Tel Aviv: "molto presto Beirut Sud sembrerà Khan Younis"
Iran: oltre 1.000 morti nell'aggressione israeloUsa I In Italia la Meloni evita il confronto in Parlamento I Brescia: 450 euro di multa a sindacalista Usb per un'assemblea in piazza
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IRAN - Sesto giorno di aggressione militare israelo-Usa. Dall’Iran l’attacco di Washington e Tel Aviv ha trascinato in guerra tutto il Levante e oltre, dal Mediterraneo orientale all’Oceano Indiano, dal Golfo Persico allo Stretto di Hormuz, dove ci sono mille navi – la metà petroliere - bloccate. Proprio oggi queste aree-cerniera tra Asia e Africa, con al centro proprio Hormuz - da cui transita il 20% del carburante mondiale - sono state designate dalle autorità del commercio marittimo internazionale come “aree di operazioni belliche”.
Sul terreno, nelle ultime 24 ore Stati Uniti e Israele hanno sferrato decine di aerei e missilistici su tutto l’Iran, compreso lo storico stadio Azadi. In meno di una settimana i raid israelo-statunitensi hanno ucciso almeno mille civili nel Paese.
I Pasdaran hanno tuttavia ancora abbastanza armi da poter rispondere: colpita una petroliera Usa nel Golfo Persico, mentre è scambio di accuse Iran - Israele sulla paternità dei missili caduti sull’Azerbaijan, con 2 feriti in un aeroporto al confine. Sono invece sicuramente iraniani i missili e i droni che cadono sui Paesi del Golfo Arabico (nel mirino in particolare il vicino Kuwait e Abu Dhabi) e quelli su Israele; qui 1400 feriti e 10 morti in totale da sabato a oggi.
Nonostante questo, l’esercito israeliano continua a portare avanti il proprio progetto coloniale-messianico della cosiddetta Grande Israele, dall’Egitto all’Iraq.
LIBANO - Nel mirino in queste ore c’è in particolare il Libano: 102 morti e 600 feriti da domenica per mano di Tel Aviv, che ha anche ordinato l’autodeportazione di tutta la periferia sud di Beirut. Qui vive mezzo milione di libanesi –sciiti – oltre ad almeno 200mila rifugiati siriani e palestinesi, compreso quelli del tristemente noto (per i massacri israeliani del 1982) di Shabra e Shatila.
“Il sud di Beirut diventerà come Khan Younis”: queste le parole di Smotrich, colono fascista e ministro delle Finanze di Tel Aviv, che poco prima delle ore 20 ha diffuso, attraverso il proprio esercito, altri ordini analoghi per la Beeka, nell’est del Libano.
Da Beirut su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Mauro Pompili, giornalista freelance italiano, collaboratore di diverse testate:
Sempre da Beirut Ginevra Fioretti dell’Arcs, ong italiana presente in Libano.
PALESTINA - C’è poi la Palestina, scomparsa di nuovo dalla narrazione mediatica. Il genocidio, la pulizia etnica e l’annessione continuano tra bombardamenti sulla Striscia di Gaza e raid di esercito e coloni nella Cisgiordania occupata, dove sono stati chiusi arbitrariamente diversi valichi in area B e C.Oggi intanto ennesima escalation di attacchi, con una decina di feriti tra Hebron, Masafer Yatta, Jenin.
KURDISTAN - E ancora: in Iraq missili iraniani hanno colpito alcune organizzazioni politiche curdoiraniane nella regione del Kurdistan, da dove viene smentita la notizia, diffusa da media della destra Usa e israeliana e ripresa anche in Italia (come sulla prima pagina del Corriere), secondo la quale le forze curde starebbero muovendo un’offensiva via terra contro Teheran, con le armi e la copertura aerea Usa. “Lavoriamo all’interno di una coalizione di forze del Rojhelat, nessuno può scavalcarla”, riferiscono i nazionalisti del Partito per la Libertà del Kurdistan mentre il Pjak (movimento di liberazione e confederalista curdo, legato a Ocalan) lancia l’appello alla popolazione del Kurdistan iraniano a “istituire l’autogoverno e l’autodifesa” nelle aree curde dell’Iran, formare comitati di autodifesa per proteggersi dagli attacchi, sia del regime che di Israele e Usa. L’appello chiama poi all’istituzione di comitati di autogoverno e invita i soldati del regime a disertare.
Su questo Radio Onda d’Urto ha intervistato Mattia Berera, dell’Accademia della Modernità Democratica. Per Berera, quella tra lo “schierarsi con la Repubblica Islamica o con gli Stati Uniti e Israele non è, in realtà, una vera scelta: se si sta in questa polarizzazione si sta da un’unica parte, quella della ristrutturazione capitalista e imperialista”.
L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera è qui.
EUROPA - Il governo britannico da Londra manda altri 4 caccia in Qatar, mentre il francese Macron, dopo aver spinto il suo ministro degli esteri Barrot a sentire l’omologo iraniano Araghchi per ribadire “di non essere in guerra”, ha chiamato Meloni e il greco Mitsotakis per coordinare l’invio di mezzi militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale. Sempre la Francia intanto ha concesso l’uso della base di Istres agli Usa esclusivamente ‘per il sostegno alla difesa dei partner Ue”, cioè in particolare per quanto riguarda Cipro, ma non per operazioni di attacco in Iran’. Nessuna base, e nessun aereo, invece, per la Spagna, che ribadisce il proprio no totale alla guerra, nonostante le minacce Usa.
ITALIA - Infine, il nostro Paese, l’Italia. Oggi alle Camere - sei giorni dopo l’inizio dell’aggressione - hanno parlato i ministri Tajani e Crosetto, che ha ammesso come ‘l’attacco Usa all’Iran è al di fuori del diritto internazionale’. Il conflitto, ha aggiunto Crosetto, ‘è partito all’insaputa del mondo e che ora ci si trova a gestire: il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto”. TPer Tajani, invece, “l’Italia non è in guerra e non la vuole”.
Alla fine votata la risoluzione delle destre, riassumibile con il titolo di un celebre libro scritto, ormai 35 anni fa, dal partenopeo Marcello d’Orta: “Io…speriamo che me la cavo”. Il commento sulla risoluzione di maggioranza con Nicola Fratoianni, deputato AVS e coordinatore nazionale di Sinistra Italiana:
MELONI DOVE SEI? - In Parlamento non c’era la Meloni, che scappa ancora: andrà in Aula solo l’11 marzo ‘anticipando le comunicazioni sul Consiglio europeo e allargandole alla crisi in Medio Oriente’. L’opposizione chiede da giorni che la premier vada a riferire sul conflitto e le polemiche sono montate dopo che stamani Meloni ha rilasciato una lunga intervista all’emittente radiofonica Rtl poco prima…delle comunicazioni dei suoi ministri.
CAROVITA - A Rtl la premier ha parlato anche dei costi che la popolazione italiana sta già pagando per l’avventura militare di Trump e Netanyahu in termini di carovita, caroenergia, carobollette. “Con Arera abbiamo attivato i meccanismi per evitare fenomeni speculativi e per monitorare i prezzi del gas, sono pronta ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare“, dice la Meloni, ma la realtà non va d’accordo con le sue parole: i prezzi infatti salgono comunque, a partire da gas e petrolio. Immediata la speculazione delle grandi compagnie petrolifere: il gasolio in autostrada è a 2.5 euro al litro, la benzina a 2 euro.
Il commento su Radio Onda d’Urto di Mario Pianta, docente di Politica economica alla Scuola normale superiore e tra i fondatori della campagna “Sbilanciamoci!”:
Su quanto sta accadendo a cavallo tra Europa orientale e Asia occidentale su Radio Onda d’Urto puoi anche ascoltare:
BRESCIA - Dario Filippini, coordinatore provinciale Usb, è stato condannato a una pesante multa (450 euro) per la mobilitazione del 30 dicembre in Piazza Duomo, ovvero l’assemblea pubblica contro l’arresto di Mohammad Hannoun e di altri esponenti palestinesi, accusati ingiustamente di terrorismo.
“L’incredibile motivo – denuncia Usb – è che Dario Filippini, pur avendo notificato alla Questura la manifestazione, non avrebbe rispettato i tempi di preavviso”, sottolineando come la Questura di Brescia sia ormai “da tempo impegnata in una costante e diffusa iniziativa di rappresaglia repressiva verso i movimenti e le lotte”.
Per tutto questo, convocato un incontro pubblico contro la repressione martedì 10 marzo, ore 17,00, alla sede Usb di via Corsica, 142 a Brescia.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Dario Filippini, coordinatore Usb Brescia
Sempre su Radio Onda d’Urto abbiamo anche parlato di:
Carcere: triplicati i casi di “morti da accertare” nelle galere sempre più sovraffollate
“Prato operaia, libera e antifascista”: due giorni contro i fascisti della “remigrazione”
“Dalla parte del diritto all’abitare”: Salvini annuncia un Piano Casa…senza case popolari
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
5 marzo 1943: iniziano gli scioperi antifascisti alla Fiat Mirafiori di Torino.







