Usa: a Minneapolis l'ICE uccide ancora. Monta la rabbia.
Le truppe di Trump anche alle Olimpiadi Milano-Cortina | Rojava: 11esimo anniversario dalla liberazione di Kobane, oggi silenzio mediatico sul massacro | E ancora: Palestina, Iran, Torino, Bologna...
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STATI UNITI - Nei minuti in cui scriviamo la newsletter di questa sera arrivano notizie oltre oceano circa una telefonata tra il presidente Trump e governatore del Minnesota Walz, per raggiungere un qualche tipo accordo sulla presenza delle truppe anti-migranti in Minnesota.
Il tutto a poche ore dall’udienza negli Usa, su richiesta dello stato del Minnesota, per emanare un’ordinanza restrittiva temporanea contro le attività dell’ICE.
Questo dopo i 10 colpi esplosi per uccidere l’infermiere 37enne Alex Pretti (in foto). Come testimoniato da nuovi video, ripresi oggi anche da media mainstream, la vittima impugnava un cellulare e non un’arma, al contrario di quanto sostenuto da Trump che cerca di scaricare le responsabilità sui “democratici che incoraggiano agitatori di sinistra a ostacolare le operazioni per arrestare i peggiori dei peggiori”, anche se poi successivamente in una intervista al Wall Street Journal ha aperto alla possibilità che l’ICE lasci Minneapolis.
A Minneapolis il clima resta di mobilitazione totale e generale, con inedite alleanze, come quella tra i manifestanti e la polizia locale e statale, vestita con gilet gialli per distinguersi dagli agenti federali; diverse le immagini che mostrano i poliziotti distribuire ai manifestanti caffè, cioccolata calda e biscotti, messi a disposizione dal Comune e dallo Stato del Minnesota, entrambi dem.
Secondo gli atti depositati dai legali del sindaco dem nell’udienza per il ritiro temporaneo di ICE, inoltre, da almeno una settimana invece di chiamare la polizia contro i manifestanti, i residenti chiamano la polizia a difesa dei manifestanti, per dare loro protezione in caso di arrivo dell’ICE, i federali mascherati e in antisommossa.
Secondo diversi osservatori però, l’amministrazione Trump è in caduta libera nei sondaggi e crescono le divisioni interne nel partito Repubblicano, preoccupati per le elezioni di metà mandato previste per novembre.
A questo articolo, su Radio Onda d’Urto, trovate le analisi di
Raffaella Baritono, docente di Storia e Istituzioni dell’America del Nord all’Università di Bologna. [Ascolta l’intervista]
Mario Maffi, già docente di Cultura Anglo-americana all’Università statale di Milano. [Ascolta l’intervista]
Martino Mazzonis, giornalista e americanista. [Ascolta l’intervista]
Dagli Stati Uniti all’Italia dove tra una decina di giorni, il 6 febbraio, Milano ospiterà – suo malgrado – l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano–Cortina.
“L'ICE sarà qui soltanto per controllare Vance e Rubio, ma solo in misura difensiva, ma io sono convinto che non succederà niente”. Lo annuncia il presidente lombardo Attilio Fontana, il primo esponente istituzionale a confermare la presenza in Italia della milizia trumpiana, cercando poi di fare retrofront nel corso del pomeriggio.
Le parole di Fontana hanno infatti provocato un corto circuito nella Lega, con tanto di nota ufficiale del Viminale, guidato da Piantedosi, per il quale “non ci sono ad oggi accordi di collaborazione sottoscritti per le Olimpiadi. Non risulta che agenti di Ice Usa vengano al seguito della delegazione Usa al fine di scortarla. La composizione non è stata ancora comunicata dalle loro autorità".
“Non è tollerabile che l’ICE metta piede in questo paese, che possa andare ad esporre i suoi emblemi, l’ICE in questo paese, in questa città non è, non è stata e non sarà mai benvenuta”
E’ netta la posizione del CIO, Comitato insostenibili olimpiadi, espressa da Alberto “Abo” Di Monte, a seguito delle parole del governatore della Lombardia Attilio Fontana,
“Questo ci conferma non solo l’intuizione di andare a costruire una vertenza ad ampio spettro contro e con l’occasione dell’appuntamento olimpico ma anche che continuare a seminare questo tipo di critica viva, attraverso proposte concrete di movimento, sia anche l’occasione comunque per rispondere colpo su colpo dicendo: attenzione, non è tollerabile che l’ICE metta piede in questo paese, che possa andare ad esporre i suoi emblemi, che impunemente possa passare questa legittimazione, normalizzazione di un meccanismo di squadre che si muovono in giro per il mondo ad esibire i muscoli.”
ROJAVA - 11 anni fa in Siria del Nord la liberazione di Kobane dall’Isis (a fondo newsletter la puntata di Storia di classe dedicata all’anniversario).
Oggi, la stessa zona è circondata e sotto attacco da parte dei miliziani di Al Jolani, in violazione continua del cessate il fuoco, prorogato nel week end per altri 14 giorni. Gli jihadisti tentano di sfondare le difese a sud e a est di Kobane, respinti per ora dalla resistenza FDS nonostante il taglio di acqua, elettricità e internet. Nel mirino i villaggi di Chalabiya e Kharab Ashk, dove 5 persone della stessa famiglia – i Bozan – sono morti e altrettanti feriti nei raid d’artiglieria sulla loro casa.
Nonostante questo le milizie jihadiste sono state ricacciate indietro, mentre dal cielo sono intervenuti, a loro supporto, droni e aerei senza pilota turchi. Attacchi pure contro Hesekeh, 300 km più a est. Qui 3 civili feriti da un drone nel villaggio di Al Safa, sotto attacco diretto dei mortai utilizzati dalle milizie di Damasco
Di fronte all’aggressione, il Comando generale delle YPG/YPJ ribadisce: “Le aree curde in Siria sono una linea rossa e combatteremo per difenderle fino all’ultimo combattente”, pur ribadendo “la disponibilità al dialogo per trovare una soluzione politica. Soluzione che al momento Damasco – eterodiretta da Ankara – non vuole.
La corrispondenza di una compagna internazionalista dal Rojava:
Oggi, l’esperienza del confederalismo democratico è a rischio.
“Il Confederalismo democratico è il tentativo di creare democrazia oltre lo Stato, in un’area in cui Stato significa violenza e prevaricazione. Ecco perché voglionio cancellare l’esperimento curdo”
sostiene su Radio Onda d’Urto Anna Irma Battino, giornalista free lance e autrice di un articolo dal titolo “L’ordine mondiale non tollera Kobane” pubblicato su Jacobin Italia. Qui articolo e intervista.
Nel frattempo, sabato 24 gennaio 2026 è partita anche dall’Italia la “Carovana dei popoli per difendere l’umanità”, direzione: Rojava, Siria del nord-est. Domenica 25 gennaio è arrivata a Belgrado. Da Belgrado l’aggiornamento con Lucia compagna italiana partita da Colonia in Germania.
Il viaggio della Carovana è accompagnato da una mobilitazione crescente. Decine le manifestazioni che si sono tenute nel fine settimana, in Italia e in Europa.
Oggi pomeriggio, lunedì 26 gennaio, a Milano, il presidio-corteo in Corso Sempione sotto la sede Rai per rompere il silenzio mediatico sul Rojava. Qui i collegamenti.
PALESTINA - Striscia di Gaza. 4 morti in 24 ore per gli attacchi israeliani, a cui aggiungere una mezza dozzina di feriti in particolare tra Gaza City, Al Bureji e Khan Younis. Dal cessate il fuoco mai rispettato da Israele l’11 ottobre, i palestinesi ammazzati direttamente dal fuoco sono 485, oltre a 1321 feriti e 713 corpi recuperati dalle macerie provocate dall’aggressione ininterrotta da parte di Tel Aviv.
A Gaza si continua a morire anche di fame, assenza di cure, ipotermia: una donna è morta a causa del freddo estremo nella sua tenda ad Al Mawasi. Gli abitanti della Striscia di Gaza soffrono per la mancanza di alloggi e di assistenza medica, nonché per la scarsità di combustibile per il riscaldamento, in un clima tempestoso, freddo e piovoso.
Cisgiordania occupata: feriti 5 palestinesi nel campo profughi di Balata, a est di Nablus. Raid anche a Kafr Aqab e Qalandiya, nord di Gerusalemme, con demolizioni e chiusure forzate di negozi e attività commerciali. Ci sono poi i coloni, scatenati, ora persino contro i...carabinieri italiani. Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano per quanto accaduto a due Carabinieri, in servizio al consolato generale di Gerusalemme, minacciati da un colono in Cisgiordania. I due erano in sopralluogo premissione degli ambasciatori Ue in un villaggio vicino Ramallah, quando sono stati minacciati di morte da un colono. Fucile in mano, il colono ha fatto inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore e ‘interrogati’, fino a quando è stato intimato loro di andarsene dal villaggio palestinese.
IRAN - A Teheran la situazione è di altissima tensione. Dentro il Paese perdura il blackout informativo ormai dall’8 gennaio, mentre si rincorrono numeri sempre più alti – ma non verificabili – sulle vittime della repressione contro la rivolta innescata da carovita, inflazione e svalutazione.
Fuori dall’Iran, gli Usa hanno spostato dal mar cinese al Golfo Persico la portaerei Lincoln, cacciatorpedinieri lanciamissili e caccia F-15, mentre si rincorrono voci su possibili attacchi diretti a eliminare Khamenei, la Guida suprema dei Pasdaran, che la Ue – su proposta italiana, di Tajani – vorrebbe dichiarare un’organizzazione terroristica. Di fronte a una situazione potenzialmente catastrofica, Teheran replica “qualsiasi attacco sarà considerato come una guerra totale contro di noi e risponderemo nel modo più duro possibile”.
L’intervista a Farian Sabahi, docente di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria e autrice di diversi libri sulla storia dell’Iran.
Oggi, sulle nostre frequenze, abbiamo anche parlato di
MIGRANTI - Il ciclone Harry che si è abbattuto sulle coste di Sicilia e Calabria, ha colpito anche diverse imbarcazioni con a bordo migranti che cercavano di raggiungere l’Europa. Si parla di almeno 200 morti. Ne abbiamo parlato qui
TORINO - Pullman da Brescia per la manifestazione nazionale a Torino, di sabato 31 gennaio, a seguito dello sgombero dello storico centro sociale Askatasuna. “Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali”. Tutte le informazioni per prenotare un posto in pullman qui
BOLOGNA - Oltre 2mila presenze e oltre 3mila persone collegate on line per 160 interventi in 2 giorni. Questi i numeri diffusi al termine dell’Assemblea Nazionale “O Re O Liberta’” che si è tenuta nel fine settimana a Bologna. Su Radio Onda d’Urto diverse voci per un report sulle due giornate
BAGNOLI (NA) - Protesta a Bagnoli, quartiere di Napoli, in merito alla cantierizzazione del territorio in vista della America’s Cup, la gara a vela in programma nel capoluogo campano. All’alba di questo lunedì 26 gennaio il blocco dei camion da parte di cittadini e comitati che chiedono bonifiche, tutela di spiaggia e bosco. Articolo e interviste qui
BRESCIA - Mercoledì 28 gennaio, presso la biblioteca sociale del Porto delle Culture di Brescia, si svolgerà un incontro dedicato a scuola e diritti delle persone LGBTQI+ organizzato dal collettivo Assenze Ingiustificate. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il punto sull’iniziativa, e sui temi che verranno affrontati, con Rachele Bosio del collettivo Assenze Ingiustificate
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
26 Gennaio 2015 - Liberazione di Kobane:








