Strage di piazza Loggia: nuovi riscontri in Aula sui legami tra neofascisti, Stato e Nato dietro la bomba
"Rise up for Rojava!": martedì presidio a Brescia I Palestine Action: 3 attiviste-i inglesi in sciopero della fame "a rischio imminente di morte" I Iran, Venezuela e...omicidi sul lavoro
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STRAGE DI PIAZZA LOGGIA - “A Brescia il 28 maggio 1974 c’erano 4 ordinovisti veronesi, tra cui Toffaloni, Bizzarri e Marchetti. Questo è l’elemento forse più roboante di quanto riferito dal teste Stimamiglio ma per me la cosa più importante è che anche lui era a conoscenza delle riunioni nella caserma dei carabinieri di Parona (Verona) tra militari e fascisti finalizzati all’organizzazione di attentati, quindi un fortissimo riscontro alle accuse della teste Ombretta Giacomazzi”
La legale di parte civile Silvia Guarneri sintetizza con queste parole a Radio Onda d’Urto l’importante udienza oggi nel processo per la strage fascista, di Stato e della Nato di piazza Loggia, 28 maggio 1974, che fece 8 morti e 102 feriti. E’stato infatti ascoltato Gianpaolo Stimamiglio, ex ordinovista veneto, sodale del fascista veronese Roberto Zorzi, oggi cittadino Usa e accusato di essere uno degli esecutori.
Stimamiglio, confermando la matrice scaligera per la Strage, ha aggiunto il nome di colui che, secondo ovviamente le sue parole, avrebbe materialmente messola “bomba nel cestino”, ossia l’ex ordinovista “Paolo Marchetti”, in piazza quel giorno di maggio di quasi 52 anni fa con Marco Toffaloni (già condannato a 30 in primo grado, dal Tribunale dei Minorenni), Claudio Bizzarri e un quarto di cui non è stato in grado di fornire il nome, sostenendo “di non poter dire se si trattasse di Zorzi”, ossia l’attuale imputato. Per Stimamiglio comunque “in piazza Loggia quel giorno c’erano solo i veronesi”, con il supporto logistico dei fascisti bresciani, ipoteticamente Ermanno Buzzi. Una tesi che ora la Corte d’Assise vuole verificare. Marchetti è già indicato nella lista dei testimoni, ma fin qui sempre impossibilitato per via di un certificato medico che testimonierebbe…precarie condizioni di salute.
PALESTINA - Il numero dei civili uccisi da Tel Aviv nella Striscia di Gaza solo oggi è salito a sette. Dal 7 ottobre 2023, i morti palestinesi ammazzati dal genocidio israeliano è salito ufficialmente a 71.500, con 172mila feriti. Dal cessate il fuoco entrato in vigore 3 mesi fa, 12 ottobre, ma mai rispettato da Israele, ci sono 442 morti e 1.236 feriti, oltre a 688 corpi scovati sotto le macerie dei bombardamenti di Tel Aviv in questi quasi due anni e mezzo di genocidio indiscriminato con il popolo palestinese.
La morte a Gaza arriva anche per la fame, quella intenzionale, voluta scientemente da Israele che continua a mantenere il blocco degli aiuti ai valichi e la morte per freddo, perché non ci sono ripari adeguati per le centinaia di migliaia di famiglie e persone sfollate. Un neonato di 7 giorni e un bambino di 4 anni sono morti a causa del freddo, portando a 6 i bambini morti per ipotermia da inizio inverno, 20 giorni fa.
Da Gaza alla Cisgiordania. Qui le forze d’occupazione israeliane hanno ucciso un uomo a Hebron, Shaker Falah Ahmad al-Jaabari, 58 anni. Un ferito grave anche vicino Gerusalemme, dove l’esercito occupante ha cacciato dalle loro case diverse famiglie palestinesi a Silwan, Gerusalemme Est, consegnandole ai coloni
PALESTINE ACTION - Ancora Palestina, ma da Londra, dove è sempre più drammatica la situazione dei militanti di Palestine Action, in sciopero della fame da oltre 2 mesi. Tre detenuti — Heba Muraisi, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello — sono a rischio imminente di morte e in sciopero rispettivamente da 71, 64 e 50 giorni.. Un quarto detenuto, Umer Khalid (20), ha ripreso lo sciopero della fame interrotto dopo 13 giorni per motivi di salute. Nel frattempo, decine di intellettuali da tutto il mondo hanno firmato una dichiarazione di solidarietà con i detenuti, in attesa di processo con accuse pesantissime – terrorismo – per azioni dirette ma non violente per la Palestina e contro la complicità britannica con Tel Aviv. Tra i firmatari della dichiarazione Naomi Klein, Angela Davis e Ilan Pappé, insieme a docenti di tutto il mondo, fra i quali gli italiani Sandro Mezzadra e Vittorio Morfino.
Ascolta Carlo Gianuzzi, cocuratore della rubrica Diario d’Irlanda
SIRIA - Da una settimana i quartieri autogovernati a maggioranza curda – Sheikh Maqsoud, Ashrefye e Bani Zeid – sono aggrediti da parte delle milizie jihadiste, esercito di Damasco, guidato quello dell’ex jihadista e oggi auto-presidente Al Jolani. Le forze del confederalismo democratico a guida curda hanno accettato un cessate il fuoco, con trasferimento di civili e delle proprie forze in direzione del Rojava, pur continuando “la resistenza e la lotta delle nostre forze, attraverso vari mezzi e metodi”.
Difficile capire in questi momenti la situazione sul terreno, anche perché Damasco – sostenuta esplicitamente dalla Turchia – ha nel contempo attaccato la diga di Tishrin (Kobane), fondamentale per l’approvvigionamento elettrico della regione.
Intanto la resistenza curda (ma non solo) ha attaccato siti web di sei ministeri siriani, al posto dei quali sono state mostrate immagini di combattenti morti per difendere il territorio dagli attacchi di Damasco. Stessa situazione riguarda altre centinaia e centinaia di siti web siriani vicini ad Al Jolani e alle sue milizie.
Martedì 13 gennaio a Brescia Csa Magazzino 47, Diritti per Tutti e Collettivo Onda Studentesca organizzano il presidio solidale “Rise Up For Rojava”, ore 18.30, in piazza Rovetta - Largo Formentone. “Chi è dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, chi è dalla parte degli oppressi, chi crede nella solidarietà, nell’autodeterminazione e nell’uguaglianza, contro capitalismo, nazionalismo e imperialismo, deve scendere in piazza in difesa della rivoluzione del Rojava!”.
IRAN - A chiudere questa pagina l’Iran, dove perdura il blackout informativo imposto dagli Ayatollah a partire da giovedì 8 gennaio. Tanti numeri - morti, feriti e arresti - arrivano non dall’interno del Paese da fonti esterne, e come tali vanno soppesati: per i Mojahedin del Popolo Iraniano, galassia di vari gruppi contrari agli Ayatollah, ci sono oltre 3mila morti. Altre fonti, ong iraniane in Norvegia, parlano di 648 vittime accertate e 500 da verificare. Il tutto mentre le proteste proseguono, non più con motivazioni solo economiche ma anche politiche, per la fine del regime al potere da quasi mezzo secolo, affiancate però dalla tentata prova di forza del regime, che ha portato in piazza migliaia di propri sostenitori.
Sullo sfondo poi le minacce israeliane di una nuova guerra e la posizione più sfumata degli Usa, con Trump che parla di “canale di dialogo aperto con Teheran”. Di “contatti con Washington” parlano anche il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, aggiungendo però di “non volersi sottrarre a una eventuale guerra”.
OMICIDI SUL LAVORO - Si terrà mercoledì a Belluno l’autopsia sul corpo del 55enne Pietro Zantonini, morto sul e di lavoro, durante un turno di vigilanza notturna nel cantiere delle olimpiadi Milano-Cortina.
L’uomo svolgeva la sorveglianza da solo, nei pressi di un gabbiotto riscaldato solamente con una stufetta, con temperature esterne oltre 10 gradi sotto lo zero. Ogni due ore usciva per effettuare la ricognizione al cantiere dello stadio del ghiaccio. La notte tra il 7 e 8 gennaio, però, ha chiamato i colleghi per segnalare che si sentiva male. Arrivati i soccorsi, l’uomo era già morto.
Pietro Zantonini aveva più volte manifestato “preoccupazione e lamentele in merito alle condizioni di lavoro, ai turni notturni prolungati e alla mancanza di adeguate tutele. Elementi – spiega l’avvocato della famiglia, Francesco Dragone – che rendono necessario un approfondimento giudiziario e che riportano al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e delle condizioni di lavoro nei cantieri e nei servizi collegati ai grandi eventi”.
Intanto proseguono le proteste e le iniziative di sensibilizzazione contro le “insostenibili” Olimpiadi di Milano-Cortina, a meno di un mese dal loro inizio: qui il calendario delle iniziative di CIO – Comitato Insostenibili Olimpiadi di Milano.
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A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
12 gennaio 1848: Palermo insorge contro i Borboni.









