Maja T condannata a 8 anni per il processo alle antifa di Budapest
A Gaza più di 1.400 violazioni del cessate il fuoco, 23 persone uccise anche oggi | Da giovedì le contestazioni alle Olimpiadi | Scarcerati i tre compagni arrestati dopo il corteo per Aska
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UNGHERIA - Il processo di Budapest si è concluso oggi con una condanna a 8 anni di carcere (la forma più dura di reclusione) per Maja T. . Anna M. ha ricevuto una condanna a 2 anni con sospensione condizionale della pena e Gabriele M. a 7 anni. “Queste decisioni sono state prese al termine di una lunga giornata di processo, dopo soli 30 minuti di discussione. A quanto pare, la difesa è stata ascoltata solo per formalità e l’esito era già stato stabilito. Le sentenze sono molto inferiori rispetto alle richieste dell’accusa, ma del tutto irricevibili per l’entità dei fatti e la scarsità di prove. A partire da oggi sono previste giornate di solidarietà e lotta in Europa e in Italia segui Free All Antifas – Italy per aggiornamenti” ha scritto Free All Antifa in un comunicato.
Wolfram Jarosch, il padre di Maja, afferma: “Purtroppo, i miei timori sono stati confermati. Si è trattato di un processo farsa politico. È diventato chiaro cosa significhi autocrazia in Ungheria: il Primo Ministro Orbán la accusa personalmente di terrorismo e chiede una condanna severa. Il pubblico ministero, i periti medici e il giudice József Sós stanno lavorando fianco a fianco per emettere un verdetto adeguatamente severo. Questo è il triste culmine dell’ingiustizia contro mia figlia”.
Sei mesi fa, il Ministro degli Esteri Johann Wadephul ha sottolineato che la Corte Costituzionale Federale aveva dichiarato l’estradizione illegale e che Maja doveva quindi tornare in Germania.
Il servizio con Alberto Abo Di Monte nostro collaboratore Ascolta o scarica
Marta Massa, giornalista di “Merce”, piattaforma di notizie online della sinistra ungherese, e regista del documentario "The Trial” ci fa un resoconto della giornata. Ecco un estratto del suo intervento
A Torino sono stati scarcerati con obbligo di firma due dei tre manifestanti piemontesi, di 31 e 35 anni, arrestati per resistenza nel tardo pomeriggio di sabato 31 gennaio alla manifestazione nazionale per Askatasuna. La decisione della liberazione è stata presa dal Gip all’esito dell’udienza di convalida. Il terzo manifestante arrestato, un 22enne di origini toscane, ripreso da alcuni video nei pressi dell’aggressione all’agente del Reparto Mobile – la Celere – di Padova (quello poi incontrato dalla Meloni in ospedale e poi dimesso con 20 giorni di prognosi) esce anche lui dal carcere e va invece ai domiciliari. Il giovane era stato fermato, in differita, domenica 1 febbraio. L’intervista all’avvocato Gianluca Vitale
E in un mondo che mostra solo notizie di repressione e tragedie, non si può che accogliere con sollievo l’assoluzione di sei attivisti di Palestine Action assolti da un tribunale di Londra per l’irruzione nei locali britannici dell’azienda di difesa israeliana Elbit Systems compiuta a Bristol, nell’Inghilterra occidentale, nell’agosto 2024. Un’importante vittoria legale per il gruppo pro-pal messo al bando fra le polemiche come “organizzazione terroristica” dal governo laburista di Keir Starmer, nonostante non abbia mai preso di mira le persone, e al centro da mesi di arresti di massa di attivisti che mostravano solo la loro solidarietà, criticati da più parti come misure repressive. La giuria non ha ritenuto gli imputati colpevoli delle accuse per cui erano finiti di fronte alla giustizia, incluso furto con scasso aggravato e danneggiamento, nell’azione di protesta organizzata per il genocidio nella Striscia di Gaza e rivolta contro i locali della società di armamenti e non nei confronti di persone. Rischiavano l’ergastolo.
GAZA - Sono saliti ad almeno 23 i palestinesi uccisi negli attacchi israeliani odierni a Gaza; tra loro una decina sono minori. Un operatore della Mezzaluna Rossa palestinese è stato ucciso oggi mentre rispondeva a una chiamata di soccorso a Khan Yunis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza.
Non è difficile capire che un accordo violato più di 1.400 volte “non è affatto un cessate il fuoco” come ha dichiarato Muhammad Shehada, visiting fellow presso l’European Council on Foreign Relations. Continuano comunque le continue restrizioni israeliane alla libertà di movimento al valico di Rafah come “cinica crudeltà”, dopo che i palestinesi di Gaza attendevano con ansia la riapertura del valico questa settimana.
I valichi infatti restano però chiusi. Pure l’evacuazione dei pazienti e dei feriti dal valico di Rafah oggi è stata completamente annullata oggi dal Cogat, autorità israeliana che coordina l’occupazione. La scusa odierna è che l’OMS non avrebbe presentato una serie di documenti per quelli che Tel Aviv definisce “i dettagli di coordinamento richiesti”. In realtà già ieri e martedì i pazienti usciti da Gaza per cure mediche sono stati poche unità, a fronte di 20mila persone – 4.500 minori – che rischiano la morte senza cure; sorte già toccata a 2mila palestinesi. Tra loro un gran numero di pazienti cronici, come dializzati e malati oncologici.
La situazione sanitaria la sintetizza Raed Almajidalawi di Sanitari per Gaza.
OLIMPIADI - Venerdì cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano – Cortina. Previsti quattro giorni di mobilitazione che inizieranno giovedi 5 e termineranno domenica 8 febbraio. Una cosa è certa ancora prima che le gare abbiano inizio: non verranno ricordate come un esempio virtuoso di sostenibilità ambientale ed economica. Il programma completo delle mobilitazioni con gli interventi di Duccio Facchini, direttore della rivista Altreconomia, Luigi Casanova co-autore del libro “Oro colato – L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano-Cortina”, Luca Trada del CIO Comitato Insostenibili Olimpiadi, Sandra Cangemi del BDS Milano. Leggi tutto
Giornata di sport popolare anche a Feltre nella giornata di sabato pomeriggio. Sentiamo Benedetto Ascolta o scarica
A protestare sono anche lavoratrici e lavoratori del settore alberghiero. La Questura di Milano ha infatti vietato il presidio da loro organizzato per venerdì 6 febbraio davanti alla sede di Federalberghi “ma saremo in piazza comunque” dice Mattia Scolari della Cub di Milano
GUERRA - “I portuali non lavorano per la guerra“. E’ con queste parole che i sindacati di Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione, sciopero e lotta per venerdì 6 febbraio 2026.
La giornata di venerdì sarà caratterizzata, sin dalle prime ore del mattino, dallo sciopero di portuali, lavoratori e lavoratrici dei porti e, successivamente, dalla mobilitazione pomeridiana nelle relative città (tutte le informazioni qui).
L’intervista a Simone dei GAP, Gruppo Autonomo lavoratori Portuali, di Livorno.
Oggi sulle nostre frequenze anche:
Dopo il ciclone Harry, potrebbero esserci stata una delle peggiori stragi di migranti del Mediterraneo. Le Ong calcolano mille morti. Le interviste con Laura Marmorale di Mediterranea e Francesco Creazzo di SOS Méditerrané
Vannacci esce dalla Lega. Le analisi di Saverio Ferrari, Osservatorio sulle Nuove Destre, ed Elia Rosati, ricercatore alla Statale di Milano
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
4 Febbraio 1971 Omicidio del manovale socialista Giuseppe Malacaria a Catanzaro








