Medio Oriente: Israele attacca anche gli impianti energetici, ritorsione iraniana. Usa in mezzo al guado
Referendum giustizia: venerdì, dalle ore 11, microfono aperto su Radio Onda d'Urto I Cuba: arrivata la delegazione solidale italiana I Lavoro: attacco al diritto di sciopero nella logistica
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REFERENDUM - Poche ore al referendum sulla giustizia in calendario domenica 22 e lunedì 23 marzo in tutta Italia. Ne parliamo con voi domattina, venerdì, attraverso il microfono aperto su Radio Onda d’Urto. La parola andrà ad ascoltatrici e ascoltatori, intervallati dalle interviste – casuali – realizzate da Radio Onda d’Urto per le vie del centro storico di Brescia verso l’appuntamento referendario di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Chiamaci, scrivici o contattaci!
IRAN - In Iran i civili uccisi da 20 giorni di bombardamenti israeloUsa sono almeno 1444, oltre a 18.551 di feriti e 3 milioni di sfollati, secondo i dati diffusi da Teheran. Solo oggi un attacco israelo-statunitense ha colpito una zona residenziale a Dorun, uccidendo 12 civili. Altri 4 morti a Malekan, mentre un F35 Usa, colpito da Teheran, è stato costretto a un atterraggio d’emergenza. Sugli interessi – sempre più divergenti – tra Usa e Israele in una guerra iniziata male e proseguita peggio.
Il tutto mentre la guerra imperialista entra in una nuova, e ancora più drammatica, fase, con le infrastrutture energetiche nel mirino degli attacchi. Su questo 6 Paesi – Gran Bretagna, Italia, Francia, Paesi Bassi, Giappone e Germania, a cui l’Iran chiede di “chiarire il ruolo nell’aggressione della base tedesca di Ramstein” - si sono dichiarati pronti a “un piano per garantire la navigazione dello strategico Stretto di Hormuz”, chiuso in parte dall’Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele
Nella nota, i firmatari si dicono “pronti a contribuire agli sforzi per garantire un transito commerciale sicuro” ed elogiano “le nazioni disposte a impegnarsi nella pianificazione “ di un’iniziativa rinviata però, per il momento, al futuro. I sei Paesi però si rivolgono solo a Teheran, senza dire nulla invece a chi ha provocato la guerra, cioè Trump e Netanyahu: per loro silenzio, mentre per l’Iran arriva il sollecito a “cessare immediatamente le minacce”, a mettere fine a “qualunque tentativo di blocco dello Stretto di Hormuz”. Così la nota diffusa da Londra, ma dall’Italia Tajani (evidentemente, firmatario…a sua insaputa) frena: “la dichiarazione è di natura politica e non militare, siamo pronti a fare la nostra parte ma solo in caso di un’eventuale missione condivisa all’Onu”. Lapidario Crosetto: “niente navi senza tregua”.
Ad accendere la miccia energetica, con il beneplacito Usa, è stato ancora una volta Israele, con il raid delle scorse ore contro un giacimento di gas, il più grande del mondo, quello iraniano-qatariota di South Pars. Di risposta Teheran contrattacca colpendo Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein, Kuwait e Qatar, con sospensioni e chiusure a raffica sia per il petrolio che per il gas, causa raid.
Raid - e sirene - continue anche in Israele (fiamme a una raffineria ad Haifa) e pure in Cisgiordania. Qui un missile (pare iraniano, non è chiaro se finito fuori rotta o intercettato da Israele) ha centrato un salone di bellezza a Beit Awwa, vicino Hebron. 4 i morti, tra cui una donna incinta. Ci sono anche 4 feriti.
Sempre in Cisgiordania si registra un morto, un 60enne, a Qarawat Bani Zeid, a nord di Ramallah, per un attacco cardiaco in seguito a un’irruzione di coloni israeliani nel parco dove lavorava come guardia. Altri raid, mix di coloni ed esercito, un po’ ovunque, compreso il centro di Ramallah, teorica capitale della teorica Anp, mentre a Gerusalemme (vedi foto) ormai da 20 giorni la Città Vecchia è sigillata dagli occupanti, nel pieno delle iniziative per la fine del Ramadan.
Ancora Palestina ma a Gaza, martoriata da 2 anni e mezzo di genocidio e nel pieno della crisi energetica e alimentare. Israele ha riaperto per poche ore il valico di Rafah, per l’uscita di alcune decine di feriti gravi, mentre i raid di Tel Aviv hanno fatto altre 3 vittime tra Tuffah e Zeitoun, quartieri di Gaza City.
Morti e feriti anche in Libano, dove i civili uccisi superano quota mille dal 2 marzo. Qui raid israeliani a Beirut e contro diverse città nel Libano meridionale, tra aerei, droni e artiglieria Tra i feriti anche due giornalisti, corrispondenti della tv russa RT. Altri giornalisti hanno riferito che l’attacco è avvenuto su uno dei ponti sul fiume Litani, nonostante indossassero gilet con la scritta “Press”.
Dall’altra parte del mondo, Trump vacilla. Dopo le dimissioni del capo dell’antiterrorismo Kent, la direttrice dell’intelligence Gabbard smentisce il rischio imminente di un nucleare iraniano, e il Pentagono chiede altri 200 mld di dollari al Congresso per la guerra. Un tycoon in difficoltà prova così a frenare: “niente soldati in Iran, la guerra finirà presto, ho chiesto a Israele di non colpire gas o petrolio”.
Proprio gas e petrolio volano ancora in Borsa, sulle ali della speculazione. In Europa la Bce – che ha lasciato invariato il costo del denaro – ipotizza causa guerra un’inflazione al 4,8%, con un Pil allo 0,4%; di fatto, la stagflazione. Il governo italiano, di fronte a uno scenario pesantissimo, vara un interventino spot contro il caro-carburanti: taglio alle accise di 25 cent al litro, ma solo per 20 giorni: una “mossa elettorale”, in vista del referendum di domenica e lunedì, denunciano le opposizioni.
Sullo scenario del Levante Radio Onda d’Urto ha intervistato:
CUBA - A Cuba è diretta una petroliera russa con oltre 700.000 barili di petrolio, in un momento delicatissimo per l’isola caraibica colpita da continui blackout a causa del blocco economico imposto dagli Stati Uniti. La Anatoly Kolodkin ha caricato 730.000 barili di greggio nel porto russo di Primorsk l’8 marzo ed è ora nell’Atlantico orientale. La nave, di proprietà della compagnia di navigazione statale Sovcomflot, dovrebbe scaricare al terminal petrolifero di Matanzas, nel nord, il 23 marzo.
Da capire quale sarà la reazione Usa, mentre sempre a Cuba è arrivato il convoglio umanitario proveniente dall’Italia con 5 tonnellate di aiuti medici per 500mila euro nell’ambito del progetto ‘Let Cuba Breathe’, parte del Convoglio Nuestra América. A bordo del volo oltre 100 attivisti, parlamentari europei e rappresentanti di organizzazioni sociali, sindacali e politiche per “rendere visibile il rifiuto del blocco economico” contro Cuba. La delegazione resterà sull’isola fino al 24 marzo e parteciperà alle attività del convoglio internazionale, che proseguirà con nuovi arrivi via mare nei prossimi giorni. Il grosso è atteso per il fine settimana.
LOTTE OPERAIE - Dura presa di posizione del sindacalismo di base attivo nel settore logistica. Un comunicato di Adl Cobas – Clap – Cobas Lavoro Privato – Sial Cobas si scaglia contro la Commissione di Garanzia sugli scioperi, che l’11 marzo ha deciso di estendere alla logistica le limitazioni previste dalla Legge 146/1990, equiparandolo di fatto ai servizi pubblici essenziali. Una decisione che introduce obblighi di preavviso, procedure di raffreddamento e prestazioni indispensabili lungo l’intera filiera logistica, ribaltando un orientamento consolidato in 30 anni di applicazione della norma. Una pronuncia “tutt’altro che tecnica. E’ scelta politica precisa” denunciano i sindacati di base, pronti a “iniziative di mobilitazione, compreso uno sciopero generale del settore logistico e agire con tutti gli strumenti legali per fermare questo ennesimo scempio”.
Ancora diritti negati a lavoratori e lavoratrici. Questa mattina, giovedì 19 marzo, Cgil, Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari hanno srotolato uno striscione davanti al Colosseo a Roma per chiedere l’introduzione di un congedo di paternità paritario e pienamente retribuito e denunciare la recente bocciatura della proposta che avrebbe introdotto una riforma strutturale dei congedi parentali.
L’iniziativa si inserisce nel quadro di una campagna di sensibilizzazione più ampia, creata ad hoc per la Festa del Papà, non solo per rilanciare la richiesta di un congedo di paternità paritario e pienamente retribuito, ma anche per riportare al centro del dibattito pubblico il tema della condivisione della cura e della genitorialità.
“La battaglia per un sistema di congedi più equo riguarda non solo i lavoratori di oggi, ma il modello di società del futuro, “sottolineano Rete degli Studenti Medi e Udu. “Rivendicare il diritto dei padri al congedo significa mettere in discussione una divisione dei ruoli superata e riconoscere che la cura è una responsabilità condivisa. Parlare di congedi paritari significa anche riconoscere tutte le forme di famiglia e costruire un welfare più giusto e inclusivo, che le istituzioni continuano a ignorare”.
Da Roma l’intervista a Sabrina, dell’Unione degli Universitari.
Su Radio Onda d’Urto trovi anche:
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
19 marzo 1956: A Cuba Fidel Castro fonda il Movimento “26 Luglio”










