Riarmo: l'oleodotto NATO da La Spezia a Ghedi (BS) per trasportare il carburante di guerre e genocidi
Siria: mobilitazioni internazionali per difendere il Rojava sotto attacco | Palestina: uccisi 3 reporter e 2 operatori umanitari in un attacco di Israele a Gaza, la corrispondenza dalla Striscia
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RIARMO - “La guerra è dietro l'angolo di casa, quella tra la forza bruta e la compassione”, diceva Lino Aldrovandi, padre di Federico, studente ferrarese di 18 anni ucciso dalle forze di polizia il 25 settembre 2005.
Era un modo per sottolineare come i conflitti, anche quelli etici e sociali, siano molto più vicini di quanto si pensi. È così oggi, 20 anni dopo, parlando di una guerra totale alle porte di casa, che le potenze mondiali invocano e finanziano sempre più.
È il caso dell’Oleodotto Nato, un'infrastruttura per il trasporto di carburanti verso le basi militari di mezza Europa, di cui l’Italia gestisce circa 900 km di condotte, collegando terminali marini, depositi e aeroporti passando per le basi aeree e militari di Ghedi (BS), Aviano, Rivolto, Villafranca Veronese, Cervia e altre infrastrutture militari.
Ora l’annuncio del potenziamento. Il primo step riguarda la piattaforma marittima affacciata sul golfo di Ruffino, dove in primavera dovrebbero aprire i cantieri che richiederanno 2 anni di lavori e 38 milioni di investimento.
Il passo successivo - si legge nella relazione di progetto - sarà pompare dalle navi cisterna attraccate nel golfo di La Spezia una maggiore quantità di carburante per rispondere al crescente fabbisogno del riarmo.
Oltre ad aggravare la crisi climatica, il petrolio alimenta guerre e genocidi in tutto il mondo. E in questo momento storico in cui la guerra è presentata come inevitabile, è il combustibile a muovere caccia, carri armati e navi da guerra.
Il punto sul progetto con William Domenichini, del Comitato Riconvertiamo Seafuture - Restiamo Umani.
SIRIA - Di guerre e conflitti continuiamo a parlare, spostandoci in Siria.
Ancora violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da parte delle fazioni affiliate a Damasco; un accordo siglato ieri con le Forze Democratiche Siriane e che dovrebbe proseguire per 4 giorni. Le milizie sostenute (anche) dall’esercito turco hanno però effettuato una serie di attacchi contro i territori del Rojava nella Siria del Nord e dell’Est. Gli aggiornamenti con Alessia Manzi, giornalista freelance e collaboratrice de Il Manifesto.
Nelle città dell’Amministrazione autonoma democratica - da Kobane, accerchiata e sotto assedio, a Qamishlo, Amude, Hasake e Derik - migliaia di civili sono nelle strade, armati, per la “guerra rivoluzionaria di popolo” chiamata dall’autogoverno confederale strada per strada. Negli altri territori curdi – Iraq, Iran, Turchia – decine di migliaia alle manifestazioni, con tentativi di varcare il confine, respinte (sul lato turco) dagli spari degli agenti di frontiera.
La solidarietà al Rojava arriva anche da diversi paesi del Mondo, compresi quelli europei. A Bruxelles manifestazione fuori dal Parlamento europeo, colpita dagli idranti della polizia belga. In Italia diverse iniziative in programma. Oggi presidio a Milano (in foto), in piazza Castello, iniziato alle 18, da cui Radio Onda d’Urto si è collegata con Sherkan, della rete Kurdistan Italia.
Anche l’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia e la Rete Kurdistan Italia hanno lanciato per oggi, mercoledì 21 gennaio, al Centro socio-culturale Ararat di Roma, un’assemblea pubblica dietro lo slogan “Defend Rojava”. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia.
A Brescia, mentre scriviamo la newsletter di questo mercoledì sera, è in corso l’assemblea pubblica al csa Magazzino 47. Obiettivo: organizzare una manifestazione di piazza per sabato, così come in altre città italiane, come deciso ieri dall’assemblea online lanciata da Defend Kurdistan Italia, che ha visto la partecipazione di decine di realtà e che hanno deciso collettivamente di organizzare iniziative territoriali a sostegno del Rojava questo sabato.
“Il movimento confederale paga la sua ammirevole coerenza: pensiamo a quanti soldi, oltre che posti di rilievo nel nuovo governo, sono stati offerti in questi mesi ai rappresentanti delle Sdf e della Daanes in cambio dell’abbandono della propria causa ideologica, per porre fine alle tensioni in Siria e permettere ai capitali internazionali di arrivare, cominciare la depredazione delle risorse e lo sfruttamento selvaggio della forza lavoro siriana secondo i crismi del FMI, cui Al-Sharaa ha aderito dopo che per anni la Siria non ne aveva fatto parte. Ora, invece, stanno rischiando moltissimo e si stanno preparando a proteggere le comunità in caso di un eventuale attacco. È un movimento che non fa dichiarazioni roboanti ma, se si guarda ai fatti, mantiene ferme le sue convinzioni e in questo è un esempio”.
Sono le parole con cui Davide Grasso, ricercatore al Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, ha commentato quanto sta accadendo in Siria del nord-est e Rojava in queste ore ai microfoni di Radio Onda d’Urto.
Nell’intervista abbiamo parlato dell’attacco totale delle milizie salafite di Damasco contro la rivoluzione del confederalismo democratico, anche a partire dall’articolo da lui pubblicato su Dinamo Press dal titolo La rivoluzione confederale in Siria vive un momento decisivo.
Articolo completo e intervista a Davide Grasso disponibile qui.
PALESTINA - Restiamo in Medio Oriente per parlare di Palestina, nel pieno del silenzio internazionale.
Massacri a Gaza per mano di Israele. Un convoglio umanitario è stata colpito nella zona centrale della Striscia da un raid israeliano: il bilancio è di cinque persone massacrate, tra cui 3 reporter.
Il mezzo bersagliato da Israele è del Comitato egiziano di soccorso nella Striscia di Gaza, istituito su direttiva del presidente al-Sisi come misura umanitaria a sostegno del popolo palestinese, e che aveva appena cominciato ad allestire il campo di Netzarim. Queste morti si aggiungono, solo oggi, ad altre tre persone uccise a Deir al Balah a seguito di colpi di artiglieria israeliani, mentre a Khan Younis un minore e una donna sono stati uccisi da colpi sparati dall’esercito di Tel Aviv.
Le speranze di una “nuova” amministrazione a Gaza di cui le grandi potenze mondiali discutono in queste ore si scontrano con la realtà, poiché Israele, in tempo di “pace”, ha massacrato dall’11 ottobre 2025 (giorno della firma degli accordi) ad oggi quasi 500 palestinesi e mantiene il controllo totale sui valichi di frontiera, bloccando l’ingresso degli aiuti a Gaza.
Nel frattempo il presunto Board of Peace voluto da Trump – il club a pagamento per la spartizione coloniale della Striscia che servirebbe a dare il via alla fase due – è nelle più alte: al momento nessun Paese europeo ha aderito. Il primo ministro svedese Kristersson ha comunicato il no del suo Paese. Anche Norvegia, Germania e Francia hanno dichiarato che non entreranno a far parte del consiglio nella sua attuale configurazione, mentre la Gran Bretagna ha espresso preoccupazione per la sua composizione. Silente, come sempre, l’Italia ambigua di Giorgia Meloni.
Dalla Striscia di Gaza Sami Abuomar, cooperante palestinese e collaboratore di tante realtà solidali italiane, oltre che nostro storico collaboratore, ha scritto una lettera aperta a Meloni, Tajani e Crosetto, chiedendo loro: “Come volete che la storia vi ricordi? Il mondo vi guarda”.
Oggi, sulle nostre frequenze, trovi anche:
TORINO - La giudice del Tribunale di sorveglianza di Torino ha rinviato alla prossima camera di consiglio, fissata per il 17 febbraio, la decisione sulla richiesta della procura torinese di revocare gli arresti domiciliari e predisporre il trasferimento in carcere di Giorgio Rossetto, storico militante antagonista torinese, per l’intervista a Radio Onda d’Urto. La giudice sostanzialmente ha fatto intendere che è perplessa trovandosi di fronte ad un reato di opinione e non essendoci per Giorgio il divieto di comunicare, prescrizione che spesso invece viene data. Su Radio Onda d’Urto la nuova intervista di Giorgio Rossetto;
SCUOLA - Giornata di protesta, oggi, in occasione del quarto anniversario dell’uccisione di Lorenzo Parelli, 18enne di Udine schiacciato da una barra di 150 chilogrammi mentre lavorava per l’alternanza scuola-lavoro. Ne abbiamo parlato con Angela Verdecchia della Rete studenti medi;
LAVORO - Settimo giorno di sciopero e terzo di occupazione della fabbrica per i lavoratori di Vestas Italia, azienda attiva nel settore dell’eolico, contro la procedura di trasferimento di magazzino, dal capoluogo ionico a San Nicola di Melfi, a partire dal 1° marzo. Ci racconta la vertenza Giovanni Vitale, delegato Fiom in Vestas Italia
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
21 gennaio 1924 - La morte di Lenin:








