Torino chiama: oltre 200 adesioni al corteo nazionale di sabato per Askatasuna
Palestina & Rojava: aggiornamenti e commenti I Niscemi: la frana grande una volta e mezza quella del Vajont I Usa: venerdì nuovo sciopero, stavolta nazionale, contro ICE e Trump
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TORINO CHIAMA - Sabato 31 gennaio la manifestazione nazionale “Askatasuna vuol dire libertà, Torino è partigiana”, organizzata dopo lo sgombero di dicembre dell’Aska e contro le politiche del governo Meloni. In queste settimane Questura e Procura torinesi cercano di ostacolarne la riuscita con operazioni repressive contro compagne e compagni: solo oggi nuove perquisizioni nelle case di due compagni con il sequestro di alcuni vestiti. L’accusa sarebbe quella di aver partecipato al corteo contro lo sgombero di Askatasuna del 20 dicembre, terminato con cariche, idranti e scontri. Nonostante la repressione, però, c’è grande determinazione e attesa per quello che sarà con ogni probabilità un corteo molto partecipato.
Gli organizzatori, durante una conferenza oggi a Palazzo Nuovo (occupato), hanno spiegato che al momento sono “oltre 200 le realtà che hanno aderito alla piattaforma lanciata il 17 gennaio dall’assemblea nazionale”. I concentramenti restano tre, presso le stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa e a Palazzo Nuovo occupato. I tre tronconi confluiranno in piazza Vittorio. “Il corteo passerà per le strade di Vanchiglia e nei pressi di Askatasuna, per concludersi in zona Regio Parco, con i pullman per chi arriva da fuori”.
Su Radio Onda d’Urto l’audio della conferenza stampa di Torino verso il 31 gennaio.
PALESTINA - In Palestina ancora raid israeliani nella Striscia: Al-Bureij a nord, Rafah e Khan Yunis, a sud; qui 2 vittime, di 19 e 32 anni, che portano a 492 le vittime accertate da quando è in vigore il presunto cessate il fuoco, l’11 ottobre 2025. Dal 7 ottobre 2023, invece, il genocidio ha fatto quasi 72mila vittime, oltre a 500 persone morte letteralmente di stenti, con l’intera popolazione che resta in tende lacere, logore, allagate, senza servizi di nessun tipo.
Lato diplomatico: una delegazione israeliana è a Il Cairo per discutere della (surreale) fase due del piano Trump, mentre nonostante le promesse reiterate da mesi il valico di frontiera di Rafah resta chiuso. Il tutto dopo le parole di Netanyahu, che ha ribadito la linea di sempre del sionismo: “Non ci sarà mai nessuno Stato palestinese, continueremo a controllare militarmente la Striscia, Hamas va disarmato completamente”. Parole a cui risponde oggi l’alto funzionario di Hamas, Mousa Abu Marzouk, per il quale “un accordo sul disarmo – come ventilato da Trump - non c’è mai stato”. Marzouk, retoricamente, ha chiesto poi alla comunità internazionale: “se Israele, Usa e l’Occidente non sono riusciti a disarmarci in 2 anni di guerra, come potranno ottenerlo attraverso i negoziati? Siamo ancora noi a governare la Striscia”.
Da Gaza alla Cisgiordania: proseguono gli assalti dei coloni fascisti israeliani a città e villaggi palestinesi. Dopo Masafer Yatta, ieri, oggi è toccato al villaggio beduino di Khallet al-Sidra. Gli incendi sono accompagnati da aggressioni e dalla cacciata delle persone dalle proprie case. Raid, dei militari occupanti israeliani, anche a Betlemme – qui giustiziato un 28enne palestinese, Nablus, Hebron, nord di Gerusalemme. Ci sono poi un numero indistinto di persone fatte prigioniere, compresi bambini; almeno 350 quelli nelle galere di Tel Aviv.
Su Radio Onda d’Urto abbiamo parlato oggi di Palestina, passando però…dalla Lombardia:
Milano: Radio Statale (la web radio dell’ateneo meneghino) ha sospeso la trasmissione “Convivio e sigarette” per una puntata dedicata alla causa palestinese con la partecipazione di Mariam Ghassam - dei Giovani Palestinesi d’Italia e del Coordinamento Palestina di Brescia - e dell’attivista palestinese Karem Rohana. Il provvedimento, deciso dal direttivo dell’emittente universitaria, ha comportato non solo la cancellazione del programma, ma anche l’espulsione dei conduttori dall’associazione che gestisce la radio. Li abbiamo intervistati.
Brescia: venerdì iniziativa solidale tra calcio, cultura e vicinanza con la popolazione palestinese all’Oratorio della Pace, in centro storico. Ascolta qui.
ROJAVA - Ci spostiamo in Siria, dove Israele ha bombardato la campagna settentrionale di Quneitra, occupata dal dicembre 2024, con granate di mortaio. Il tutto a poche decine di km da Damasco, dove tace il cosiddetto governo di transizione, impegnato invece a cercare di cancellare nel sangue l’esperienza del confederalismo democratico più a est, in Rojava. Qui è durato pochi minuti il ritorno della corrente elettrica a Kobane, sotto l’assedio governativo. L’ennesimo annuncio di un accordo tra Damasco e l’autogoverno del Rojava non trova quindi riscontri sul terreno. Le milizie di Al Jolani continuano ad attaccare: a sud del cantone di Kobane, accerchiato su tutti i lati e a Hasake, nel tentativo di prendere la strada per Semalka - l’unico valico di frontiera aperto con l’Iraq - e isolare anche il cantone di Cizire.
Finora, l’offensiva è respinta dalla resistenza di Sdf, Ypg e Ypj, mentre sul piano della solidarietà internazionale non ci sono ancora notizie sui 16 compagni-e arrestati dalla polizia turca in Kurdistan settentrionale, per essersi uniti alle iniziative di solidarietà ai confini con la Siria. Nelle stesse ore, la polizia di frontiera turca impediva l’ingresso alla “Carovana dei popoli in difesa dell’umanità”, intenzionata a raggiungere la resistenza in Rojava via Turchia.
L’aggiornamento con un compagno di Defend Kurdistan Italia:
NISCEMI - In Sicilia, a Niscemi, la frana che incombe sul Comune nisseno continua a muoversi. Il movimento franoso è di 350 milioni di metri cubi, 1 volta e mezzo quello del disastro del Vajont del 1963. Oltre 1.300 le persone restano sfollate a causa della frana che ha sbriciolato una parte dell’abitato. La zona rossa è un cumulo di macerie con strade e case collassate, scuole chiuse. La Procura di Gela indaga per disastro colposo, mentre in Parlamento il ministro per la protezione civile Musumeci riferirà...solo il 4 febbraio. Le opposizioni chiedono un dibattito subito e alla presenza della Meloni. ‘Musumeci aveva le carte sul tavolo e non ha fatto niente, si dimetta’, attaccano le opposizioni, in particolare Avs.
Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza dal Comune nisseno con Chiara Cultraro, responsabile Camera del Lavoro di Niscemi:
USA - Un giudice federale ha ordinato agli agenti Ice di interrompere la detenzione e l’espulsione dei rifugiati in Minnesota che erano stati ammessi legalmente negli Stati Uniti, e di rilasciare immediatamente coloro che sono attualmente detenuti, in attesa di una nuova valutazione dei loro casi. Il giudice ha emesso un’ordinanza restrittiva temporanea, bloccando per ora l’operazione dell’amministrazione Trump, contestando solo a gennaio almeno un centinaio di violazioni delle norme statali da parte di Ice. Il tutto mentre lo stesso Trump torna a minacciare i manifestanti, pur dispondendo per gli agenti dell’Ice, milizia trumpiana anti-immigrazione che occupa le strade di Minneapolis da settimane, sparando, uccidendo e rapendo le persone, l’ordine di evitare di interagire con i manifestanti. L’indicazione sarebbe parte di quelle che un funzionario governativo definisce “discussioni su come portare avanti le operazioni nel modo più efficace”. Contro Trump e le sue violenze domani, venerdì 30 gennaio, nuovo shutdown, stavolta nazionale: niente lavoro, acquisti, scuole e attività, ma partecipazioni di massa alle manifestazioni in tutti gli Usa.
Su Radio Onda d’Urto diverse corrispondenze dagli States:
Elisabetta Valenti, docente di ingegneria, fisica e informatica nei College universitari di Seattle.
Sergio Grossi, docente di criminologia alla John Jay College of Criminal Justice di New York
Oggi sulle nostre frequenze anche:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
29 gennaio 1912: sciopero IWW delle operaie tessili negli Usa e omicidio dell’operaia Anna Lo Pizzo a Lawrence, Massachusetts:









