo anniversario della prima storica mobilitazione.
La manifestazione è stata imponente ed è stata l’occasione per migliaia di persone di protestare, una volta in più, contro il definanziamento delle politiche di genere portato avanti dal governo, colpevole anche di relativizzare la figura penale del femminicidio in un Paese ancora caratterizzato da forti discriminazioni di genere e da tassi di femminicidio che, per Ni Una Menos, sono “da emergenza sociale”. La chiamata del movimento femminista è quindi caduta in un contesto politico, sociale, ed economico molto difficile, di cui “la politica di crudeltà organizzata” del governo Milei è l’espressione più diretta.
A pesare in maniera determinante sulla partecipazione – la più alta degli ultimi anni – è stata tuttavia anche la forte commozione, e rabbia, generata dagli ultimi femminicidi registrati nel Paese. Femminicidi particolarmente efferati ai danni di tre ragazzine, l’ultimo dei quali ha coinvolto una quattordicenne sequestrata, violentata e uccisa nella città di Cordoba, presumibilmente da un uomo già condannato per gli stessi reati.
Oggi, sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, trovi anche:
CATANIA: Nasce un nuovo spazio liberato. Si chiama Lampo – Laboratorio Melting Pot occupato. Con noi, a presentarlo, Rosa, attivista di Catania.
REPRESSIONE: La Procura Generale riapre il caso di Igor Squeo. Sei poliziotti indagati per la morte del 33enne. Ai nostri microfoni, Luigi Mastrodonato, giornalista, autore di diversi articoli sul caso Squeo, nonché ideatore di Malapolizia.
BRESCIA: Sabato 6 giugno torna la street parade contro repressione, disuguaglianze e guerre. La presentazione di Stefano, della redazione musicale di Radio Onda d’Urto e di Smash Repression Brescia.
A chiudere la newsletter, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia) e i suoi anniversari. Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere il mondo e poi… trasformarlo.
4 Giugno 1989 - La repressione in Cina del movimento di Piazza Tienanmen










