Palestina: la diplomazia parla di "Fase due", ma il genocidio continua
Rojava: la Carovana dei popoli arriva a Salonicco | USA: continuano le proteste contro l’ICE | Ambiente: il movimento No Muos prende posizione sulla frana di Niscemi
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PALESTINA - Nella Striscia di Gaza si continua a morire nell’indifferenza più totale: 4 persone uccise nella giornata di oggi dai bombardamenti israeliani in tempo di “pace”, cioè da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco a ottobre 2025 e che Israele non ha mai rispettato. Non si muore solo per le bombe: un bambino di 12 giorni è morto per assideramento nell’ospedale pediatrico Rantisi della città di Gaza. È l’undicesimo bambino di Gaza a morire per il freddo quest’inverno, perchè dentro la Striscia non passa niente: i valichi sono sotto il diretto controllo dell’esercito israeliano, che blocca tutt’ora medicine, tende, beni di prima necessità necessari per il popolo palestinese per fare fronte all’inverno.
Dal 7 ottobre 2023 a oggi, secondo i dati disponibili, Israele ha così annientato circa 2.700 nuclei familiari nella Striscia, lasciando oltre 6.000 persone come uniche sopravvissute di famiglie che contavano quattro, cinque o più membri. Tutto questo mentre si continua a parlare, a livello politico e diplomatico, della “fase 2” dell’accordo mai rispettato da Israele e di valichi pronti a riaprire.
L’annunciata, ma non sicura, riapertura del valico di Rafah dopo quasi due anni rappresenta un fragile spiraglio di speranza per la popolazione di Gaza. Lo sottolinea anche Save the Children in un comunicato, ricordando che il valico, chiuso dal maggio 2024, è cruciale per consentire evacuazioni mediche, il ricongiungimento familiare, l’accesso all’istruzione per studenti e studentesse e l’ingresso di aiuti umanitari urgenti.
Nella Cisgiordania Occupata, intanto, proseguono i raid indiscriminati e una nuova ondata di demolizioni arbitrarie, da Nablus al nord di Gerusalemme, da Jenin a Hebron. A questo si aggiungono gli oltre 11mila palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, circa un terzo dei quali in “detenzione amministrativa”, senza accusa né processo.
In questo quadro, due carabinieri italiani sono stati fatti inginocchiare da un colono, sotto il tiro di un mitragliatore, mentre stavano svolgendo un sopralluogo per preparare una missione degli ambasciatori dell’Ue in un villaggio vicino Ramallah.
Ai nostri microfoni, il punto della situazione con Shukri Hroub, compagno dell’UDAP – Unione Democratica Arabo Palestinese. Di seguito un estratto della sua analisi
Non si ferma, insomma, il genocidio del popolo palestinese, così come la repressione contro chi si dimostra solidale con esso. Oggi su questo tema:
ROMA: Dibattito pubblico sulle contestazioni disciplinari ai vigili del fuoco che hanno manifestato in uniforme in occasione dello sciopero generale per la Palestina del 22 settembre scorso.
ROJAVA - Continua l’escalation da parte delle fazioni affiliate a Damasco nelle campagne di Hesekeh e Kobane, nonostante sia teoricamente stato allungato il cessate il fuoco di altre 2 settimane. Vittime e feriti tra i civili, presi di mira via cielo dai droni turchi e via terra dalle milizie di Damasco, respinte però dalla resistenza FDS, con combattenti YPG/YPJ, che hanno ripreso il controllo del villaggio di Safa, tra Hesekeh e Qamishlo – cuore dell’Amministrazione autonoma – dopo violentissimi scontri che hanno costretto alla ritirata i carri armati di Damasco.
Sul fronte solidale, prosegue la “Carovana dei popoli per difendere l’umanità”, con direzione Rojava. L’iniziativa che porta questo nome – alla quale partecipano con mezzi propri persone provenienti da tutta Europa – intende raggiungere via terra l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est.
Il collegamento con Federico, parte della Carovana, giunta oggi a Salonicco, nel nord della Grecia.
La traduzione integrale in italiano, a cura di Radio Onda d’Urto, del messaggio di Nasrin Abdallah, comandante YPJ, le unità femminili di protezione del popolo, impegnate sul terreno a difendere le conquiste della rivoluzione. Di seguito un frammento del suo discorso.
STATI UNITI - Continuano nelle città statunitensi le proteste contro l’ICE, nonostante il paese sia alle prese con un’ondata di gelo che porta a temperature di meno 20 gradi, e iniziano a farsi vedere i segnali di una crisi di consensi verso Trump e divergenze anche all’interno del partito repubblicano; le pressioni verso il presidente nordamericano arrivano sia dalla politica che dall’economia.
Il clima è teso, anche se il prof Marco Sioli, docente di Storia dell’America del Nord alla Statale di Milano, non ritiene che gli USA siano sull’orlo di una guerra civile
In merito alle difficoltà che sembrerebbero indurre il presidente statunitense ad una parziale marcia indietro rispetto al pieno appoggio e alla rivendicazione dell’operato dei “bravi patrioti” dell’ ICE, invece, l’americanista docente della Statale sottolinea come le pressioni arrivino anche dall’apparato economico: “senza le nuove immigrazioni il territorio sarebbe stato portato verso l’autodistruzione. Chiaramente questa protesta contro Trump non è solo quella della politica, ma è soprattutto dell’economia”.
L’intervista al prof. Marco Sioli, docente di Storia dell’America del Nord all’Università Statale di Milano. Di seguito un estratto
AMBIENTE - Il Movimento No Muos prende parola sugli eventi franosi che si stanno verificando a Niscemi - cittadina che si affaccia sulla piana di Gela - e che hanno già determinato lo sfollamento, al momento, di circa 1500 persone.
“La frana che in questi giorni ha colpito Niscemi, costringendo all’evacuazione centinaia di persone, non può essere ridotta a un evento meteorologico né archiviata come fatalità” - affermano, e aggiungono - “Niscemi è da anni una cartina di tornasole delle fragilità che possono caratterizzare alcuni territori: spopolamento progressivo, consumo di suolo, abbattimento di alberi, assenza di investimenti produttivi, infrastrutture inesistenti o abbandonate, trasporti precari dovuti a una rete ferroviaria inesistente, a una rete stradale cronicamente a rischio e all’assenza di trasporto pubblico.”
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Federica del Movimento No Muos. Di seguito un frammento del suo intervento
Oggi sulle nostre frequenze anche:
OLIMPIADI MILANO-CORTINA: Il grande gioco sta per cominciare tra montagne devastate, cantieri incompleti e zone rosse. Le riflessioni di Serena Tarabini, giornalista che per l’Extraterrestre ha fatto un viaggio tra i cantieri ancora in costruzione, e di Alberto Abo Di Monte del Comitato Insostenibili Olimpiadi
MILANO: Abderrahim Mansouri, 28 anni, ucciso da un colpo alla testa durante un operazione di polizia. L’intervista a Luigi Mastrodonato, giornalista esperto di carcere e abusi di potere, collaboratore di Internazionale e altre testate, nonché ideatore di Malapolizia.
SALÒ: L’anima del capitalismo; nascita e sviluppo della propaganda tra il XIX e il XXI secolo. L’incontro-dibattito, a cura del prof. Davide Gelmetti, in programma mercoledì 28 gennaio, alle ore 20,45, presso il Circolo ARCI Vittorio Zambarda di Salò.
LATINOAMERICA: L’estrema destra entra in carica in Honduras. A cuba si teme il blocco navale totale USA, con il giornalista Giorgio Trucchi dal CentroAmerica e Andrea Cegna, nostro collaboratore e curatore della newsletter Il Finestrino.
HO UCCISO L’ANGELO DEL FOCOLARE: Sessismo da tastiera. Quando l’odio di genere corre online, con Vera Gheno, saggista, sociolinguista e ricercatrice presso l’Università di Firenze, e Paola Rizzi, giornalista e vicepresidente dell’associazione Giulia Giornaliste.
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
27 Gennaio 1945 - Liberazione di Auschwitz







