Lotte operaie: Electrolux chiude, tute blu in sciopero
Iran: negoziati in stallo e si torna a parlare di guerra aperta I Taranto in piazza per Sako Bakari I Bolivia: marcia contro le privatizzazioni della destra
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LOTTE OPERAIE - Il colosso svedese dell’elettrodomestico Electrolux ha annunciato 1.700 licenziamenti, quasi il 40% dei 4.500 attuali dipendenti. Nessuno stabilimento in Italia sarà escluso dalla ristrutturazione e riduzione del personale. In particolare, è stata annunciata la chiusura dell’impianto di Cerreto d’Esi (Ancona), in cui operano 170 dipendenti.
Contro i licenziamenti Fiom, Uilm e Fim hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero nazionale, da declinare in ogni stabilimento. I sindacati si rivolgono al Governo: “Chiediamo al governo un immediato intervento con una convocazione urgente al Mimit”. Nei prossimi giorni saranno coinvolte le istituzioni locali per chiedere di fare fronte comune con i lavoratori.
Tutti gli stabilimenti Electrolux sono in sciopero tra oggi e domani annuncia Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom Cgil e responsabile settore elettrodomestico, che aggiunge: “Non consentiremo l’ennesimo scempio industriale, non consentiremo che vengano tolti posti di lavoro e produzioni nel nostro Paese”. Si rinnova dunque la richiesta al governo “di intervenire con urgenza per tutelare le lavoratrici e i lavoratori e salvare un polo industriale strategico”.
TARANTO - “Non si restare in silenzio. Dopo l’uccisione di Sako Bakari, lavoratore originario del Mali, avvenuta in piazza Fontana, sentiamo il bisogno di esserci. Di ritrovarci come comunità, di condividere dolore, riflessioni, domande, ma soprattutto di affermare insieme un’idea diversa di città fondata s dignità umana, lavoro, diritti e convivenza”. Così il Coordinamento di Libera Taranto, Associazione Babele Aps, Mediterranea Saving Humans Taranto e Comunità Africana di Taranto, annunciando un presidio con microfono aperto giovedì 14 maggio, ore 17.30 in piazza Fontana.
Le associazioni invitano “a uno spazio aperto, plurale e condiviso, per ribadire insieme che nessuna vita è invisibile e che la violenza, il razzismo, l’odio e l’indifferenza non possono avere l’ultima parola.
A Taranto non c’è spazio per il razzismo, anche se è generato dal disagio. Partecipare significa scegliere da che parte stare”.
Bakari, bracciante agricolo, è stato ucciso all’alba di sabato nella città vecchia con tre colpi inferti con un’arma da taglio dopo essere stato prima malmenato da un gruppo di giovani e aver tentato invano di fuggire. Ieri sera la Polizia ha notificato il fermo di indiziato di delitto nei confronti di quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni e di un 20enne, accusati di concorso in omicidio aggravato.
Le considerazioni di Luca Casarini, Mediterranea Saving Humans.
Sako Bakari era originario del Mali, paese africano squassato in queste ore da una violentissima recrudescenza della guerra civile endemica in corso da anni. La stessa capitale Bamako rischia di cadere in mano agli insorti. Ci aggiorna il giornalista Alberto Magnani, corrispondente dall’Africa per il Sole 24 Ore.
IRAN - “Certamente la realtà dello stallo dei negoziati mostra fino in fondo le enormi difficoltà che gli Stati Uniti stanno incontrando in questa guerra, il dato di fatto è che l’Iran ha inchiodato gli Stati Uniti dal punto di vista militare e della politica internazionale.” Raffaele Crocco, giornalista che è stato inviato di guerra e ora è direttore responsabile dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo commenta in questo modo le dichiarazioni di Trump sulla tregua che sarebbe molto a rischio con l’1% di possibilità di reggere: “l’Iran ha mostrato che , regime o non regime, ha una capacità di tenuta politica, economica e militare assolutamente inattesa.” Il presidente statunitense intanto alterna affermazioni contraddittorie, ritenendo la soluzione diplomatica ancora possibile per poi definire spazzatura la proposta iraniana.
Su alcuni punti le posizioni sono ancora decisamente lontane, per Crocco addirittura inavvicinabili: “il punto centrale rimane quello del programma nucleare iraniano, quello è diventato il nodo vero sul quale la sovranità del paese viene messa in discussione. Gli iraniani quindi a questo punto difficilmente cederanno, per di più sapendo di essere in regola dal punto di vista formale del diritto internazionale; non dimentichiamoci che l’Iran ha siglato tutti i trattati internazionali di non proliferazione nucleare. Cosa che invece non ha fatto Israele -prosegue l’analista – che ha una bomba atomica assolutamente illegittima e illegale, non sottoposta ad alcun controllo di alcuna agenzia internazionale e tutti fanno finta che questo sia regolare. E’ evidente che l’Iran su questo punto non può accettare compromessi.”
C’è poi il tema del controllo dello Stretto di Hormuz: “è diventata centrale per una questione di equilibri generali del pianeta e Teheran vorrà ribadire il proprio controllo”, anche da usare come asso nella manica da giocare nei momenti di crisi. Se non si raggiunge un accordo la previsione di Raffaele Crocco è che l’Iran possa tenere chiuso a lungo lo Stretto di Hormuz: “Teheran ha tutta una serie di vie di fughe e di approvvigionamento che non dipendono da Hormuz e che le consentono comunque di andare avanti abbastanza bene per molto tempo mentre le economie soprattutto asiatiche da questa chiusura rischiano di essere strozzate; anche l’Unione europea che comincia ad avere difficoltà rispetto alle scorte, quindi lo stretto se non si trova una soluzione reale rischia di restare chiuso per molto tempo.”
BOLIVIA - Americhe. L’ex presidente boliviano Evo Morales, leader del Movimento al socialismo, al governo dal 2006 al 2019, ha annunciato una nuova mobilitazione contro le politiche neoliberiste e di privatizzazione del governo di destra di Rodrigo Paz. Sarà una marcia di 6 giorni dalla città di Caracollo, sugli altipiani, a 190 chilometri dalla capitale La Paz. La ‘Marcia per la vita per salvare la Bolivia’, questo il nome dell’iniziativa, è stata organizzata da Evo Pueblo, l’organizzazione politica guidata dall’ex leader dei coltivatori di coca nella regione del Chapare, a Cochabamba, e dovrebbe raggiungere la sede del governo il 18 maggio. La marcia si svolgerà in coordinamento con la Confederazione unificata dei lavoratori contadini della Bolivia (Csutcb), la Centrale dei lavoratori boliviani (Cob) e i sindacati degli insegnanti.
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