Rojava: mobilitazione internazionale contro l'attacco totale di Damasco e dei suoi alleati
Palestina: a Gaza parte la spartizione coloniale, Israele assalta Hebron I Torino: "Askatasuna vuol dire libertà", sabato 31 gennaio corteo nazionale a Torino
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ROJAVA - Siria del Nord e dell’Est: lanciata la mobilitazione generale in tutto il Kurdistan – non solo Siria, quindi, ma anche i territori oggi sotto Turchia, Iran e Iraq - da parte dell’Amministrazione autonoma e rivoluzionaria, ispirata ai principi del confederalismo democratico, sotto minaccia di annientamento da parte delle milizie jihadiste diventate esercito siriano. Nel mirino c’è l’intero progetto politico della Siria del Nord e dell’Est, che da una dozzina d’anni è impegnato in un Medio Oriente in fiamme a costruire, tra mille difficoltà, un’alternativa socialista, femminista ed ecologista. La mobilitazione a sostegno della rivoluzione, curda ma non solo, chiama in causa anche l’Europa, con l’appello a scendere in strada della rete internazionalista Rise Up For Rojava, riprendendo così la richiesta di compagne-i in Rojava.
A Damasco oggi era in calendario un incontro tra l’autoproclamato presidente a interim, Al Jolani, e Mazloum Abdi, il comandante delle Fds. Non è chiaro se al momento sia avvenuto oppure no, vista l’offensiva su larga scala di Damasco dentro “una guerra imposta e pianificata da molte forze”, ha detto Abdi, riferendosi all’intesa trovata dai sostenitori di Damasco - dagli Usa alla Turchia, dagli stati dell’Ue a Israele - per dare il via libera alle milizie filoturche – forti di carri armati, copertura aerea di Ankara, artiglieria e rifornimenti costanti - e cercare di liquidare l’Amministrazione autonoma, attaccata anche in queste ore su più fronti.
Dopo ore di combattimenti intensi - con pesanti perdite per le Forze democratice siriane ma anche per l’esercito di Damasco – nelle ultime 24 ore le forze di autodifesa del Rojava hanno lasciato Tabqa, Deir ez zor, una parte di Raqqa e la diga di Tishrin.
Damasco, nonostante le voci dei media siriani su un cessate il fuoco, continua l’offensiva, cercando di liberare migliaia di jihadisti di Daesh. Dopo la prigione di Al Aqtan a Raqqah, anche quella di Shaddadi a di Hesekeh è nelle mire di Damasco. A dirlo le stesse Fds, che accusano: “nonostante Al-Shaddadi si trovi a 2 km dalla base della Coalizione Internazionale a guida Usa, la base non è intervenuta, malgrado le ripetute richieste di intervento”. Sul terreno, Damasco e Ankara vogliono chiudere la partita e spegnere l’idea stessa di un Medio Oriente non confessionale: per questo è stata attaccata anche Kobane, città simbolo e martire della lotta contro Daesh, con 100mila residenti, addossata al confine con la Turchia.
Sul lato diplomatico, Al Jolani ha diffuso nelle ultime ore una lista di proprie richieste (una quindicina) come condizione - capestro le proprie milizie, spacciandole per accettate dalle Fds. In realtà nessuna conferma arriva dall’Amministrazione autonoma della Siria del Nord e dell’Est, mentre dall’isola carcere di Imrali parla Abdullah Ocalan, leader e cofondatore del Pkk: “Quanto sta accadendo in Siria è un tentativo di sabotare il processo per la pace e una società democratica”, ha detto a una delegazione di parlamentari della sinistra turca Dem.
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PALESTINA - Dalla Siria alla Palestina. Israele fa – impunita – quello che vuole, bombardando e uccidendo; oggi c’è almeno 1 vittima, un 17enne, a Khan Younis. Una dozzina i feriti gravi, a Beit Lahia, nel nord. Il bilancio del genocidio israeliano in corso da ottobre 2023 sale a 71.550 palestinesi e 172mila feriti. Da quando c’è il presunto cessate il fuoco, l’11 ottobre, il numero delle vittime è di 465, con 1.287 feriti.
Hamas intanto conferma la dissoluzione del proprio governo nella Striscia in favore di un comitato tecnico palestinese guidato da Ali Shaath, ex viceministro dei trasporti dell’Anp, con altri 14 membri, con mandato limitato ai soli servizi essenziali e alla ricostruzione civile. Esclusi invece sicurezza e il coordinamento militare, sempre in mano a Israele e - in teoria - al supervistore internazionale del Comitato, l’ex inviato Onu Mladenov. Intanto Trump ha spedito gli inviti per il suo comitato d’affari sulla pelle dei palestinesi di Gaza, il cosiddetto “Board of peace”. Tra gli invitati al banchetto coloniale della Striscia c’è...pure Netanyahu, oltre all’italiana Meloni, Ue, India, Brasile, Cipro, Pakistan e altri. Si chiamano fuori Francia e Canada, mentre su Turchia e Qatar ci sarebbe il veto da parte di Israele.
“Ai palestinesi – sottolinea a Radio Onda d’Urto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore – viene negato il diritto di governarsi davvero”.
Ascolta l’intervista al giornalista e nostro collaboratore Michele Giorgio cliccando qui.
CISGIORDANIA - Da Gaza alla Cisgiordania. Qui l’esercito di occupazione israeliano ha lanciato un’operazione di invasione su larga scala che durerà giorni contro a Hebron. L’operazione – 26, per ora, gli arrestati, che portano il numero dei palestinesi rapiti dall’occupazione a 9.350 persone, la stragrande maggioranza senza uno straccio d’accusa - “fa parte della politica di ‘decisione demografica’, che mira a trasformare città, villaggi e campi profughi in cantoni isolati, aprendo la strada all’annessione coloniale effettiva nel contesto di un genocidio strisciante e con il via libera Usa”, denuncia il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, l’FPLP. “La risposta– afferma l’organizzazione marxista palestinese - sarà l’attivazione di tutti gli strumenti di confronto con l’occupazione e la difesa unitaria della nostra terra”.
HANNOUN - Infine, l’Italia. Si incrina in maniera significativa il castello accusatorio che a fine dicembre ha portato in carcere 7 cittadini palestinesi, accusati di finanziare Hamas. Resta in carcere il più noto, Mohammad Hannoun dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, tutt’ora in isolamento, ma 3 delle 7 misure carcerarie sono state annullate. Per gli avvocati,“dal dispositivo emerge una chiara vittoria sul piano dei principi. Pare che il Tribunale abbia escluso l’utilizzabilità della ‘battlefield evidence’ israeliana, segnando una presa di distanza dalla strumentalizzazione giudiziaria dell’intelligence militare. Per i profili residui, il Tribunale avrebbe ritenuto di valutare separatamente la sussistenza di indizi su fonti diverse”. Tra 30 giorni il deposito delle motivazioni, poi il ricorso in Cassazione.
TORINO - Movimento. Molte centinaia di persone a Torino sabato 17 gennaio per rispondere alla chiamata del centro sociale Askatasuna, sgomberato dalla polizia il 18 dicembre. L’obiettivo dell’assemblea pubblica era costruire la grande manifestazione nazionale per sabato 31 gennaio a Torino contro le politiche del governo Meloni. Il corteo, che prevede 3 concentramenti alle ore 14.30 – Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova – ha queste parole d’ordine: “Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali”.
LA SPEZIA - Dopo l’accoltellamento in una scuola di La Spezia nel quale il 18enne Abanoud ‘Abu’ Youssef ha perso la vita per mano di un compagno, si è acceso il dibattito - strumentale - sulle misure di sicurezza negli istituti scolastici. Sul tema è intervenuto Valditara:”quello che possiamo e dobbiamo fare, in quelle scuole, diciamo, di maggior rischio, dove vi sono delle problematiche, è consentire al preside di installare, magari d’intesa con il prefetto, dei metal detector”.
L’ennesima risposta repressiva, mentre all’istituto Chiodo centinaia di studentesse e studenti si sono ritrovati per chiedere verità e giustizia per Abu. Numerosi cartelli affissi all’ingresso, come “Il silenzio uccide due volte”. La scuola oggi ha riaperto, ma nessuno degli studenti. “La violenza non si combatte trasformando le scuole in caserme . La militarizzazione degli spazi educativi è una scelta fallimentare e pericolosa, che scarica sugli studenti le responsabilità di un sistema che non funziona” spiega a Radio Onda d’Urto Gemma, studentessa spezzina di Uds.
Su Radio Onda d’Urto ascolta Gemma e altre voci raccolte in giornata.
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A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
19 gennaio 1939: il fascismo scioglie la Camera dei Deputati sostituendola con la cosiddettta “Camera dei fasci e delle corporazioni”.








