Siria: assediati i quartieri curdi di Aleppo. Corrispondenze dal Rojava
Venezuela: quali scenari dopo l'attacco Usa? Le analisi su Radio Onda d'Urto | Torino: le scuole vicino ad Askatasuna riaprono, la militarizzazione resta | Bologna&Milano: iniziative per la Palestina
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SIRIA - Nel nord della Siria, ad Aleppo, continuano a resistere gli abitanti dei quartieri autogovernati, a maggioranza curda, Sheikh Maqsoud e Ashrefiye, che fanno parte dell’Amministrazione autonoma del confederalismo democratico e che sono sotto attacco delle milizie filogovernative di Damasco. In corso da ieri pesanti bombardamenti di artiglieria.
Le milizie, inquadrate nell’esercito siriano, avanzano anche con tank e altri mezzi militari. Le forze di sicurezza interne dei due quartieri curdi riferiscono di aver respinto, ieri, 5 tentativi di incursione. Ci sono diverse vittime e decine di feriti tra i civili.
Il PYD, il partito di unione democratica, ha scritto un comunicato in cui denunciava i ripetuti attacchi delle milizie sui quartieri curdi, sottolineando l’impatto sanitario e umanitario che l’assedio sui quartieri curdi di Aleppo sta avendo sulla popolazione.
Come raccontava la compagna nella corrispondenza, oggi, 7 gennaio, in moltissime città dell’Amministrazione Democratica, si sono svolti cortei in solidarietà alla popolazione che resiste a Sheikh Maqsoud, e per chiedere l’immediata fine di questi attacchi, che stanno continuando per mano principalmente delle milizie proxy dello Stato Turco e di gruppi armati mercenari legati al governo di transizione. Il numero dei feriti è arrivato a 52 ed è in continuo aumento.
Ecco alcuni interventi di partecipanti alle manifestazioni:
VENEZUELA - Ci spostiamo ora in Venezuela, a seguito del rapimento - sabato 3 gennaio - da parte degli Usa del presidente Nicolas Maduro e la moglie. Il leader venezuelano lunedì era davanti alla giustizia Usa con catene ai piedi per rispondere alle accuse infondate di narcoterrorismo. Maduro si è proclamato innocente e “prigioniero di guerra”. Attenderà in prigione la nuova udienza il 17 marzo.
Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, in una conferenza stampa a Ginevra, esprime preoccupazione per l’azione degli Usa: “Nessuno Stato dovrebbe minacciare o usare la forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato”. Intanto Delcy Rodríguez ha prestato formalmente giuramento come presidente ad interim del Venezuela.
Trump ha annunciato che le autorità provvisorie venezuelane trasferiranno 30-50 milioni di barili di petrolio sanzionato agli Usa, con i proventi sotto controllo statunitense. Avviati i negoziati con la compagnia petrolifera statale venezuelana Pdvsa.
Su questo fronte, questo mercoledì 7 gennaio, è stata prima assaltata militarmente e poi sequestrata la petroliera Marinera per mano degli Stati Uniti, dopo oltre due settimane di inseguimento nell’Atlantico settentrionale. L’unità navale, precedentemente chiamata Bella 1 e soggetta alla sovranità guyanese, batte ad oggi bandiera russa e aveva lasciato un porto del Venezuela a fine 2025. “L’abbordaggio della petroliera ha violato la Convenzione dell’Onu sulle leggi del mare”, denuncia il ministero dei Trasporti di Mosca che chiede il rilascio dell’equipaggio.
Già all’alba di questa mattina era stata abbordata un’altra imbarcazione petrolifera, la nave Sophia, nelle acque dei Caraibi. La Guardia Costiera americana la sta scortando ora verso gli Stati Uniti. Il governo inglese di Keir Starmer ha confermato di aver dato supporto militare all’operazione statunitense. Washington rivendica il sequestro delle navi come parte del blocco globale sul petrolio venezuelano.
Su Radio Onda d’Urto questo mercoledì 7 gennaio abbiamo sentito:
Andrea Rivas, giornalista, economista,analista di questioni sudamericane
Angelo Zaccaria, attivista e autore del libro “La revolucion Bonita”
Fabrizio Tonello, americanista, docente universitario, editorialista de Il Manifesto
TORINO - A quasi 3 settimane dallo sgombero, a Torino continua la lotta del centro sociale Askatasuna.
La situazione è ancora di militarizzazione dell’area. Le scuole, dopo due settimane abbondanti di chiusura per le festività natalizie, oggi hanno riaperto con la presenza costante delle forze di polizia e carabinieri. Anche per chiedere di riavere accesso ai propri spazi, nel pomeriggio di mercoledì è stata organizzata una merenda collettiva negli spazi vicini al centro sociale.
“Sono potuto entrare a portare nell’area pedonale del quartiere perché avevo mio figlio in braccio. Altre mamme che avevano appena lasciato i figli a scuola sono state fermate perché la loro passeggiata non era adeguatamente giustificata secondo le forze dell’ordine”
queste le parole di un genitore della scuola dell’infanzia che condivide il giardino con il centro sociale Askatasuna di Torino.
Intanto il centro sociale si prepara per i prossimi appuntamenti, l’assemblea di sabato 17 alle 15 a Palazzo Nuovo (università) e il corteo del 31 gennaio.
PALESTINA - Prosegue il genocidio per mano israeliana. A Gaza i bombardamenti dell’esercito di occupazione continuano a violare il teorico cessate il fuoco in vigore da ottobre. Due giorni fa le bombe israeliane hanno ucciso una bambina. Stamattina un uomo è stato ucciso a Khan Yunis da un attacco di un drone israeliano. Nel frattempo Tel Aviv continua a impedire l’ingresso degli aiuti umanitari e impedisce di lavorare in Palestina alle ong internazionali.
Anche nella Cisgiordania occupata ci sono stati nuovi assalti di militari e coloni israeliani. Diversi palestinesi sono rimasti intossicati dai gas sparati dai soldati vicino Tubas. Raid di militari israeliani e coloni sono in corso dall’alba di oggi anche nelle vicinanze di Nablus, a sud di Jenin e a Hebron. Ieri invece, a Ramallah, oltre quaranta studenti palestinesi sono rimasti feriti nel campus universitario alle porte della città, colpiti dagli spari e dai raid dell’esercito israeliano. Computer confiscati e tre arresti.
Sul fronte della solidarietà internazionale, mentre scriviamo la newsletter di questa sera, è in corso un presidio a Milano, sotto al carcere San Vittore, in solidarietà con Raed Dawoud e tutti gli altri prigionieri palestinesi arrestati in Italia a seguito dell’inchiesta “Domino”, sui quali pende la folle accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. L’appuntamento era dalle 18, in Piazzale Aquileia.
Su Radio Onda d’Urto Elio del centro sociale Vittoria, che ha organizzato il presidio.
Da Milano a Bologna, dove martedi 6 gennaio la fiaccola delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 ha attraversato diverse città dell’Emilia-Romagna e si avvicina al luogo in cui si terranno le competizioni invernali a partire dal prossimo 6 febbraio.
A Bologna un centinaio di attiviste e attivisti solidali con la Palestina e contro il genocidio hanno contestato il passaggio della fiaccola olimpica delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina nel capoluogo emilianoromagnolo.
Sentiamo Federico, della nostra redazione dell’Emilia-Romagna.
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
7 Gennaio 1978 - Acca Larentia:










