Milano: nuovo abuso di polizia. La testimonianza di Diala Kante a Radio Onda d'Urto
La violenza davanti ai figli dell'uomo |Libano: aggiornamenti da Beirut | Palestina: Ue sanziona i coloni 'violenti' | Milizie libiche sparano a Sea Watch durante soccorso migranti nel Mediterraneo |
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MILANO - Ammanettato e sbattuto a terra da cinque poliziotti davanti ai suoi figli solo per aver espresso un’opinione critica; portato in questura per 12 ore e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale.
È avvenuto verso le ore 20 di sabato 9 maggio davanti al ristorante Baobab di Milano. La vittima di questo nuovo abuso di potere di matrice razzista è Diala Kante, un cittadino italiano di origine senegalese che lavora come orafo. Radio Onda d’Urto, oggi pomeriggio, ha intervistato Diala Kante. Di seguito un estratto delle sue parole ai nostri microfoni:
MEDIO ORIENTE - Il presidente Usa Trump ha respinto la controproposta iraniana per raggiungere un accordo sul cessate il fuoco e starebbe valutando - ha fatto sapere oggi pomerggio - di “riattivare Project Freedom”, cioè il blocco navale militare a Hormuz. Dopo aver rifiutato la proposta in 14 punti avanzata nei giorni scorsi da Washington - “dovremmo sottometterci a richieste eccessive”, commentano gli iraniani - Teheran ha formulato una controproposta che, tra le altre cose, comprende: la fine della guerra in tutta la regione (Libano compreso) e la rimozione del blocco navale Usa, lo sblocco dei beni iraniani congelati e il ripristino della sicurezza di navigazione nello Stretto di Hormuz ma sotto il controllo iraniano.
Torna a mordere il freno il premier israeliano Netanyahu, che vorrebbe riprendere i bombardamenti anche sull’Iran. Intanto, l’esercito di occupazione di Tel Aviv non ha mai smesso di portare avanti il genocidio in Palestina, tra Cisgiordania e Gaza, dove anche oggi, a Khan Yunis, l’artiglieria israeliana ha ucciso 4 persone, così come l’aggressione al Libano. Qui, anche oggi ci sono state vittime nel Sud, dove proseguono anche gli scontri sul terreno tra l’Idf e la resistenza sciita di Hezbollah. Su Radio Onda d’Urto, stamattina, la corrispondenza di David Ruggini, capomissione di Un Ponte per in Libano.
Nel primo pomeriggio di oggi, intanto, è arrivato il via libera del Consiglio Affari Esteri dell’Ue a sanzioni contro i coloni israeliani ma non in generale… Soltanto contro quelli definiti ‘violenti’. L’Ungheria, infatti, ha tolto il veto che aveva tenuto fermo finora. Raggiunta l’unanimità necessaria, i 27 ministri degli Esteri hanno quindi raggiunto l’accordo politico. Non ha raggiunto il quorum necessario, invece, la proposta di imporre dazi ai prodotti degli insediamenti coloniali israeliani. L’accordo tra i ministri degli esteri dell’Ue prevede anche nuove sanzioni contro esponenti di Hamas.
“La decisione si basa sull’idea che i coloni agiscano come lupi solitari o come mele marce quando la realtà è completamente diversa”, commenta il giurista Triestino Mariniello, intervistato da Radio Onda d’Urto. “I coloni non sono altro che uno strumento nelle mani dello stato di Israele, con il quale condividono l’obiettivo principale dell’annessione di territorio palestinese. Si muovono sempre con il sostegno dell’esercito israeliano e godono dell’impunità garantita dalle autorità israeliane”, aggiunge Mariniello
Qui l’intervista di Radio Onda d’Urto a Triestino Mariniello, docente di Diritto penale all’Università di Liverpool, giurista del legal team che rappresenta le vittime di Gaza alla Corte Penale Internazionale. Di seguito, invece, un estratto del suo intervento:
MIGRANTI - Stamattina la nave Sea-Watch 5 della omonima Ong tedesca, Sea Watch, ha comunicato di aver soccorso, in zona Sar libica, 90 persone che viaggiavano a bordo di un’imbarcazione in difficoltà. Terminato il salvataggio, l’equipaggio è stato bersagliato da colpi di pistola sparati da “una milizia libica che ha aperto il fuoco”: 15 colpi contro la Sea-Watch 5.
“Le milizie libiche ci stanno seguendo e minacciando”, ha denunciato l’Ong, aggingendo che almeno una delle due motovedette che ha sparato era stata “donata dallo stato italiano alla Libia”.
La nave è sucessivamente stata autorizzata a sbarcare al porto di Brindisi, che si trova a quattro giorni di navigazione rispetto al luogo dove è stata attaccata la Sea-Watch 5. Su quanto accaduto l’Ong si è rivolta ai governi di Germania e Italia, che in merito alla “palese violazione del diritto internazionale”, non hanno fornito nessun supporto. Radio Onda d’Urto ha intervistato Luca Faenzi, dell’ufficio stampa di Sea Watch.
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11 Maggio 1920 - L’eccidio dei minatori di Iglesias








