Usa-Israele attaccano l'Iran. Un intero pezzo di mondo è in fiamme.
Analisi su Radio Onda d'Urto | Bologna: sgombero violento al Pilastro, 3 persone arrestate | 8 marzo: verso sciopero transfemminista di Non Una di Meno; intervista alle Fucksia in concerto a Brescia
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IRAN - Iniziamo la newsletter di questo lunedì partendo da quanto accaduto nel weekend: un intero quadrante del mondo è stato gettato nel caos dall’aggressione militare Usa – Israele contro l’Iran, partita il 28 febbraio 2026.
Con il passare delle ore, emerge chiaramente come non vi sia nessuna strategia complessiva (nemmeno di ridisegno imperialista in senso classico) a Washington e Tel Aviv, se non uno sfoggio brutale e gangsteristico di potenza militare. Obiettivo: generare caos incontrollato e indiscriminato, in modo da poter incassare – tra le macerie – i propri dividendi politici, strategici e anche economici.
Almeno 555 persone sono state uccise dall’inizio dei bombardamenti scagliati da Tel Aviv e Washington contro 131 contee dell’Iran. Ad affermarlo oggi la Mezzaluna Rossa iraniana, secondo le prime stime parziali, ma il numero delle vittime civili è destinato ad aumentare di ora in ora: centinaia le bombe lanciate nuovamente da Israele in queste ore contro l’Iran.
Oltre 4mila, in totale, le munizioni sganciate da Israele e Stati Uniti in meno di 48 ore. Teheran, una città da 10 milioni di abitanti, è ora senza corrente elettrica. Forti esplosioni sono state udite anche nella zona vicina a un impianto nucleare e a una base aerea nella città centrale iraniana di Isfahan. In mattinata il Capo dell’agenzia per l’energia atomica Rafael Grossi aveva lanciato l’allarme su una “possibile fuoriuscita radiologica con gravi conseguenze”, in seguito agli attacchi Usa-Israele sui siti nucleari dell’Iran.
Fuori dall’Iran solo oggi esplosioni a Gerusalemme, Tel Aviv, Dubai, Abu Dhabi, Doha, Bahrein (un morto), Kuwait, Erbil e pure Cipro, con un drone finito sulla pista d’atterraggio della base militare britannica di Akrotiri. Vicino a un’altra base, stavolta Usa, abbattuti 3 F-15 americani. A colpirli il fuoco amico, quello della contraerea del Kuwait. Feriti ma non gravi i 6 piloti a bordo, mentre il Pentagono parla, da sabato a oggi, di 4 morti tra i propri militari.
Per Trump, la spinta è soprattutto quella di piegare la bilancia commerciale Usa, sfruttando la leva dei prezzi energetici, da fare pagare ai Paesi Ue. Chiuso lo stretto di Hormuz dove transitano le navi che trasportano petrolio e gas. Schizzano in Europa i prezzi del gas all’ingrosso: il future sul metano ha chiuso ad Amsterdam con un boom del 39% a 44,5 euro al Megawattora. Bruciati 314 miliardi di euro europei, con un calo dell’1,65% dello Stoxx 600, l’indice dei principali titoli del Vecchio Continente. Utili da record, invece, per i padroni della guerra, tra cui l’azienda produttrice di armi italiana Leonardo.
L’intervento di Marco Bersani, coalizione Stop ReArm Europe e fondatore di Attac Italia.
Per Netayahu in ballo, come già per il genocidio in corso da 2 anni e mezzo in Palestina, c’è la sopravvivenza politica, inseguendo il sogno colonico della Grande Israele.
LIBANO - È ciò che sta accadendo anche in Libano: strage di civili per mano israeliana; migliaia di persone in strada a Beirut e nel sud del Libano per fuggire dagli attacchi israeliani contro la capitale. L’esercito israeliano ‘non esclude’ un’invasione di terra, che per ora non conferma. Annunciata invece l’uccisione di Naim Qassem, da ottobre a capo di Hebzollah, mentre il governo libanese, per la prima volta nella storia, ha formalmente vietato “ogni attività militare di Hezbollah”.
Da Beirut, Libano, la corrispondenza con Mauro Pompili, giornalista freelance e nostro collaboratore.
A questo proposito la professoressa Rosita Di Peri, docente di Storia del Medioriente all’Università degli studi di Torino, intervistata a Radio Onda d’Urto non ritiene che
“l’opzione dell’invasione di terra possa portare ad uno sradicamento di Hezbollah, tra l’altro il Libano non è Gaza, quindi l’invasione di terra del Libano in un territorio anche impervio e più vasto come quello del Sud del Libano, per non parlare dell’intero paese, porterebbe ad una guerra di logoramento e combattuta con mezzi anche non convenzionali da parte delle forze di Hezbollah, in cui Israele potrebbe impantanarsi anche per anni.”
Quale vantaggio potrebbe quindi avere Israele a tentare un’operazione di terra?
“Quello di avviare un processo che potrebbe condurlo forse tra 3-4 anni ad occupare non tutto il Libano naturalmente ma a posizionarsi al di sotto della linea del fiume Litani che è sempre stato uno degli obiettivi dichiarati da Israele per accaparrarsi la porzione meridionale del Libano, sradicare il Partito di Dio e poi costruire un rapporto con uno stato a quel punto vassallo.”
PALESTINA - Dal Libano alla Palestina: in Cisgiordania 5 feriti per le incursioni militari israeliane attorno a Nablus e a Qalandia. 2 morti per i raid israeliani invece a Jabalia, nord di Gaza, dove tutti i valichi di accesso restano chiusi, ha detto il Cogat, l’ente del ministero della Difesa israeliano, che non comunica alcuna data per la riapertura, anche per i funzionari internazionali. Da sabato a oggi dentro la Striscia i prezzi dei generi alimentari sono raddoppiati nei mercati locali. Le persone fanno scorte, mentre le Nazioni Unite denunciano che già a febbraio le razioni umanitarie erano state dimezzate “perché non ci sono forniture sufficienti”.
BOLOGNA - Sgombero di polizia contro i residenti del quartiere Pilastro di Bologna, in mobilitazione da dicembre contro gli abbattimenti di alberi nel parco Mitilini Moneta Stefanini, vittima di un nuovo progetto di “riqualificazione” voluto dal Comune felsineo.
Una decina di camionette ha invaso il parco e altrettante hanno militarizzato tutte le vie d’accesso. Al presidio una quarantina di persone, tirate fuori fisicamente dalle tende. Lo stesso per le persone che dormivano sopra gli alberi per impedire l’abbattimento.
Stamattina pesante il bilancio: 6 persone in Questura, tre delle quali tratte in arresto, e una ferita, con l’arrivo dell’ambulanza al parco. Presidi nel pomeriggio di lunedì sotto Questura e Comune. In serata un’assemblea cittadina al parco del Pilastro, domani mattina iniziativa davanti al carcere della Dozza.
Gli aggiornamenti con Laura, del Comitato Mu.Basta.
VIOLENZA DI GENERE - L’8 e 9 marzo, per il decimo anno consecutivo, Non Una di Meno chiama alla mobilitazione e allo sciopero femminista e transfemminista globale.
Uno sciopero politico produttivo, riproduttivo, dai consumi e dai generi che, quest’anno, si articolerà attraverso due giornate di mobilitazione: se lunedì 9 marzo sarà infatti il giorno dello sciopero vero e proprio, domenica 8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione diffusa su tutto il territorio nazionale.
“Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile” – scrive Non Una di Meno nel lungo comunicato di indizione (disponibile qui), ribadendo che – “La violenza non è un’emergenza. È un sistema, è strutturale“.
Come sempre, la mobilitazione femminista e transfemminista dell’8 marzo porterà con sè moltissime istanze e rivendicazioni che, semplificando, possiamo dire correre lungo gli assi tematici e le intersezioni tra genere, razza e classe, mettendo al centro la violenza quale elemento strutturale della società capitalistica in cui viviamo. Un discorso complesso che si intreccia inevitabilmente con l’attualità, le nuove guerre coloniali, il genocidio in Palestina e le più recenti politiche di riarmo, ma anche, a livello nazionale, con le istanze della mobilitazione permanente contro il ddl Bongiorno.
“Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento – continua Non Una di Meno nell’appello – è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori”.
Radio Onda d’Urto ha fatto un quadro generale delle istanze e della cornice politica di queste due giornate di lotta transfemminista con Elena di Non Una di Meno Milano, con cui abbiamo approfondito anche le iniziative messe in campo sul territorio milanese e i contorni del processo di costruzione che le hanno generate.
Per capire i contorni della piazza bolognese, abbiamo intervistato Edda di Non Una di Meno Bologna.
Ancora lotta transfemminista, venendo a Brescia.
Fucksia in concerto in città. La band italobrasialiana sarà presente sul palco del CSA Magazzino 47 domenica 8 marzo, al termine della giornata di lotta e mobilitazione nazionale promossa da Non Una Di Meno contro la violenza patriarcale, e verso lo sciopero di lunedì 9 marzo.
Il concerto del gruppo musicale transfemminista previsto per domenica in via Industriale, Brescia, rientra nelle due giornate di iniziative e appuntamenti di piazza organizzati da realtà di movimento e collettivi bresciani:
domenica 8 marzo il “corteo transfemminista” di Non Una di Meno Brescia (ore 15.30 appuntamento in Piazzetta Bell’Italia), e poi in serata in concerto delle Fucksia (ore 20.30 al CSA Magazzino 47) con lo slogan “L8SEMPRE”;
lunedì 9 marzo, poi, lo sciopero con studenti e studentesse del Collettivo Onda Studentesca, con appuntamento alle 8.30 del mattino alla Stazione FS di Brescia “contro la violenza patriarcale”; alle 13.00 il pranzo sociale al CSA Magazzino 47 e alle 15.00 l’assemblea pubblica per parlare di “patriarcato, di come si insinua nelle nostre vite, nelle scuole e nelle università, controllando corpi e parole”, scrive il collettivo COS.
Il trio delle Fucksia, transfemministe e queer, è composto da Mariana Mona Oliboni, Marzia Stano e Poppy Pellegrini. Laura Pescatori, della redazione culturale di Radio Onda d’Urto, le ha intervistate.
Oggi, su Radio Onda d’Urto, trovi anche
CARCERE - ““Nel vecchio padiglione della Casa circondariale di Pavia le docce sono verdi di muffa, l’aria è irrespirabile, i muri scrostati”. Il racconto dell’eurodeputata Ilaria Salis (AVS) ai microfoni di Radio Onda d’Urto, che oggi ha fatto un’ispezione a sopresa nel carcere pavese.
SPAZI SOCIALI - Il 2 marzo 2012, quattordicianni fa, nel quartiere Isola di Milano, veniva occupato uno spazio abbandonato da anni in uno degli ultimi caseggiati popolari del quartiere: nasceva così Piano Terra. Ne parliamo con Elio Catania, nostro collaboratore da Milano e di Off Topic, uno dei gruppi che, dal 2012, anima Piano Terra.
DIRITTO ALLA CASA - Nella città di Bergamo “sono già 19 i senzatetto morti: una vergogna nazionale. Bergamo è una città per ricchi, in cui le differenze sociali sono esplose”. La denuncia arriva da Rifondazione Comunista. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Ezio Locatelli, segretario provinciale orobico di PRC.
A chiudere, l’appuntamento con Storia di Classe:
Pochi minuti, ogni giorno, per ripercorrere la storia (la “nostra” storia). Un evento storico, una mobilitazione politica, una rivolta, una lotta, tornando indietro nel tempo per conoscere la storia dei movimenti operai, di classe e rivoluzionari.
2 marzo 2001 - Cariche in Corsetto Sant’Agata a Brescia:








