Sciopero femminista e transfemminista: le voci dalle piazze
Mentre proseguono i bombardamenti israelo-statunitensi in Iran, Israele continua la nuova aggressione in Libano - 700mila sfollati e 500 vittime in una settimana - e uccide un'altra giornalista a Gaza
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SCIOPERO - Oggi in diverse città italiane si sono svolte manifestazioni e presìdi per la seconda di due giornate di mobilitazione lanciate dal movimento femminista e transfemminista Non una di meno in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne dell’8 marzo, istituita nel 1977 dall’Onu, istituzionalizzando una data già entrata da decenni nelle scadenze di lotta del movimento operaio, socialista e sindacale a livello internazionale. Già ieri, 8 marzo, era stata una giornata di manifestazioni di piazza – almeno sessanta – in tutta Italia.
Oggi è stata una giornata di sciopero generale indetto dai sindacati di base Cobas, Cub, Usb e Clap, oltre che da Flc e Filcams Cgil. Al centro delle manifestazioni il rifiuto della guerra e del patriarcato, in un paese che ha già visto 10 femminicidi solo nei primi due mesi dell’anno, e la lotta contro il ddl Bongiorno, che abbandonail modello del “consenso” per definire la violenza sessuale e lo sostituisce con il ben più ambiguo concetto di “volontà contraria”.
I sindacati contestano anche il gender pay gap nel mondo del lavoro, l’eliminazione di Opzione donna per le pensioni e la bocciatura del congedo retribuito per i padri. “Il governo fa propaganda sulla natalità ma non sostiene le donne”, denunciano le attiviste di Non una di meno. Qui le corrispondenze e le interviste raccolte da Radio Onda d’Urto.
MEDIO ORIENTE - Decimo giorno di aggressione israelo-statunitense in Iran: bombardamenti senza sosta su Teheran, dove sono stati colpiti per la prima volta i depositi di petrolio e gli impianti di raffinazione. I raid hanno innescato vasti incendi in tutta la capitale iraniana, con conseguente pioggia acida e l’appello ai residenti a non uscire di casa. Per contro Teheran ha colpito alcuni impianti petroliferi in Bahrein. I missili iraniani hanno raggiunto anche oggi diversi Paesi del Golfo e Israele, dove hanno causato la morte di due lavoratori migranti cinesi. Un altro missile dei Pasdaran, il secondo dall’inizio dell’aggressione israelo-statunitense, è stato abbattuto dai sistemi anti-aerei NATO mentre si dirigeva verso il territorio turco. Ankara, intanto, ha rafforzato la propria presenza militare intorno alla metà dell’isola di Cipro sotto la sua occupazione. La Grecia ha fatto lo stesso per quanto riguarda l’altra metà dell’isola nel Mediterraneo orientale, quella ellenica. Anche la Francia ha annunciato l’ulteriore rafforzamento della propria presenza militare nell’area.
A Teheran, intanto, esercito e Pasdaran hanno riconosciuto la nomina a Guida Suprema di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex leader Ali. Si tratta di una mossa irrituale - quella della successione dinastica - che rafforza l’ala dura del regime. A sostegno della scelta, comunque, sono scese in piazza, a Teheran, migliaia di persone.
La guerra globale si traduce economicamente in una fiammata violenta da un lato della produzione bellica e armiera – aziende come Leonardo hanno decuplicato il valore in borsa negli ultimi anni – e dall’altro lato della spuecluazione in particolare sull’energia, con il prezzo del greggio sopra i 100 dollari al barile, è la prima volta dal 2022. Di questo oggi abbiamo parlato con:
Mentre gli occhi del mondo sono puntati su quanto accade in Iran, l’esercito israeliano ha invaso via cielo e via terra il Libano orientale, vicino al confine con la Siria. Qui sono in corso pesanti scontri con il movimento sciita Hezbollah, che rivendica l’abbattimento di un elicottero israeliano. Intanto Tel Aviv continua i propri crimini di guerra con raid a tappeto sulla periferia sud di Beirut. Almeno 16 morti e 40 feriti oggi, con il totale in una settimana che si avvicina alle 500 vittime.
Non solo: HRW denuncia come Israele ha utilizzato fosforo bianco almeno una volta in maniera accertata, il 3 marzo a Yohmor, nel Libano meridionale. Il governo di Beirut chiede a Israele “negoziati immediati”, con la mediazione Usa, mentre Parigi ha chiesto un Consiglio urgente di Sicurezza Onu sul Libano. Radio Onda d’Urto oggi si è collegata con la capitale libanese Beirut, dove si trova David Ruggini, capomissione di Un ponte per nel Paese dei cedri. Di seguito un estratto della sua corrispondenza:
Il genocidio per mano israeliana prosegue Palestina, dove proprio ieri sera - 8 marzo - Israele ha ucciso l’ennesima giornalista donna, Amal Shamali, corrispondente di Qatar Radio dalla Striscia di Gaza. Nelle ultime 24 ore, a Gaza, i raid israeliani hanno causato almeno 7 morti e 17 feriti. Da quando è iniziata l’aggressione sull’Iran, inoltre, Israele ha chiuso di nuovo i valichi a (quasi) chiunque, oltre a continuare a tenere fuori quasi tutte le ong e tutti i giornalisti stranieri. Anche Cisgiordania sono migliaia i check-point, i cancelli, le barriere che Israele tiene più o meno sempre chiusi per strangolare l’economia e la società palestinese. Sono liberi di muoversi, invece, i coloni fascisti: anche oggi raid e attacchi a Tubas, Qalqylia, nella Valle del Giordano, a Jenin, Nablus, Hebron e Gerusalemme, dove il ministro fascista israeliano della polizia, Ben Gvir, ha annunciato il porto d’armi automatico per i 300mila israeliani che vivono in città. Proprio da Gerusalemme, oggi, su Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto, direttore di Pagine Esteri e nostro collaboratore. Di seguito un passaggio della sua corrispondenza:
Oggi su Radio Onda d’Urto anche:
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
9 Marzo 1985 - Omicidio di Stato del compagno Pietro Maria Walter Greco, detto Pedro, a Trieste






