Pop Club 2: domenica 31 maggio ricordiamo insieme il nostro Jean Luc Stote!
Iran: voci di possibile accordo a breve con gli Usa I Flotilla: 50 attivisti ricoverati a Istanbul per le torture I Automotive: nel "nuovo" piano Stellantis dimentica le tute blu italiane
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2° POP CLUB PER JEAN-LUC! - Apriamo annunciando che, domenica 31 maggio , una nuova versione del Pop Club di e per Jean-Luc Stote, storico redattore di Radio Onda d’Urto e molto altro, scomparso il 30 settembre 2025.
Un’edizione primaverile come quella di dicembre 2025, per ricordare Jean-Luc attraverso i concerti del Pop Club, una delle sue tante creazioni culturali e musicali di Jean. Sul palco del csa Magazzino 47, dalle ore 15.30 alle 21, si alterneranno band e cantanti dal vivo, con bar e salamaia aperti, ripercorrendo aneddoti e ricordi.
E come Jean amava chiudere le trasmissioni de La Compagnia dei Gatti Neri: “auguro a tutti un buon divertimento, se potete e se ve la sentite, e restiamo umani. Ciao!“
IRAN - Con le notizie andiamo in Medio Oriente, partendo dall’Iran. Gli incontri dei giorni scorsi del “ministro degli Interni del Pakistan, Naqvi, hanno consentito alle trattative per un accordo con gli Usa di progredire in una direzione importante”. Lo riporta Cbs citando fonti Usa, spiegando che “i progressi hanno spinto il caponegoziatore pachistano Asim Munir a raggiungere Teheran”. Media del Golfo danno invece per imminente la firma di un accordo. Per Al ArabIya, la bozza finale di un accordo potrebbe essere annunciata ‘nelle prossime ore’. I punti chiave includono il cessate il fuoco immediato, la garanzia della libertà di navigazione a Hormuz e la graduale revoca delle sanzioni Usa. Al momento comunque Trump fa lo spaccone – “loro vogliono disperatamente un’intesa, vedremo” – mentre Israele prova in ogni modo a riportare la guerra, millantando presunti preparativi iraniani per attacchi a breve contro Tel Aviv e i paesi del Golfo, come per esempio gli Emirati Arabi Uniti, loro alleati di ferro nella regione, decisiva per il commercio globale.
LIBANO - Dove Israele ha già mano libera, cioè Libano e Palestina, genocidio e massacri sono quotidiani. Il bilancio delle vittime civili in Libano a causa degli attacchi israeliani è salito a 3.111 morti dal 2 marzo. Lo fa sapere il ministero della Salute di Beirut. Almeno 22 persone sono state uccise negli ultimi giorni dai raid aerei israeliani su aree del Libano meridionale e orientale, e altre 35 ricoverate in ospedale . E il numero delle vittime potrebbe aumentare entro la fine della giornata; aerei da guerra e l’artiglieria israeliani continuano ad attaccare tutto il sud del Paese.
PALESTINA - In Palestina invece l’Oms a Gaza ha registrato 22 attacchi contro strutture sanitarie. Nella Striscia, poco più della metà delle strutture di assistenza sanitaria primaria è operativa e poco più della metà degli ospedali è funzionante, solo parzialmente. In Cisgiordania è l’Ocha a segnalare che la violenza dei coloni ha visto da inizio anno circa 900 attacchi contro 220 comunità palestinese, con vittime o danni materiali. L’Oms afferma poi che nei primi 4 mesi di quest’anno, oltre un terzo delle richieste di cure presentate da pazienti palestinesi a Gerusalemme Est e in Israele sono state respinte o sono rimaste in sospeso, senza nemmeno risposta.
FLOTILLA - L’Ue verso sanzioni ma per il solo ministro israeliano Ben Gvir, mentre in dichiarazione congiunta sulla Cisgiordania, Gran Bretagna, Italia, Francia e Germania…”chiedono” al governo israeliano di “fermare gli insediamenti, garantire la responsabilità per la violenza dei coloni e indagare sulle accuse contro l’Idf”.
Così le ancora molto timide reazioni europee dopo le violenze sulla Global Sumud Flotilla, su cui la procura di Roma indaga e oltre al reato di sequestro di persona anche tortura e violenza sessuale. I magistrati, dopo aver acquisito il video diffuso dai canali social del ministro, fascista e colono, israeliano Ben-Gvir in cui si vedono gli attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena, analizzeranno il filmato per verificare la presenza di italiani in quella situazione, sentendo chi è tornato nel nostro Paese. Sono invece 50 gli attivisti ancora ricoverati a Istanbul per lesioni. Tra loro anche un cittadino italiano. “Non abbiamo parlato con lui. Per il momento sappiamo solo che è ricoverato a Istanbul perché ieri sera non era in condizioni di affrontare il viaggio. Speriamo di avere presto notizie”. Così i familiari di Ruggero Zeni, 69enne attivista trentino a Istanbul per le torture subite.
Su Radio Onda d’Urto oggi abbiamo trasmesso la conferenza stampa di Dario Salvetti e Antonella Buntu, che dallo stabilimento ex Gkn di Firenze hanno raccontato cosa è successo a loro e agli altri componenti della Global Sumud Flotilla dopo essere stati sequestrati in acque internazionali dalla marina israeliana con l’azione di pirateria e terrorismo di stato. “Qualsiasi cosa che abbiamo vissuto non è nulla rispetto a quello che le palestinesi e i palestinesi vivono quotidianamente; e noi l’abbiamo vissuto nel privilegio di sapere che prima o poi sarebbe finito, cosa che non è data ai palestinesi. Ringraziamo la resistenza palestinese e chiediamo il boicottaggio verso Israele”, le loro parole, che si possono ascoltare qui.
RAVENNA - Ancora Palestina e Italia. Il Cda di Sapir (porto di Ravenna) ha modificato il proprio codice etico introducendo un esplicito riferimento alla promozione della pace, al rispetto dei diritti umani, della Costituzione italiana e del diritto internazionale. Una scelta che arriva dopo mesi di polemiche e confronti pubblici sul possibile transito di armamenti al porto di Ravenna diretti verso aree di conflitto e che si inserisce in un percorso avviato anche dalle istituzioni locali.
La decisione viene letta come il risultato di mesi di “mobilitazioni e pressioni pubbliche da parte” del Comitato Autonomo Portuale (Cap) di Ravenna che rivendica il percorso portato avanti “alternando le mobilitazioni in piazza a incontri più o meno formali” per “pretendere un porto sicuro che desse seguito alla volontà dei lavoratori”. Nel comunicato diffuso dopo la decisione di Sapir, il Cap parla di “un primo passo verso un patto sociale che garantisca la trasparenza e il rispetto delle leggi vigenti mettendo al centro il lavoro e i lavoratori”.
Ai nostri microfoni Axel ed Enrico due lavoratori portuali del Cap di Ravenna.
TUTE BLU - Presentato dall’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, il nuovo piano globale del gruppo che prevede 60 miliardi di euro di investimenti per lanciare 60 nuovi modelli. Un piano dedicato però in larga parte agli Usa e ai marchi principali del gruppo dai quali vengono esclusi, tra gli altri, Alfa Romeo e Lancia.
Il futuro di Stellantis parla quindi sempre più americano, confermando le previsioni di un’Europa destinata a essere, in chiave di investimenti e produzione, una filiale secondaria. Un quadro preoccupante per l’Italia, dove l’azienda prevede un taglio della capacità produttiva, che passerà da 4,65 a 3,85 milioni di veicoli. L’azienda assicura che “non verranno chiuse le fabbriche, ma si procederà a una riconversione”. Quale, non si sa, a parte il fumoso e-car a Pomigliano d’Arco, dove saranno prodotti due modelli, uno di Fiat e uno di Citroën. Al momento, non c’è null’altro.
Secondo una ricerca curata dalla Fiom Cgil, “all’ex Fiat crollano produzione e quote di mercato, con un lavoratore su due già in cassa integrazione”.
Oggi, su Radio Onda d’Urto, trovi anche:
A chiudere la newsletter, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia) e i suoi anniversari. Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere il mondo e poi… trasformarlo.
22 maggio 1901: muore l’anarchico Gaetano Bresci.










