Pisa: bloccato in stazione Fs treno carico di mezzi militari e munizioni
Iran, Libano, Palestina: la guerra imperialista non conosce sosta I Milano: librerie in lotta contro chiusure e gentrificazione I Dax: da sabato a lunedì tre giornate antifasciste
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GUERRA ALLA GUERRA - Apriamo andando in Toscana. Dalle ore 19 un treno carico di mezzi militari e munizioni in transito dalla stazione di Pisa è stato bloccato dal Movimento No Base (aggiornamenti live qui), che ne aveva già rallentato il passaggio a Livorno e Pontedera. Decine di persone hanno occupato il binario 3 della stazione centrale di Pisa al grido “la gente non vuole la guerra, se chi ci governa vuole farla passare dai nostri territori, noi la blocchiamo”.
Contro l’Italia in guerra, sabato 14 marzo manifestazione nazionale a Roma, per il No Sociale al referendum giustizia ma pure contro il governo Meloni e le politiche imperialistiche di guerra globale. A promuovere il corteo sono realtà come Potere al popolo, Usb, Calp di Genova, Osa, Cambiare Rotta e Movimento di lotta per la casa di Roma. Su Radio Onda d’Urto diverse interviste verso il 14 marzo.
IRAN - L’azione in corso a Pisa si lega da vicino a quanto accade, da 13 giorni, in tutto il quadrante che va dal Mediterraneo all’Oceano Indiano, con l’aggressione iraelo-statunitensi contro l’Iran, estesasi fin da subito a mezza regione. Anche oggi si registrano nuovi pesanti raid contro l’Iran, in particolare di Israele. Colpite anche diversi monumenti artistici simbolo, in particolare quelli di Ishfan e Shiraz, dopo analoghi raid nei giorni scorsi contro il patrimonio Unesco di Teheran. Gli Usa sostengono, in 13 giorni, di aver effettuato 6000 attacchi contro altrettanti “obiettivi”, compresi scuole, ospedale, stadi, bazar. Nonostante l’ondata di fuoco, l’Iran continua a colpire i paesi limitrofi. Tra questi oggi in particolare l’Iraq: nel mirino anche la base dei militari italiani a Erbil dove si trovano 141 soldati italiani. Non ci sono feriti nell’attacco rivendicato dalle ‘Brigate dei Guardiani del Sangue’, gruppo iracheno sciita filoiraniano. Altri raid anche nel Golfo Persico – Bahrein, Iraq, Arabia Saudita, Qatar, Dubai, Emirati Arabi - oltre che su tutta Israele.
A Teheran intanto primo messaggio della nuova guida suprema Mojtaba Khamenei. ‘Dobbiamo sconfiggere il nemico e la nostra forza ci aiuterà a farlo. Lo Stretto di Hormuz deve rimanere chiuso, i Paesi della regione chiudano le basi Usa, dice il nuovo leader in un discorso registrato e mandato in onda dalla tv di Stato. ‘Noi non ci ritireremo mai e vendicheremo il sangue dei martiri’, aggiunge Khamenei che però non appare mai; sarebbe stato ferito alle gambe da un raid Usa. ‘Fermare l’impero malvagio dell’Iran e impedirgli di avere armi nucleari è più importante del petrolio’, la replica via Truth del presidente Usa Trump. Sulla situazione in Iran oggi diverse interviste su Radio Onda d’Urto: puoi ascoltarle qui.
PALESTINA - Palestina. Un bambino di 5 anni è stato ucciso a sangue freddo a Beit Lahiya, a nord della Striscia di Gaza. Fonti mediche portano così il bilancio del genocidio per mano israeliana a circa 72.150 vittime, con 172mila feriti. C’è poi la Cisgiordania: Israele ha avere ucciso 2 persone, sostenendo che fossero in procinto di attaccare una pattuglia militare. I coloni intanto hanno dato fuoco alla moschea Mohammad Fayyad a Duma, a sud di Nablus, vergando slogan razzisti sui muri, come “morte agli arabi”. Tel Aviv ha poi annunciato la volontà di tenere chiusa la moschea di Al-Aqsa nella Gerusalemme occupata anche domani, venerdì, ultimo di Ramadan, schierando migliaia di poliziotti in mezzo Israele, dove oggi l’esponente del partito di destra religiosa Shas, Gedaliyahu Ben Shimon, è stato accoltellato a Ramat Gan, vicino Tel Aviv, ed è in gravi condizioni. Arrestato un 20enne del vicino villaggio palestinese di Jat, accusato di averlo accoltellato.
LIBANO - Andiamo poi in Libano, da dove sono partiti oltre 200 razzi sparati da Hezbollah e caduti in mezza Israele. Il movimento sciita è impegnato in una guerriglia con gli israeliani sia a sud che nell’est del Libano. Tel Aviv replica bombardando a tappeto: 687 le vittime, 1500 i feriti, poco meno di un milione gli sfollati, 8 dei quali ammazzati da un drone israeliano che ha bombardato il lungo mare Ramlet al-Baida a Beirut, finendo sulle tende. Un altro raid, ad Aramoun, ha ucciso 3 persone e ferito un bambino, mentre due docenti dell’università statale di Beirut, sono stati uccisi da un drone caduto nel campus universitario a Hadath. Dal Libano la corrispondenza con David Ruggini, capomissione a Beirut di “Un Ponte Per”
Lato energetico della guerra imperialista. 8 Paesi Ue respingono la richiesta, avanzata dall’Italia, di sospendere il mercato europeo di scambio delle emissioni di CO2. L’Ets - si legge in un non paper firmato da Danimarca, Olanda, Svezia, Finlandia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Lussemburgo - ‘è la pietra angolare della politica climatica dell’Ue’ e sospenderlo costituirebbe un passo indietro molto preoccupante, non solo in termini di ambizione climatica, ma anche perché indebolirebbe i segnali di prezzo del carbonio che sostengono investimenti e stabilità del mercato’.
Il tutto mentre il prezzo di riferimento globale del petrolio supera i 100 dollari al barile, nonostante la messa in vendita delle scorte di molti stati per scongiurare una carenza mondiale. Anche l’Italia si accoda, dentro le scorte di petrolio internazionali gestite dall’Aie; Roma rilascerà 10 milioni di barili. Il tutto dopo che ieri i Pasdaran avevano minacciato di poter spedire il barile di petrolio a 200 dollari, anche se oggi hanno negato di aver minato lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il transito globale di idrocarburi, come sostenuto dagli Usa.
Sul fronte internazionale, infine, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato con 13 voti a favore e due astenuti (Russia e Cina) la risoluzione proposta dal Bahrein che “condanna gli attacchi iraniani contro Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Giordania”, senza dire però una parola sul perché sia iniziati quegli attacchi, ossia l’aggressione di Tel Aviv e Washington.
MILANO - Andiamo a Milano. È di questi giorni la notizia che un altro luogo di incontro , cultura dal basso e militante, la Libreria Les Mots, rischia la chiusura in un quartiere, quello di Isola, sempre più sottoposto a processi di gentrificazione.
Completamente autogestita da compagni e compagne che la tengono aperta da 14 anni in modo volontario, è uno spazio che rappresenta una pratica di Resistenza in un quartiere dove librerie e presídi di socialità non commercializzata hanno chiuso e sono stati sostituiti da ristoranti e pub di lusso, nel mentre aumentano i costi di spazi commerciali e abitativi.
“Lunga vita a Les Mots e alle librerie indipendenti, in Isola come in tutta la città” sostiene a Radio Onda d’Urto, Pietro volontario della libreria che ci informa di una raccolta fondi straordinaria sul portale di produzionidalbasso.com (si può donare qui).
Qui l’intervista completa a Pietro di Les Mots.
Da una libreria milanese a un’altra, la storica Hoepli, in liquidazione volontaria, con 89 dipendenti a rischio. Su questa vicenda abbiamo sentito, su Radio Onda d’Urto, Paolo Zanetti, Flc Cgil di Milano. Lo puoi ascoltare qui.
DAX - Sempre a Milano, da sabato 14 a lunedì 16 marzo, si tiene la tre giorni “Dax Resiste” per non dimenticare Davide “Dax” Cesare, compagno milanese passato per diversi anni anche a Brescia , al Magazzino 47 e alla Festa di Radio Onda dUrto, ucciso per mano fascista in via Brioschi il 16 marzo 2003. Quella notte di 22 anni fa Dax fu aggredito, insieme ad altre-i compagne-i del centro sociale Orso, l’Officina della Resistenza Sociale, da tre neofascisti, padre e due figli, che lo accoltellarono a morte.si recarono poi all’ospedale San Paolo, dove fu portato il corpo di Davide, subendo una ferocissima repressione, fatta in quelle ore di teste rotte e violenza oltre che – nei mesi e anni successivi – di pesantissime condanne pecuniarie. Da qui la volontà di ricordare la sua vita e le sue lotte, collegate a tante lotte attuali.
Il clou sabato 14 marzo, con il corteo per Dax. Appuntamento per una partenza collettiva da Brescia a Milano alle ore 13 in stazione Fs.
Oggi vi proponiamo l’intervento di Norberto, compagno dell’Assemblea in ricordo di Dax.
KURDISTAN - È morto Salih Muslim, ex co-presidente del Partito dell’Unione Democratica (Pyd), tra le personalità più importanti nella leadership della rivoluzione confederale. Nato a Kobane il 3 marzo 1951, incontrò e conobbe Abdullah Öcalan nel 1983. Da allora il legame con il movimento di liberazione curdo è stato inscindibile. Nel 2003 si unì al neonato Pyd e divenne membro del suo consiglio esecutivo. Nel 2010, Salih Muslim era stato eletto co-presidente del partito che guida il processo rivoluzionario del confederalismo democratico nella Siria settentrionale e orientale. Dal 2017, poi, aveva ricoperto il ruolo di responsabile delle relazioni estere del Tev-Dem, il Movimento della Società Democratica del Rojava. Svolgendo questi incarichi, Muslim era diventato un attore di spicco a livello nazionale siriano e a livello internazionale.
È morto la sera di mercoledì 11 marzo, all’età di 75 anni, in un ospedale di Erbil, a causa dell’insufficienza renale della quale soffriva. La sua salma, accolta da una folla di persone, è arrivata stamattina, giovedì 12 marzo, in Rojava. Sarà sepolto a Kobane accanto al figlio Shervan, caduto nel 2013 combattendo – nelle fila delle Unità di protezione del popolo (Ypg) – contro Daesh a Tal Abyad.
Su Radio Onda d’Urto puoi anche ascoltare:
Referendum giustizia: intervista a Paola Parolari, docente di filosofia del diritto alla Statale di Brescia
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
12 marzo 1977 - Barricate a Bologna e corteo nazionale a Roma dopo l’omicidio poliziesco di Francesco Lorusso dell’11 marzo.






