Siria: Damasco annuncia l'invasione del Rojava. Rise Up for Rojava chiama alla mobilitazione
Iran: prosegue la rivolta contro caro-vita e regime | Palestina: il campo di calcio di Aida Camp a rischio demolizione | Sgombero Askatasuna: "assordante il silenzio del sindaco"
Qui è FuoriOnda, la newsletter quotidiana nei giorni feriali di Radio Onda d’Urto.
A cura della redazione informativa, viene pubblicata non appena chiudiamo la porta della Radio alle 20: come tutte le email, tu la puoi leggere quando vuoi!
Qui tutti i modi in cui potete ascoltare in diretta Radio Onda d’Urto!
SIRIA - Gli jihadisti al potere a Damasco annunciano di voler invadere l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES). Dichiarata “zona militare chiusa” l’area di Deir Hafer, non distante da Aleppo ma che fa parte dell’autogoverno della Siria settentrionale e orientale.
Un attacco sarebbe l’inizio della guerra su larga scala di Al Jolani – sostenuto dalla Turchia – contro la Rivoluzione confederale dei popoli del Rojava e di tutta la Siria nordorientale.
Nella sua dichiarazione, il Governo di transizione siriano adotta il linguaggio dello Stato turco, affermando che le Forze siriane democratiche “combattono al fianco del Pkk e persino dei resti di Assad e delle forze…iraniane”.
Si tratta di un tentativo di legittimare gli attacchi dopo i movimenti di truppe dell’esercito di occupazione turco nella campagna orientale di Aleppo in seguito all’assalto turco-jihadista ai quartieri curdi della grande città siriana. Allo stesso tempo si registra un’intensificazione dei bombardamenti di artiglieria in diversi punti di contatto, compresa la Diga di Tishrin, nel cantone di Kobane, fondamentale per l’approvvigionamento elettrico del Rojava.
Qui, la corrispondenza dal Rojava di una compagna della Comune Internazionalista.
In questo quadro, a tinte fosche, arriva l’invito alla mobilitazione della campagna internazionale Rise Up For Rojava: “Chiediamo a tutti di mobilitarsi contro la guerra e i suoi sostenitori in Siria” scrivono.
A Brescia raccolgono la chiamata Magazzino 47, Diritti per tutti e Collettivo Onda Studentesca, che hanno lanciato un presidio per le 18.30 di oggi, in Piazza Rovetta/Largo Formentone (qui il comunicato).
Radio Onda d’Urto ha seguito la mobilitazione bresciana - ancora in corso mentre scriviamo questa newsletter - e raccolto qui corrispondenze e interventi dalla piazza, compreso quello di un compagno curdo di Rete Kurdistan Milano che vi proponiamo di seguito
IRAN - Dalla Siria all’Iran, dove internet è bloccato da oltre 100 ore. Nella giornata di oggi sono state riattivate le telefonate internazionali, dopo due settimane di proteste di massa e rivolte contro caro-vita, crisi economica e contro il regime degli Ayatollah, che sta rispondendo con una repressione feroce.
Funzionari iraniani, anonimi, riferiscono all’agenzia Reuters di 2mila morti tra manifestanti e poliziotti, mentre alcuni media media delle opposizioni all’estero – come Iran International, basato a Londra e finanziati da investitori sauditi – riferiscono di 12mila morti, in gran parte nel fine settimana, proprio in occasione dello stop di massa alla rete internet in tutto l’Iran.
A livello internazionale il presidente statunitense Trump ha detto che “qualsiasi paese che intrattenga rapporti commerciali con l’Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni effettuate con gli Usa”.
Cina e Russia replicano: “difenderemo i nostri interessi commerciali con Teheran”, dove ieri, 12 gennaio, gli Ayatollah hanno chiamato migliaia di persone a una contromanifestazione a sostegno della Repubblica islamica, che oggi – per bocca del governo centrale – annuncia “un nuovo piano economico per aumentare il potere d’acquisto di molti cittadini”. Come, per ora, non si sa.
Il ministro degli esteri iraniano, Araghachi, intanto, tratta con Witkoff, inviato speciale Usa, per tentare di evitare lo scontro armato, da più parti – a partire da Israele – ritenuta un’opzione auspicabile per rovesciare gli Ayatollah.
In mezzo c’è la popolazione civile iraniana, contraria a interventi esterni e a governi paracadutati – come quello dell’erede dello Scià – ma ormai in rotta di collisione diretta e radicale con un regime al potere da mezzo secolo.
Oggi sulle nostre frequenze:
le cause della rivolta di massa, la composizione delle piazze, gli obiettivi delle mobilitazioni e quelli dei tentativi di ingerenza dall’estero con Giuseppe Acconcia, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università Statale di Milano. Trovate qui la sua analisi.
l'analisi di Farian Sabahi, professoressa associata in storia contemporanea all’Università di Varese. La trovate qui e, di seguito, un passaggio del suo intervento
PALESTINA - Nella Striscia di Gaza sono almeno 430 i palestinesi uccisi da Israele in tre mesi di cosiddetto “cessate il fuoco”, 5 in media al giorno, mentre Israele fa sapere di aver definito “nuovi piani militari” per lanciare altre aggressioni militari contro Gaza. I media israeliani parlano di marzo come mese individuato per il possibile attacco. Oltre alle uccisioni dirette, a Gaza si muore anche per freddo, fame, malattie. 5 persone decedute solo martedì 13 gennaio 2026, nel crollo di alcuni ruderi, spazzati dal vento e dalle piogge continue, mentre – nonostante le promesse di Netanyahu – il valico principale, quello di Rafah, rimane sigillato. Fuori ci sono case mobili e tende, bloccate dalla politica genocidiaria della destra sionista, mentre dentro la Striscia “127mila tende su 135mila – dicono le autorità sanitarie – sono ormai totalmente inservibili”.
Da Gaza alla Cisgiordania occupata, dove proseguono le violenze e le uccisioni perpetrate da coloni ed esercito israeliano. Situazioni che altrove sarebbero normali, in Cisgiordania sono oggi a rischio, come il gioco del calcio. Negli ultimi giorni infatti si è parlato con insistenza dell’abbattimento per volere israeliano del campo sportivo del campo profughi di Aida, vicino Betlemme, a pochi metri dal muro dell’apartheid voluto da Tel Aviv. Quello di Aida Camp è uno dei pochissimi spazi ricreativi rimasti e proprio per questo nel mirino dell’esercito e dell’occupazione. L’ordine di demolizione, in scadenza in queste ore, è stato al momento rinviato, ma solo di una settimana. Una petizione per salvarlo rivolta a Fifa e Uefa si sta avvicinando al mezzo milione di firme ed è stata già siglata da decine di realtà sportive popolari italiane e internazionali.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che viaggia spesso in Cisgiordania. Qui l’intervista completa, di seguito, un frammento della sua analisi
Intanto, sul fronte della solidarietà internazionale, continua l’azione repressiva del governo italiano contro chi si è schierato (e continua a schierarsi) al fianco della Palestina. Su questo tema, oggi:
MASSA CARRARA: 37 denunce e oltre 50 multe per lo sciopero per la Palestina del 3 ottobre. “Non ci faremo intimidire!”
TORINO - Conferenza stampa nel primo pomeriggio di oggi, a Torino, organizzata dai e dalle portavoce del comitato proponente del patto di collaborazione per rendere Askatasuna bene comune.
Un patto stracciato il 18 dicembre, giorno in cui lo spazio sociale di Torino è stato violentemente sgomberato dalla sua storica sede, in Corso Regina Margherita 47, su mandato di Piantedosi e Meloni. Tutt’oggi il quartiere Vanchiglia è militarizzato giorno e notte da camionette e agenti.
“Il silenzio del sindaco di Torino è assordante e ingiustificabile“, hanno affermato oggi i portavoce in conferenza stampa, chiedendo al Comune di effettuare un’ispezione all’interno della palazzina “per costatare i danni dopo lo sgombero, visto che l’edificio è di proprietà comunale”.
Oggi sulle nostre frequenze anche:
CARMINE RESISTENTE 2026: “I diari del comandante della 122esima Brigata Garibaldi”. L’incontro con l’autore Isaia Mensi.
BRESCIA: Processo strage piazza Loggia. Nuove rivelazioni del teste Stimamiglio con luci e ombre.
STATI UNITI: Ancora proteste dopo l’omicidio di Renee Good. Resistenza diffusa e popolare contro l’ICE
“LATINOAMERICA”: Che si dice, in Messico e Colombia, dei rinnovati appetiti Usa sul continente?
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
13 gennaio 1944 - Lo sciopero degli operai della Ducati a Bazzano








