Ungheria: "la vittoria di Magyar non migliora la situazione degli antifa in carcere o imputati"
Blocco navale Usa contro i porti iraniani | Torino: inizia l'appello del processo "Sovrano" contro Askatasuna | Milano: è morto Carlo Monguzzi
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UNGHERIA - Peter Magyar, leader dei conservatori di Tisza, “Partito del rispetto e della libertà”, è il nuovo premier ungherese. Ha sconfitto l’autocrate Orban nelle elezioni politiche di ieri con un margine schiacciante. Il partito di Magyar ha conquistato la maggioranza dei due terzi dei seggi al parlamento di Budapest necessaria per imporre cambiamenti alla Costituzione del paese. 138 i seggi conquistati da Tisza, il 53,2% dei voti. Il grande sconfitto Viktor Orbán, con il suo movimento di ultradestra Fidesz, si ferma a 55 seggi, il 38,2% dei voti. L’unica altra forza a entrare in parlamento è un altro partito di estrema destra: 6 seggi, con il 5,8% delle preferenze, vanno al “Movimento patria nostra”. Non hanno superato la soglia del 5% Coalizione Democratica e il Partito del Cane a Due Code. Nessuna forza di centrosinistra sarà presente nel parlamento ungherese. La redazione di Radio Onda d’Urto ha raccolto diversi commenti:
In contemporanea alla sconfitta di Orban, il Tribunale di Budapest ha messo la parola fine sulla vicenda giudiziaria che vedeva imputata, in Ungheria, l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis. I giudici magiari le hanno comunicato l’archiviazione del processo a suo carico. "Questa archiviazione avviene a seguito del voto sull’immunità parlamentare e non da un cambio di orientamento dei giudici", chiarisce la campagna Free All Antifas. “Nulla è cambiato quindi per i processati in tutta Europa, per Maja T (in carcere a Budapest da oltre 600 giorni) e per le richieste di estradizione di Gino e Zaid”. Paradossalmente, aggiungono compagne e compagni, "il fatto che Magyar sia più gradito all’Ue potrebbe facilitare le estradizioni”. Per questo, prosegue il comunicato, oggi è "ancora più importante rilanciare il percorso di solidarietà per tutte le persone coinvolte a partire dall’udienza di mercoledì 15 aprile a Parigi". Abbiamo intervistato un compagno di Free All Antifas. Di seguito un estratto del suo intervento:
MEDIO ORIENTE - Il blocco dello Stretto di Hormuz minacciato dal presidente Usa Trump sarebbe entrato in vigore con lo schieramento di 15 navi da guerra statunitensi. “Il blocco sarà applicato nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane, inclusi tutti i porti iraniani situati nel Golfo Arabico e nel Golfo dell’Oman”, riferisce l’esercito Usa. “Teheran ci ha chiamato, ora vogliono un accordo”, vaneggia Trump mentre la stampa Usa non esclude la ripresa degli attacchi israelo-statunitensi. “La chiusura è un danno”, dice la presidente della Commissione europea Von der Leyen che lancia il piano energia mentre il presidente del Consiglio europeo Costa vola nel Golfo. I prezzi di gas e petrolio sono, ancora una volta, in forte rialzo. Raggiunti i 103, 6 dollari al barile.
Dopo il fallimento del primo round di negoziati nel fine settimana in Pakistan, la mossa statunitense rischia di mettere la parola fine alla tregua di due settimane siglata lo scorso 8 aprile. È quello che auspica il premier israeliano e criminale di guerra Netanyahu, sospinto dall’elettorato israeliano, che secondo gli ultimi sondaggi è per due terzi favorevole alla ripresa e continuazione della guerra con gli Ayatollah. Il cessate il fuoco, ha detto Netanyahu dopo un colloquio telefonico con il vice-Trump, JD Vance, potrebbe essere messo in discussione “in brevissimo tempo”. Anche in questo caso la redazione di Radio Onda d’Urto ha raccolto diversi contributi nella giornata di oggi:
Alla guerra globale si oppongono anche le lotte dei lavoratori in Europa. In Italia, il sindacato di base Usb denuncia un nuovo transito di armi all’areoporto civile di Montichiari, provincia di Brescia. “In questa settimana sono previsti due voli diretti in Kuwait” denuncia Usb. “Trasporteranno materiale bellico in quello che oggi è un teatro di guerra”. Usb ha indetto subito uno sciopero con presidio fuori dall’aeroporto durante l’orario previsto per il carico e la partenza dei voli. Il volo previsto per domani è stato cancellato. Un altro è previsto per giovedì. Sulla nostra emittente è intervenuto il sindacalista Dario Filippini.
TORINO - Stamattina a Torino è iniziato l’appello del processo “Sovrano” contro compagne e compagni del centro sociale Askatasuna e del movimento No Tav: dopo che, un anno fa, i giudici torinesi hanno escluso il reato di associazione a delinquere, la Procura con l’elmetto ci riprova in appello. I pm torinesi hanno chiesto e ottenuto il rinnovo del dibattimento, iniziato stamattina con l’audizione di due agenti della Digos. Non è stata accolta, invece, la richiesta di acquisire il file audio dell’intervista rilasciata alla nostra emittente, Radio Onda d’Urto, da Giorgio Rossetto, compagno torinese imputato nel processo.
Gli avvocati di compagne e compagni hanno poi chiesto a una giudice di “valutare l’opportunità di astenersi”. Si tratta di Emanuela Ciabatti, che aveva fatto parte del collegio che nel 2015 si pronunciò proprio nei confronti di Giorgio Rossetto in un’altro processo contro il movimento No Tav. La corte, però, ha respinto la richiesta. Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto è intervenuta Dana Lauriola, compagna del movimento No Tav imputata nel processo.
Oggi sulle frequenze di Radio Onda d’Urto anche:
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
13 Aprile 1919 - Il Massacro di Amritsar, in India







