Strage senza fine nel Mediterraneo: altri 37 migranti morti in meno di 24 ore
L'Onu lancia un nuovo allarme Libia | La guerra nel Golfo sempre più verso il baratro | Leonardo s.p.a. in tribunale per le armi a Israele | A Milano inizia il processo contro le mamme del Leoncavallo
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MIGRANTI - Sono 18 le vittime dell’ennesimo naufragio nel Mar Egeo. Come le 22 persone migranti annegate nelle stesse acque il 27 marzo scorso, cercavano di raggiungere le isole della Grecia, porta d’accesso alla Fortezza Europa. Secondo quanto riferito dalla guardia costiera turca, un gommone si è ribaltato al largo della costa di Bodrum. Altri 21 migranti sono stati tratti in salvo, ma potrebbero esserci dispersi. La tratta del mar Egeo è la seconda più mortale del Mediterraneo dopo quella centrale tra Libia e Italia.
Proprio nel Mediterraneo centrale si è consumata l’altra strage della giornata di oggi. Altri 19 corpi senza vita di persone migranti sono stati trasportati al molo Favarolo di Lampedusa dalle motovedette della Guardia costiera italiana, intervenute a 85 km dall’isola siciliana, in zona sar libica. Altre 7 persone, tra le quali un bambino, sono sopravvissute ma sono state trasportate subito al Poliambulatorio di Lampedusa poiché le loro condizioni sono critiche.
Intanto, un nuovo rapporto delle Nazioni Unite - “Business as Usual: Human Rights Violations and Abuses Against Migrants, Asylum-Seekers and Refugees in Libya” - sottolinea ancora una volta come la strage senza fine delle persone migranti nel Mediterraneo sia alimentata dalle politiche di respingimento dell’Ue, che comprendono la cooperazione con le bande di torturatori e tagliagole che in Libia gestiscono i lager per migranti e speculano sulla pelle di chi cerca un futuro altrove.
MEDIO ORIENTE - Anche oggi sono stati continui i raid di Israele e Usa sull’Iran, con Teheran che replica colpendo una petroliera in Qatar, diversi pozzi di petrolio nel Kurdistan iracheno, basi e sedi diplomatiche statunitensi nei paesi del Golfo. Missili e droni di Iran, Hezbollah e Houthi, con diversi feriti, pure su diverse zone di Israele.
I bombardamenti israeliani sono incessanti anche su tutto il Libano. Solo dall’alba di oggi, gli attacchi dell’esercito occupante hanno ucciso almeno 13 persone. In particolare, uno degli attacchi di oggi, nel sud di Beirut, ha provocato la morte di 5 persone e il ferimento di altre 21 prendendo di mira 4 automobili parcheggiate in strada. Il tutto mentre l’esercito israeliano cerca di avanzare anche nel sud del Paese dei cedri. Dopo aver già dichiarato di aver preso il controllo di quella che definisce una “zona di cuscinetto e di sicurezza”, Tel Aviv vuole occupare il territorio libanese fino al fiume Litani. Sul terreno, però, incontra la resistenza del movimento sciita libanese Hezbollah.
Sul piano negoziale, intanto, la Repubblica islamica dell’Iran avrebbe inviato agli Usa, attraverso i mediatori di Pakistan e Cina, una lista di altri 5 punti considerati irrinunciabili, per deporre le armi di fronte all’aggressione israelo-Usa. Di questi aspetti abbiamo parlato, su Radio Onda d’Urto, con la sociologa iraniana Minoo Mirshahvalad e con Francesco Vignarca della Rete Pace e Disarmo.
All’interno dello stesso articolo trovate anche le considerazioni di Antonio Tricarico, economista e responsabile finanza pubblica e multinazionali di Re:Common, rispetto alle politiche del governo italiano per tentare di mitigare gli effetti economici della guerra imperialista scatenata dai suoi alleati Trump e Netanyahu e - come sempre - destinata a pesare soprattutto sulle tasche di lavoratori e lavoratrici.
Sempre in Italia tiene banco anche la vicenda Sigonella. La base militare siciliana (a utilizzo misto Italia-Nato-Usa) è stata dichiarata “off limits”, venerdì scorso, per alcuni F-15 statunitensi partiti dalla Gran Bretagna e diretti a bombardare l’Iran. Il capo di stato maggiore dell’esercito italiano Portolano ha negato loro l’atterraggio: appurato che non si trattava di mezzi logistici, è stato deciso lo stop. “Ho fatto solo rispettare gli accordi”, frena Crosetto, con Palazzo Chigi che si affretta a ribadire (ce ne fosse bisogno) che “i rapporti con Washington sono solidi”. Le opposizioni parlamentari chiedono al ministro della Difesa di riferire in Aula.
Qual è il quadro giuridico che regola l’utilizzo della base di Sigonella? Cosa sta succedendo nelle basi militari in Sicilia da quando Israele e Stati Uniti hanno iniziato a bombardare l’Iran? A partire da queste domande, Radio Onda d’Urto ha intervistato Sebastiano Papandrea, avvocato del movimento No Muos, e Alfonso Di Stefano del comitato “No Muos – No Sigonella” di Catania.
A proposito di complicità italiane con le guerre condotte dal governo israeliano in Medio oriente, in particolare con il genocidio in Palestina, un gruppo di organizzazioni della società civile ha intentato una causa civile al Tribunale di Roma contro Leonardo s.p.a. e lo Stato italiano.
L’obiettivo dichiarato da A Buon Diritto, ACLI, ARCI, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi e Un Ponte Per, è quello di “portare davanti a un giudice i contratti militari tra Italia e Israele e chiederne l’annullamento”. Il 27 marzo si è svolta la prima udienza in forma di trattazione scritta. La causa è nella sua fase iniziale, ma potrebbe avere conseguenze importanti per chiarire meglio i limiti dell’export militare.
“Riteniamo che tali contratti siano in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione, la legge 185/1990 sul commercio di armamenti, il diritto internazionale. Non è una presa di posizione simbolica. È un’azione giudiziaria che chiede alla magistratura di verificare responsabilità precise” - A Buon Diritto Onlus.
Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto è intervenuta Giulia Torrini, presidente di Un Ponte per.
Contro il genocidio in Palestina e le complicità italiane, Radio Onda d’Urto oggi ha seguito altre due iniziative:
LEONCAVALLO - Stamattina si è aperto il processo civile contro l’Associazione delle Mamme Antifasciste del Leoncavallo, chiamata a risarcire in solido il Ministero dell’Interno. Il protrarsi dell’occupazione di via Watteau è costato una condanna da oltre 3 milioni di euro che il Ministero ha dovuto versare alla proprietà, Orologio S.r.l. Quella condanna, insieme alle pressioni politiche del governo Meloni, accelerò lo sgombero dello storico centro sociale milanese, avvenuto il 21 agosto 2025.
“La politica – hanno spiegato oggi in conferenza stampa Leoncavallo e Mamme Antifasciste – non ha saputo dare alcuna risposta alla città di Milano che, il 6 settembre, ha chiesto con forza che il Leoncavallo avesse una casa. Oggi, invece, la burocrazia pretende di individuare nelle Mamme Antifasciste le responsabili del mancato sgombero”.
La stessa procedura rischia di essere estesa a molti spazi sociali in Italia. A Roma, per l’occupazione dello spazio di Spin Time, la proprietà ha chiesto al Ministero dell’Interno milioni di euro, ottenendo la disposizione di un risarcimento di 21 milioni in primo grado di giudizio.
Sempre in tema di speculazioni immobiliari e distruzione del diritto alla città a Milano, la redazione di Radio Onda d’Urto oggi si è occupata anche dell’inchiesta della Procura meneghina sulla vendita dello stadio Giuseppe Meazza di San Siro. Ne abbiamo parlato con Luca Trada del collettivo Off Topic.
Oggi su Radio Onda d’Urto anche:
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
1 aprile 1976 - Muore il pittore Max Ernst









