Post referendum: smottamenti continui nella destra italiana
"Diamo una spallata alla Meloni": arriva la mobilitazione No Kings I Iran, Libano e Palestina: la guerra globale non conosce sosta I Cagliari: "stop all'acciaio per Israele"
Qui è FuoriOnda,
la newsletter quotidiana nei giorni feriali di Radio Onda d’Urto. A cura della redazione informativa, viene pubblicata non appena chiudiamo la porta della Radio alle 20: come tutte le email, tu la puoi leggere quando vuoi!
Qui tutti i modi in cui potete ascoltare Radio Onda d’Urto in diretta!
REFERENDUM - In Italia le destre annaspano e perdono pezzi, dopo la sonora sconfitta incassata nel referendum costituzionale sulla giustizia. Ad agitare il clima – già di burrasca – in casa Meloni ci si mette pure l’Europa, proprio sul tema giustizia. 581 sì, 21 no e 42 astenuti al Parlamento Europeo sulla direttiva anticorruzione. Nella lista un articolo è dedicato all’abuso d’ufficio, che la destra italica da decenni vorrebbe cancellare, definito come ‘esercizio illecito di funzioni pubbliche. L’Italia dovrà quindi obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno 2 fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio’, ha detto la relatrice, Hermida.
Nel frattempo a Roma salta pure Maurizio Gasparri, ora ex capogruppo di Forza Italia al Senato. Al suo posto Stefania Craxi, come annunciato da Tajani. Gasparri dice di avere deciso “in autonomia”; in realtà 14 senatori su 20 di Forza Italia ne hanno chiesto pubblicamente la testa con una lettera. Tra loro i ministri Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo, oltre che – dietro le quinte – Marina Berlusconi, di fatto proprietaria...del partito.
Gasparri è il quarto dimissionario in 48 ore a destra; ieri sera, aveva gettato la spugna Daniela Santanchè, ministra del turismo, che si è congedata con una velenosa lettera rivolta direttamente alla premier, sostenendo di voler distinguere la propria vicenda dalla scoppola presa al referendum.
Prima della Santanchè era stati spinti alle dimissioni la capo di gabinetto Bartolozzi e Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, condannato in primo grado l’anno scorso a 8 mesi di carcere e un anno di interdizione dai pubblici uffic per reato di rivelazione di segreto d’ufficio, a proposito di informazioni riservate comunicate al deputato Donzelli nel caso giudiziario relativo all’esponente anarchico Alfredo Cospito, che a maggio vedrà scadere i primi 4 anni di tortura di Stato, il 41 bis.
Su Cospito l’intervista di Radio Onda d’Urto a un compagno solidale di Roma.
NO KINGS - Venerdì 27 e sabato 28 marzo, prima mobilitazione dei movimenti sociali dopo la vittoria netta del “No” al referendum. L’occasione è il corteo nazionale No Kings, “contro i re e le loro guerre”, sabato alle ore 14 da piazza Repubblica a Roma, in contemporanea con analoghe manifestazioni tra Usa e Gran Bretagna. Una mobilitazione globale contro l’avanzata delle destre, la deriva autoritaria e l’escalation della guerra a livello globale. In aggiunta, No Kings Italia invita a “dare un’altra spallata al governo Meloni”, in difficoltà per via della scoppola referendaria. La piazza romana del sabato sarà preceduta da un concerto - venerdì sera alla Città dell’Altra Economia – con decine di artiste-i tra cui Mannarino, Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Gemitaiz, Assalti Frontali, Africa Unite e molti altri.
BRESCIA - Verso il corteo di sabato 28 marzo a Roma, partenza collettiva anche da Brescia con Csa Magazzino 47, Diritti per Tutti e Collettivo Onda Studentesca. Per partecipare alla trasferta in pullman clicca qui. Partenza sabato mattina, mentre venerdì sera, 27 marzo, il Csa Magazzino 47 ospita una cena sociale per sostenere economicamente il viaggio a Roma: menù e modalità di prenotazione si trovano qui.
GUERRA IMPERIALE, GUERRA GLOBALE - Passiamo poi alla conseguenze della guerra imperialista sull’economia e sulle condizioni di vita di lavoratori e lavoratrici. L’Ocse taglia le stime di crescita dell’Italia. Il Pil aumenterà solo dello 0,4% nel 2026; nel frattempo l’inflazione volerà dall’1,6% del 2025 al 2,4% del 2026. Crescita in picchiata e carovita alle stelle: di fatto è la stagflazione più volte temuta e annunciata da quanto è iniziata la guerra in Iran.
L’unico settore economico che, con la guerra, guadagna, è ovviamente quello bellico. Su questo in Italia oggi perquisizioni della Guardia di Finanza a Ministero della Difesa, Rfi, Terna e Polo Strategico Nazionale in un’indagine della Procura di Roma per corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite. Al centro dell’indagine presunte irregolarità negli appalti informatici. 26 gli indagati. Fra le persone perquisite diversi generali della Difesa e l’ufficiale della Marina Militare, Antonio Angelo, Masala, già coinvolto nel filone principale dell’inchiesta che portò all’arresto, nell’ottobre 2024, dell’ex dg di Sogei, Paolino Iorio
Così militari e faccendieri vari in Italia, mentre continua l’aggressione israelo-Usa all’Iran, con la complicità anche del Governo italiano non si sottrae: nonostante in teoria serva l’autorizzazione del Parlamento, la base di Aviano, in Friuli viene usata per i rifornimenti degli aerei da guerra Usa impiegati in Iran.
Di fatto, è lo stesso scenario già visto in Palestina, con aziende italiane - e autorità pubbliche - che non hanno mai smesso di fare affari con Netanyahu e il suo governo genocida. “Dall’ottobre 2023, l’Italia ha mantenuto un flusso strategico e continuativo di equipaggiamenti militari e risorse energetiche verso Israele, favorendo direttamente l’infrastruttura tecnica dell’aggressione”. Inizia così il dossier pubblicato mercoledì 25 marzo su www.embargoforpalestine.com/italia e redatto da Giovani Palestinesi d’Italia, People’s Embargo for Palestine, Palestine Youth Movement e Weapon Watch, di cui abbiamo intervistato oggi Carlo Tombola.
Puoi ascoltare Carlo Tombola, di Weapon Watch, cliccando qui.
Non solo: a Cagliari c’è ancora una nave, la Msc Vega, che a bordo potrebbe ospitare 7 container di acciaio dual use, cioè anche per utilizzo militare, diretti in Israele. La denuncia di Bds Italia è stata ripresa in Sardegna da Cgil e Sinistra Futura, che chiedono – quale fosse accertato il contenuto dalle ispezioni in corso – che venga impedita la partenza della nave dal porto sardo.
Di quanto sta accadendo a Cagliari, Radio Onda d’Urto ha parlato qui.
IRAN - Sul terreno mediorientale, invece, Teheran da un lato fa sapere di avere inviato la propria risposta al piano negoziale Usa e di attendere la nuova mossa diplomatica di Trump, pur preparandosi nel contempo a una possibile invasione via terra dell’isola di Kharg, snodo petrolifero cruciale nello Stretto di Hormuz. Qui i Pasdaran avrebbero già minato parte dell’isola e del mare antistante, dopo che l’esercito Usa ha fatto sapere di aver inviato 2mila paracadutisti nella regione. Media israeliani sostengono che Trump potrebbe, già nelle prossime ore, ordinerà l’invasione delle isole iraniane, esattamente come Tel Aviv chiede da giorni.
Intanto, la guerra prosegue nei cieli. I Pasdaran hanno lanciato una decina di attacchi missilistici su Tel Aviv e altre località di Israele, in risposta alle decine di raid israeliani, dove governo ed esercito ribadiscono la loro linea, quella della guerra infinita: nelle ultime ore ucciso il comandante della Marina iraniana, Alireza Tangsiri, responsabile tra le altre cose proprio della gestione dello Stretto di Hormuz.
LIBANO - Non solo Iran. In Libano un soldato israeliano è rimasto ucciso in uno scontro con Hezbollah; è il terzo militare occupante ucciso nell’ennesima invasione via terra da parte di Israele, che da oggi ha schierato una terza divisione al confine, dichiarando di voler “allargare l’operazione via terra” e di aver preso il controllo di un’ulteriore porzione del sud del Libano – i 30 km che portano al fiume Litani - con la solita scusa di voler istituire una “zona cuscinetto” per la propria sicurezza.
Dall’altro lato, Israele ammette però che la situazione, sul terreno, è meno rosea del previsto: “lavoriamo ancora per eliminare la minaccia terroristica di Hezbollah una volta per tutte”, dice Tel Aviv, mentre il movimento sciita armato libanese continua a opporre un’articolata resistenza; al riguardo un colono israeliano è morto, subito dopo il confine, nel lancio di un razzo. Via aria, invece, ci sono solo i jet israeliani, che colpiscono in maniera indiscriminata a tutto campo, non solo a sud ma in tutto il Libano. Una decina le vittime accertate oggi. Dal 2 marzo a oggi gli attacchi israeliani hanno ucciso 1100 persone, ne hanno ferite 2900 e causato lo sfollamento di un milione e duecentomila persone (oltre un quarto della popolazione).
PALESTINA - Andiamo in Palestina: l’artiglieria dell’esercito di occupazione israeliano ha bombardato l’area est di Khan Yunis, Striscia di Gaza. 2 i morti e 17 i feriti, con il totale del genocidio da ottobre 2023 arrivato a 72.267 morti e 172mila feriti, mentre oltre 2 milioni restano nelle tende, con i valichi chiusi e una situazione di vita quotidiana ben oltre l’immaginabile. Per quanto riguarda invece la Cisgiordania Occupata, raid di esercito e coloni israeliani a ovest di Jenin e a nord di Hebron. In totale ci sono almeno 6 feriti, di cui 4 per colpi d’arma da fuoco, uno in gravi condizioni, a Betlemme. Si aggrava il bilancio – 1 morto e 8 feriti – dell’attacco dei coloni contro lavoratori, ieri, a Masafer Yatta. I lavoratori, all’alba, stavano attendendo di recarsi al lavoro quando sono stati attaccati dall’esercito.
Sulla strage di Masafer Yatta è intervenuta la Federazione Generale dei Sindacati Palestinesi, che ha rivolto un appello a Organizzazione Internazionale del Lavoro, Confederazione Internazionale dei Sindacati e Federazione Internazionale dei Lavoratori Edili (i lavoratori erano muratori).
Vi proponiamo la traduzione dell’appello internazionale dei sindacati palestinesi:
Su Radio Onda d’Urto puoi anche ascoltare:
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
26 marzo 1871: Elezione della Comune di Parigi







